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Origine e storia del Maine Coon

Maine Coon crema seduto all'aperto al tramonto

Foto: Bozma88 · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Una razza nata nel New England senza un progetto

Il Maine Coon non è stato disegnato a tavolino. Si è formato da solo nel nord-est degli Stati Uniti, dall’incontro fra i gatti a pelo corto arrivati con i coloni e i gatti a pelo lungo che i marinai sbarcavano nei porti. La Cat Fanciers’ Association racconta una selezione fatta dal clima prima che dagli allevatori: sopravvivevano i soggetti capaci di reggere gli inverni del Maine, e da quelli nasceva la generazione successiva. Il mantello impermeabile viene dalla selezione naturale, non da una scelta estetica fatta in esposizione.

Questa origine spiega molto del gatto di oggi. Il pelo è più corto sulle spalle e più lungo su pancia e culotte, perché doveva coprire dove il freddo arriva davvero senza impigliarsi nella neve. Zampe e orecchie sono ben provviste di ciuffi, la struttura è rettangolare e pesante, il torace largo. Chi lo cura una volta alla settimana con un pettine per pelo semilungo se ne accorge subito: dietro le orecchie e sotto le ascelle il sottopelo si infeltrisce molto prima che sulla schiena.

Maria Antonietta, il procione e la lince: tre leggende

Attorno alla razza circolano tre storie che vale la pena smontare. La prima vuole che il capitano Samuel Clough avesse organizzato la fuga di Maria Antonietta verso il Maine e che, fallito il piano, sulla nave Sally fossero rimasti sei gatti a pelo lungo della regina. La seconda parla di un capitano inglese di nome Coon che girava la costa con i suoi gatti, e da cui verrebbe il nome. La terza è la più diffusa: l’incrocio con il procione o con la lince rossa.

La CFA archivia l’ultima come geneticamente impossibile, perché quelle specie non si ibridano con il gatto domestico. Le orecchie a ciuffo hanno alimentato l’equivoco, insieme alla coda folta e al nome stesso della razza. Le prime due restano racconti senza documenti: piacevoli, ripetuti ovunque, mai verificati. Sapere che l’origine è banale, cioè fatta di navi mercantili e di inverni duri, non toglie niente al gatto. Toglie solo la patina che gli annunci di vendita usano ancora oggi per giustificare i prezzi.

Cosey, 1895: il trionfo e poi la scomparsa

Il Maine Coon è stato il primo gatto da esposizione americano. Negli anni Sessanta dell’Ottocento gli allevatori del posto lo portavano alla fiera di Skowhegan, nel 1878 una dozzina di soggetti gareggiava a Boston, e nel maggio 1895 al Madison Square Garden di New York una femmina brown tabby di nome Cosey, di proprietà della signora Fred Brown, vinse il best in show fra 176 animali iscritti, ocelot e civette comprese. Il premio era un collare d’argento con medaglia, inciso «National Cat Show, 1895, Won By Cosey».

Il collare è riemerso nel 1990 in un negozio di antiquariato del New Jersey ed è oggi esposto al Feline Historical Museum di Alliance, in Ohio. Nel frattempo la razza era quasi sparita: fra le due guerre il gusto del pubblico si era spostato sui persiani e sugli angora, e negli anni Cinquanta il Maine Coon veniva dato per estinto nei circuiti espositivi. Il gatto continuò a esistere nelle fattorie, semplicemente smise di interessare chi organizzava le mostre.

La rinascita e il gatto di Stato

Il recupero parte dal Central Maine Cat Club, che negli anni Cinquanta tiene i registri e organizza esposizioni quando nessun’altra associazione lo fa. Dal 1968 un gruppo di allevatori lavora al riconoscimento ufficiale: status provvisorio nel 1975, campionato CFA nel 1976 e FIFe nel 1982. Nel 1985 il Maine ne fa il proprio gatto di Stato con una riga di legge, il Title 1 §217, che si limita a dire che il gatto dello Stato è il Maine Coon.

Da lì la parabola si rovescia. Nella classifica CFA per il 2026 il Maine Coon è la razza più registrata, al primo posto per il secondo anno consecutivo, davanti a ragdoll e persiano. È un successo che porta con sé un problema pratico: la domanda alta attira chi alleva senza test genetici. Chi lo sceglie oggi lo prende per vivere in casa, e una struttura come un albero per gatti da 143 cm conta più della leggenda, come vale per il gatto in appartamento in generale.

Vale anche la pena sfatare l’ultimo luogo comune, quello sulla longevità: un gatto grande non vive necessariamente meno di uno piccolo, e le medie di razza pubblicate online sono quasi sempre stime di allevatori. I dati affidabili sulla durata della vita del gatto vengono dalle casistiche veterinarie, non dai forum, come si vede raccogliendo i numeri su quanto vive un gatto. Sul Maine Coon pesano invece patologie ereditarie precise, ed è su quelle che si gioca la differenza fra un allevamento e l’altro.

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