Gioco e stimoli consigliati per il Tonkinese

Foto: Angela Thomas from Sydney, NSW, Australia · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons
La sequenza di caccia va completata
Il gioco del gatto non è sfogo di energia, è una sequenza predatoria: individuare, avvicinarsi, inseguire, afferrare, uccidere, mangiare. Se la sequenza si interrompe a metà il gatto resta attivato invece di rilassarsi, ed è la ragione per cui una sessione con il puntatore laser lascia spesso un animale più agitato di prima. Con una bacchetta con piume si può invece chiudere il ciclo: si lascia afferrare la preda, si concede la presa e si finisce con qualche crocchetta.
Il ritmo giusto per un tonkinese sono due sessioni al giorno da dieci-quindici minuti, non una lunga. La durata conta meno della frequenza, perché il gatto è costruito per attacchi brevi e ripetuti e dopo un quarto d’ora perde interesse comunque. La sera è il momento più utile: una sessione intensa seguita dall’ultimo pasto sposta il picco di attività prima del sonno della famiglia, e riduce le corse notturne descritte in perché il gatto corre di notte.
Il riporto e i giochi che si fanno in due
Il tonkinese è una delle razze che riportano gli oggetti con più costanza: lancia una pallina di carta e in molti soggetti torna indietro senza che nessuno abbia insegnato niente. Non è obbedienza, è la sequenza di caccia che si chiude con il ritorno alla base, un comportamento che nel gatto selvatico ha senso quando la preda va portata in un posto sicuro. Il modo di rinforzarlo è semplice: rilanciare subito, senza chiedere nulla in cambio.
Vale la pena assecondare l’abitudine perché costa poco ed è l’unico gioco che funziona anche quando sei stanco: si lancia da seduti. Il significato del gatto che porta oggetti alle persone, e la differenza rispetto al gatto che porta prede vere, è spiegato in perché il gatto mi porta i giochi. Con questa razza il rischio non è che non giochi, è che chieda di giocare a orari che non ti tornano.
Che cosa lasciare per le ore da solo
Le sessioni con le persone coprono venti minuti su ventiquattro ore, il resto va organizzato perché funzioni senza di te. Una palla automatica che si muove da sola a intermittenza, un tunnel di stoffa lasciato aperto in corridoio, una postazione alta davanti a una finestra con traffico di uccelli: sono stimoli che si attivano quando il gatto decide, non quando decidi tu. La rotazione conta più della quantità: pochi oggetti che spariscono e riappaiono restano interessanti, dieci giochi sempre a terra diventano arredamento.
Il cibo è lo stimolo migliore perché ha una motivazione forte e naturale. Nascondere porzioni della razione secca in punti diversi, dentro scatole di cartone o su ripiani a diverse altezze, trasforma la giornata in una serie di ricerche brevi e obbliga il gatto a muoversi per mangiare. È la stessa logica dell’arricchimento ambientale, e in una razza che soffre la solitudine è la mezza soluzione che si può mettere in pratica davvero, senza aspettarsi che sostituisca la compagnia.
Olfatto, erba gatta e il gatto che smette di giocare
La stimolazione olfattiva è la più trascurata e la più economica. Le foglie di erba gatta sfregate su un tiragraffi o chiuse in un giocattolo producono una reazione tipica di rotolamento e sfregamento che dura pochi minuti, seguita da un periodo di indifferenza: offrirla una o due volte a settimana la mantiene efficace. Una parte dei gatti non risponde affatto perché la sensibilità è ereditaria, e non c’è niente da correggere.
Anche una scatola di cartone nuova, un sacchetto di carta o un oggetto rientrato da fuori sono novità olfattive che valgono quanto un gioco comprato. Un tonkinese che smette di giocare, invece, è un segnale da prendere sul serio: in una razza così vivace il disinteresse improvviso può indicare dolore, obesità o depressione da solitudine, e le cause da escludere una alla volta sono elencate in perché il gatto non gioca.