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Origine e storia dell’Ukrainian Levkoy

Ukrainian Levkoy grigio con le orecchie piegate in avanti

Foto: Alena Ivanchuk · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

Ucraina, primi anni Duemila: una razza costruita a tavolino

L’Ukrainian Levkoy non nasce da una mutazione trovata per caso, come succede quasi sempre con i gatti. Nasce da una decisione. All’inizio degli anni Duemila l’allevatrice Olena Biriukova accoppia in Ucraina femmine di Donskoy, cioè gatte senza pelo, con maschi di Scottish Fold, cioè gatti con le orecchie ripiegate, per ottenere un animale che avesse insieme i due caratteri. Il primo gattino registrato della razza risale al 2004. Due mutazioni sommate di proposito, non un incidente genetico raccolto e coltivato dopo.

Il contesto aiuta a capire la scelta. Alla fine del Novecento la felinologia dell’Europa orientale aveva già costruito due razze nude a partire dalla stessa mutazione comparsa a Rostov sul Don nel 1987, il Donskoy e il Peterbald, e i registri locali erano abituati a lavorare su caratteri appena descritti. Il Levkoy si inserisce in quella tradizione e ne rappresenta il passo successivo: non una nuova mutazione da fissare, ma la combinazione di due caratteri già noti e già selezionati altrove.

Che cosa mette insieme: due caratteri dominanti

Il primo carattere arriva dal Donskoy ed è l’assenza di pelo. Il database OMIA lo classifica come dominante incompleto sulla base del lavoro di Zhigachev e colleghi del 2000, e precisa che il gene responsabile non è stato identificato: uno studio del 2013 firmato da Dierks ha escluso il gene KRT71, cioè quello che rende nudo lo Sphynx, dalle cause possibili. La conseguenza pratica pesa più della teoria: per questo carattere non esiste un test, si valutano soltanto i soggetti e i pedigree.

Il secondo carattere arriva dallo Scottish Fold ed è l’orecchio ripiegato. Qui il gene si conosce: il laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis testa una singola sostituzione nel gene TRPV4, indicata come c.1024G>T, a trasmissione autosomica dominante. Il TRPV4 governa lo sviluppo della cartilagine in tutto il corpo, quindi la piega del padiglione non è un dettaglio locale ma la manifestazione visibile di un difetto che riguarda anche zampe, articolazioni e coda. È il punto attorno a cui ruota tutto il resto della scheda.

Le varietà previste dallo standard e gli incroci ammessi

Lo standard pubblicato dalla ICFA Rolandus Union International descrive un gatto di taglia media, dal corpo lungo e muscoloso, con testa angolosa dal profilo definito a gradino, occhi grandi a mandorla e orecchie grandi, alte e distanziate, ripiegate in avanti e verso il basso per circa metà o un terzo della loro lunghezza. La pelle è elastica e forma pieghe. Sono ammessi soggetti completamente glabri, che lo standard preferisce, altri coperti da una peluria di uno o tre millimetri e altri ancora di tipo brush, con pelo riccio e chiazze nude: il grado di nudità cambia molto anche fra fratelli della stessa cucciolata.

Gli incroci consentiti dallo stesso documento sono quattro: Don Sphynx, Scottish Fold, Peterbald e gatti domestici che corrispondano al tipo morfologico richiesto. C’è poi una regola che condiziona tutto l’allevamento e che vale la pena conoscere prima di leggere un pedigree: uno dei due genitori deve sempre avere le orecchie diritte. Non si accoppiano mai due soggetti piegati, e i gattini a orecchie diritte che nascono da ogni cucciolata fanno parte della razza a tutti gli effetti.

Chi lo registra e chi non lo registra

Sul piano dei riconoscimenti la situazione è netta. La razza viene registrata ed esposta dalla ICFA Rolandus Union International, con sede in Ucraina, mentre non compare fra le razze con uno standard nelle grandi federazioni internazionali: né CFA, né FIFe, né TICA, né il britannico GCCF le hanno dato un riconoscimento. Chi compra un Levkoy riceve quindi un documento emesso da un registro locale, che ha un valore diverso da un pedigree FIFe, e questo va saputo prima e non dopo.

La rarità porta con sé un secondo effetto pratico: pochi allevamenti, poche linee di sangue e pochissimi dati sanitari raccolti in modo sistematico. Per il gatto che vive già in casa, però, la questione dei registri non cambia niente. Servono le stesse cose che servono a qualunque animale privo di mantello, cioè punti caldi stabili come un’amaca da agganciare al termosifone o una cuccia a ciambella con bordi alti, pelle pulita e articolazioni controllate nel tempo.

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