Gattini e riproduzione dell’Orientale a pelo corto

Foto: Daly69 · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Le domande da fare a chi alleva
Su questa razza le domande utili sono poche e specifiche. La prima riguarda l’atrofia progressiva della retina legata alla variante rdAc: qui il test genetico esiste e distingue sani, portatori e malati, quindi un allevamento serio lo ha fatto sui riproduttori e mostra i referti. La trasmissione è autosomica recessiva, il che significa che due portatori non vanno mai accoppiati fra loro, mentre un portatore abbinato a un soggetto negativo non produce gattini malati.
La seconda domanda riguarda l’amiloidosi, per la quale un test di routine non c’è: qui conta la conoscenza della linea, cioè sapere quali soggetti sono morti, a che età e per che cosa. Un allevatore che liquida l’argomento sta raccontando metà della storia. La terza è la più rivelatrice e non riguarda la salute: come sono i genitori dal punto di vista del comportamento, quanto sono vocali, come reagiscono agli estranei. Vedere gli adulti dice più di qualunque descrizione.
Colori, siamesi nascosti e pedigree
La genetica del colore in questa razza produce sorprese che vale la pena capire prima di firmare. Il colourpoint dipende da un allele recessivo: un orientale che lo porta senza mostrarlo, accoppiato con un altro portatore o con un siamese, può generare gattini colourpoint a tutti gli effetti. Sono soggetti perfettamente sani, registrati in genere come varianti, e la loro comparsa in una cucciolata non è un incidente né la prova di un incrocio irregolare.
Il pedigree serve proprio a questo: dice da dove viene il gatto e permette di risalire alle linee, non certifica la salute. Il documento non sostituisce i referti, e un cucciolo venduto senza pedigree ma con una bella storia è quasi sempre un gatto senza controlli alle spalle. Vanno chiesti anche il libretto sanitario con vaccinazioni e sverminazioni e la conferma che il calendario vaccinale della prima età sia stato completato prima della cessione.
Le settimane che costruiscono il carattere
La finestra sensibile per la socializzazione del gatto è molto precoce e si chiude presto. Un gattino che in quelle settimane non incontra persone diverse, rumori domestici, superfici, altri animali e brevi manipolazioni resterà più diffidente per tutta la vita, e nessun lavoro successivo recupera del tutto il ritardo. Significa che la parte più importante dell’educazione avviene prima che il gatto entri nella casa nuova, e dipende da chi lo alleva più che da chi lo compra.
Un allevamento serio tiene i cuccioli in casa, in mezzo al traffico domestico, li abitua all’aspirapolvere, alle mani, alla spazzola e a un trasportino lasciato aperto, e non li cede prima che siano svezzati e vaccinati. Vale la pena chiedere di vedere la madre e l’ambiente in cui i gattini vivono, non solo i cuccioli in braccio. I riferimenti sulle prime settimane sono in la socializzazione del gattino e in lo svezzamento del gattino.
I primi giorni a casa e la sterilizzazione
Nei primi giorni conviene limitare lo spazio a una stanza con tutte le risorse e allargarlo gradualmente, tenendo la lettiera lontana dalla ciotola e usando lo stesso substrato dell’allevamento per non sommare due cambiamenti. Una cuccia nido morbida in un angolo tranquillo aiuta più di qualunque struttura elaborata. In una razza così sociale, le prime notti sono quasi sempre rumorose: rispondere a ogni richiamo insegna al gattino che il richiamo funziona.
Sulla sterilizzazione le linee guida veterinarie sulle fasi di vita sono chiare su un punto pratico: è un fattore di rischio per l’obesità, in particolare nei maschi, e conviene valutare una riduzione dell’apporto energetico subito dopo l’intervento invece di aspettare il controllo annuale. Un gatto sterilizzato non è condannato a ingrassare, ingrassa se continua a ricevere le quantità di prima. Tempi, rischi e recupero sono descritti in la sterilizzazione del gatto.