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Cura del pelo e salute del Maine Coon

Maine Coon crema seduto all'aperto al tramonto

Foto: Bozma88 · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Un pelo semilungo che si annoda dove non si vede

La CFA descrive il mantello come pesante e ispido, più corto sulle spalle e più lungo su pancia e culotte, di tessitura serica, e raccomanda di pettinare due o tre volte alla settimana. La frequenza non è un dettaglio estetico: il sottopelo si compatta prima nelle zone di attrito, cioè ascelle, inguine, dietro le orecchie e alla base della coda, dove la mano non arriva e l’occhio non guarda. I nodi nascono dove il gatto non arriva, non dove il pelo è più lungo.

Servono un pettine a denti larghi per aprire e uno più fitto per rifinire; le spazzole a setole passano sopra il problema senza risolverlo. Un set pettine e spazzola per gatti basta e avanza, purché venga usato con regolarità. Nei cambi di stagione la perdita aumenta ed è normale, mentre una caduta a chiazze o accompagnata da croste non lo è: le cause sono le stesse di quando il gatto perde il pelo in qualunque razza e vanno viste dal veterinario.

Un mantello lungo significa anche più pelo ingerito. Vomito occasionale con boli è comune, vomito frequente non lo è, e la distinzione conta perché il secondo caso spesso non c’entra con il pelo: la casistica è riassunta in i boli di pelo nel gatto. Pettinare bene resta il modo più efficace di ridurre la quantità che finisce nello stomaco, e ha il vantaggio di far scoprire noduli, croste e zone dolenti settimana per settimana.

Cardiomiopatia ipertrofica e il test MYBPC3

La cardiomiopatia ipertrofica è la malattia cardiaca più comune del gatto secondo il Cornell Feline Health Center, e il Maine Coon è fra le razze predisposte. Il muscolo del ventricolo sinistro si ispessisce, la camera si riduce, e per molto tempo non si vede niente. Quando i segni arrivano sono quelli dello scompenso, respiro affannoso o a bocca aperta e abbattimento, oppure quelli di un tromboembolo, con dolore acuto o paralisi del treno posteriore. La diagnosi si fa con l’ecocardiografia, non con l’auscultazione e non con un esame del sangue.

Nel Maine Coon esiste una variante genetica descritta, la mutazione A31P del gene MYBPC3, che il laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis testa da anni. La trasmissione è autosomica dominante a penetranza incompleta: un gatto con una copia risulta 1,8 volte più a rischio di sviluppare la malattia, uno con due copie 18 volte. Il consensus ACVIM del 2020 raccomanda il test nei riproduttori di Maine Coon e Ragdoll, sconsiglia di far riprodurre gli omozigoti e ammette l’accoppiamento degli eterozigoti solo con soggetti negativi.

Qui sta il punto che nessun annuncio scrive: un test negativo non esclude la malattia. La stessa UC Davis è esplicita nel dire che la mutazione A31P non è l’unica causa di HCM nella razza e che le altre non sono note; negli studi citati l’incidenza di HCM è risultata del 5,4% sia nei gatti negativi sia in quelli portatori della variante. Per questo un allevamento serio non si limita al DNA: sottopone i riproduttori a ecocardiografia periodica fatta da un cardiologo, e mostra i referti.

Displasia dell’anca: una radiografia, non un’opinione

La displasia dell’anca esiste anche nel gatto ed è particolarmente documentata proprio nel Maine Coon. Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2019 sui dati del programma di screening svedese PawPeds ha analizzato le radiografie di 5.038 soggetti: il 37,4% mostrava segni radiografici di displasia, con circa il 22% di forme lievi, il 12% moderate e il 4% gravi, senza differenze rilevanti fra maschi e femmine. L’ereditabilità stimata è risultata pari a 0,36, un valore paragonabile a quello del cane.

Il programma prevede una proiezione ventrodorsale valutata su una scala da 0 a 3 da un unico specialista, e raccomandazioni di accoppiamento chiare: i soggetti con punteggio 2 o 3 non vanno riprodotti, quelli con punteggio 1 solo con partner a anche normali. Una radiografia vale più di dieci rassicurazioni. Chiederla non è un’offesa all’allevatore: è la stessa cosa che si fa da decenni per le razze canine di taglia grande.

Nel gatto adulto la displasia può restare silenziosa a lungo e poi manifestarsi come rigidità, salti evitati, difficoltà a entrare in una lettiera con i bordi alti. Sono gli stessi segnali che si imparano a leggere parlando di artrosi del gatto, e vanno presi sul serio perché il gatto non zoppica quasi mai in modo evidente. Rendere la casa più accessibile aiuta: rampe di accesso ai punti alti, lettiere con un lato basso e una cuccia morbida e lavabile a terra invece che in cima all’armadio.

Atrofia muscolare spinale e le altre voci del libretto

L’atrofia muscolare spinale è una malattia neurologica ereditaria descritta nel Maine Coon. La UC Davis la riconduce a una delezione di circa 140 kilobasi sul cromosoma 1 che coinvolge il gene LIX1, essenziale per la sopravvivenza dei motoneuroni. La trasmissione è autosomica recessiva: servono due copie perché il gatto sia malato, e un portatore con una sola copia non ha sintomi ma trasmette la variante a circa metà dei figli. I segni compaiono verso i tre o quattro mesi, con andatura instabile e postura anomala.

La perdita di motoneuroni del midollo spinale porta all’atrofia dei muscoli del posteriore, ma la malattia non è dolorosa né mortale, e un gatto colpito può vivere bene in casa con qualche accorgimento. Il test genetico distingue con precisione i soggetti sani, i portatori e i malati, quindi si elimina in una sola generazione: basta non accoppiare mai due portatori. Un allevamento serio testa, e i risultati sono documenti, non promesse.

Alla lista vanno aggiunte due voci che non sono esclusive della razza ma la riguardano. La malattia del rene policistico, legata al gene PKD1, viene testata anche nel Maine Coon perché la variante è stata rilevata al di fuori dei persiani. E la polidattilia, che nella razza è comune e benigna, ha comunque una base genetica eterogenea. Su tutto il resto valgono le regole di qualunque gatto: profilo vaccinale aggiornato, controlli annuali, attenzione al peso e visite più ravvicinate dopo i sette anni.

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