Thai: la vita in appartamento

Foto: Phaithai Cattery · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Una casa si misura in occasioni, non in metri quadri
Un Thai vive benissimo in sessanta metri quadri e vive male in una villa vuota: quello che conta è il numero di cose che può fare da solo nell’arco di una giornata. Le linee guida AAFP e ISFM sui bisogni ambientali del gatto lo traducono in cinque pilastri, e il più concreto è il secondo, cioè risorse chiave multiple e separate. Cibo, acqua, lettiere e cucce vanno distribuiti in punti diversi della casa, non allineati nello stesso angolo del corridoio come succede quasi ovunque.
Le stesse linee guida quantificano il minimo: due posti dove dormire, due dove mangiare, due dove fare i bisogni. In un bilocale sembrano troppi finché si continua a ragionare sul pavimento, mentre la casa si allarga verso l’alto: la sommità di una libreria sgomberata e un ripiano sopra un mobile valgono quanto una stanza in più, e non costano niente. Come si organizza il resto vale per qualunque gatto ed è raccolto in il gatto in appartamento; con un Thai cambia soltanto il margine di errore, che è più stretto.
Salire, guardare fuori, e farlo in sicurezza
Il punto elevato non è un lusso: serve al gatto per controllare l’ambiente ed è il primo dei pilastri, quello del luogo sicuro. Per un Thai la destinazione preferita è quasi sempre davanti a un vetro, e un albero stabile da 143 centimetri accanto alla finestra concentra osservatorio, cuccia e superficie da grattare in un ingombro solo. Il criterio d’acquisto è banale e viene ignorato di continuo: la piattaforma deve contenere un adulto sdraiato e la struttura non deve oscillare all’atterraggio.
Dove il pavimento è già occupato la soluzione sono le mensole a parete, che costruiscono un percorso vero purché i tasselli siano adatti al muro e i dislivelli restino corti. Un set di mensole per gatti funziona se si pensa anche alla discesa, che per un gatto è la parte difficile. Se le finestre si aprono serve una rete a maglie strette: nessun gatto misura il vuoto mentre segue un piccione, e i reparti veterinari registrano le cadute dai piani alti puntualmente a ogni primo caldo di primavera.
Lettiera: misura, numero e posizione
La regola pratica resta una vaschetta per gatto più una, in stanze diverse e non affiancate, perché due lettiere vicine per il gatto contano come una sola. La misura conta più del modello: la vaschetta va lunga almeno una volta e mezza il gatto senza la coda, il che significa quasi sempre uscire dagli scaffali dedicati e usare una cassetta sottoletto. La maggior parte dei gatti preferisce substrati fini e non profumati, con tre o quattro centimetri di spessore.
I cambi vanno fatti mescolando il nuovo al vecchio per qualche giorno, perché un cambio brusco è una delle ragioni più comuni di rifiuto: vale sia per la sabbia sia per la posizione. Una lettiera vegetale da 20 litri si porta su per le scale con meno fatica e solleva meno polvere, ammesso che il gatto la approvi. Se la vaschetta viene abbandonata, la causa è quasi sempre ambientale o sanitaria e non caratteriale: l’elenco completo è in perché il gatto non usa la lettiera.
Un gatto che cerca il caldo, e l’estate che rovescia il problema
Il pelo del Thai è corto e con pochissimo sottopelo, quindi disperde calore più di un gatto comune e passa l’inverno a inseguire le fonti calde: il termosifone, il computer portatile, il letto sotto le coperte, il quadrato di sole che si sposta sul pavimento. Non serve comprare molto, serve offrire scelta. Un’amaca da termosifone occupa zero spazio a terra e risolve gran parte delle richieste da novembre a marzo, mentre due o tre superfici a temperature diverse valgono più di una cuccia perfetta.
D’estate il problema si rovescia e viene sottovalutato proprio perché il gatto è magro e attivo. Un appartamento chiuso al sole diventa una scatola calda, e un animale che si stende sul pavimento fresco, respira a bocca aperta o smette di mangiare sta già dando segnali. Che cosa succede quando la temperatura sale, quali sono i segni da riconoscere e a che punto la situazione diventa un’emergenza è descritto in il gatto e il caldo, e riguarda anche i gatti che vivono soltanto in casa.