Bombay: la vita in appartamento

Foto: Nickolas Titkov from Moscow, Russian Federation · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons
Un gatto nero da tenere in casa, e non solo per il traffico
Il bombay è una razza da interni per tre motivi che si sommano. È fiduciosa con gli sconosciuti e non ha nessuna prudenza verso chi si avvicina, è rara e quindi appetibile, ed è nera, cioè quasi invisibile al crepuscolo e di notte, che è l’orario in cui i gatti si muovono di più. Un gatto nero non si vede in strada, e questa è una considerazione pratica prima ancora che una precauzione generica sulla vita all’aperto.
In casa la stessa caratteristica produce un effetto più banale: lo si calpesta. Un bombay addormentato su un tappeto scuro o sulla soglia di una porta sparisce completamente, e vale la pena prenderci l’abitudine, soprattutto di notte. Per il resto le esigenze sono quelle di qualunque gatto in appartamento, con la differenza che questa razza segue le persone da una stanza all’altra invece di scegliersi un angolo, come descritto in il gatto in appartamento.
Il freddo: un pelo cortissimo e nessun sottopelo
È l’aspetto che chi arriva da un gatto europeo o da un persiano sottovaluta sempre. Il mantello del bombay è corto, sottile e aderente, privo del sottopelo che isola la maggior parte dei gatti, e la conseguenza è che d’inverno il gatto cerca calore in modo sistematico: il grembo, il letto, il termosifone, il computer acceso, un altro animale. Non è solo affetto, è anche termoregolazione, e trattarlo come una richiesta di coccole racconta metà della storia.
La contromisura è offrire alternative calde e stabili invece di lasciarlo negoziare ogni sera. Un’amaca da termosifone occupa uno spazio che non serve a nessun altro ed è quasi sempre il primo posto che sceglie, mentre una cuccia a ciambella da 50 centimetri con i bordi alti trattiene il calore corporeo molto meglio di un cuscino piatto. Vanno messe dove sta la famiglia, perché un bombay preferisce dormire scomodo in mezzo a voi che comodo da solo.
Il sole dietro la finestra e il pelo che arrugginisce
Il posto preferito di questa razza è il quadrato di sole sul pavimento, e un mantello nero lo sfrutta meglio di qualunque altro colore perché assorbe più calore. È un’ottima notizia in inverno e una da gestire in estate, quando conviene garantire ombra nelle ore centrali e un punto fresco alternativo. Il quadro dei rischi legati alle alte temperature, che nel gatto sono più insidiosi di quanto si creda, è riassunto in il gatto e il caldo.
L’esposizione prolungata al sole ha anche un effetto estetico noto a tutti gli allevatori: il nero vira verso il bruno rossiccio, soprattutto sulla schiena e sui fianchi. Non è una malattia e il colore torna con la muta successiva. Esiste però una seconda spiegazione documentata dalla ricerca nutrizionale, cioè un apporto insufficiente di tirosina o fenilalanina, e in quel caso il rimedio è dietetico: se il nero arrugginisce senza sole, la domanda va girata al veterinario nutrizionista.
Verticalità, lettiera e il pelo sui tessuti chiari
Il punto elevato serve al gatto per controllare l’ambiente ed è uno dei pilastri di un ambiente sano nelle linee guida AAFP e ISFM. Il bombay è muscoloso e più pesante di quanto sembri, quindi conta la solidità più dell’altezza: un albero per gatti da 112 centimetri davanti a una finestra copre da solo il fabbisogno di una casa media, mentre una struttura che oscilla al primo atterraggio viene abbandonata dopo due tentativi e non viene più ripresa.
Sulla lettiera valgono le regole di sempre: una vaschetta a testa più una, lunga almeno una volta e mezza il gatto senza contare la coda, tenuta lontana dal cibo e dai passaggi rumorosi e pulita due volte al giorno, con un granulato fine agglomerante o un’alternativa vegetale come una lettiera vegetale da 20 litri. Il rifiuto della lettiera è quasi sempre ambientale, ma va indagato prima sul piano sanitario, seguendo la casistica raccolta in perché il gatto non usa la lettiera.