Alimentazione e fabbisogni nutrizionali dell’Ukrainian Levkoy

Foto: Alena Ivanchuk · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Perché consuma più di un gatto con il mantello
Un mantello è prima di tutto uno strato isolante, e un animale che non ce l’ha paga la differenza in energia: il calore che se ne va verso l’ambiente va rimpiazzato bruciando cibo, tanto più quanto la casa è fresca. È la ragione per cui i gatti nudi hanno fama di mangiare parecchio restando magri, e per cui la razione stampata sulla confezione, calcolata su un gatto medio coperto di pelo, in inverno può risultare insufficiente. Parte del cibo se ne va in calore, non in grasso.
Il metodo per stabilire la quantità resta però quello di sempre: si parte dal peso reale, si divide in tre o quattro pasti piccoli invece di due grandi, si pesa il gatto una volta al mese sulla stessa bilancia e si corregge del dieci per cento alla volta. La razione giusta tiene stabile il peso, non è quella che sembra generosa sul piatto. I criteri completi, con le fasce di età e i momenti in cui conviene ridurre, sono raccolti in quanto deve mangiare un gatto.
Il peso conta il doppio quando le articolazioni sono fragili
In una razza che porta il gene dell’orecchio piegato il sovrappeso non è un problema estetico ma un carico aggiuntivo su articolazioni già compromesse. Ogni etto in più si scarica su anche, ginocchia e caviglie ogni volta che il gatto scende da una superficie, e accelera la comparsa dei segni di artrosi. Il vantaggio, qui, è che la forma fisica si vede a occhio: senza pelo il profilo delle coste e la rientranza della vita sono visibili senza bisogno di palpare niente.
Basta guardare l’animale di lato e dall’alto una volta alla settimana, con la stessa luce, e intervenire ai primi segni di pancia che oscilla. Anche la sterilizzazione riduce il fabbisogno in modo misurabile e va accompagnata da una riduzione della quantità, non da una ciotola sempre piena. Le conseguenze di un eccesso stabile, dal diabete ai problemi di mobilità, sono descritte in il gatto grasso e in questa razza si sommano a un punto di partenza già svantaggiato.
La ciotola giusta quando la bocca è fragile
Sulla dentatura questa razza eredita un’avvertenza dal lato nudo della famiglia, e in pratica significa osservare il gatto mentre mangia una volta al mese. Un animale che scuote la testa, che lascia cadere il boccone, che mastica da un lato solo o che si avvicina alla ciotola e poi si allontana sta dicendo qualcosa di preciso. La correzione più efficace è quasi sempre la stessa: più umido, crocchette ammorbidite con acqua tiepida e un piatto largo e basso invece di una tazza profonda.
C’è poi una raccomandazione che International Cat Care rivolge ai gatti con osteocondrodisplasia e che vale la pena adottare in anticipo: le ciotole rialzate di qualche centimetro riducono lo sforzo del collo e delle spalle di un animale che fatica ad abbassarsi. I giochi che rilasciano crocchette, come una palla interattiva a movimento automatico, hanno senso solo se il gatto mastica senza fatica; e un gatto che si avvicina alla ciotola e poi rinuncia va guardato in bocca prima che in ciotola.
Acqua: quanta ne beve e da dove
Il gatto è un animale che beve poco e che in natura ricava l’acqua dalla preda, quindi una dieta di sole crocchette lo obbliga a compensare bevendo, cosa che molti soggetti fanno male. Aumentare la quota di umido resta il modo più efficace di alzare l’apporto idrico complessivo, e in una bocca fragile è anche la scelta più facile da masticare. Il confronto fra i due formati, con i pro e i contro reali, è in crocchette o umido per il gatto.
Sull’acqua contano il numero dei punti di abbeverata e la loro posizione più della forma della ciotola: lontano dal cibo, lontano dalla lettiera, distribuiti in stanze diverse. Se il gatto preferisce l’acqua in movimento, una fontanella in acciaio da 2,6 litri moltiplica le occasioni di bere durante la giornata, e l’acciaio ha il vantaggio di non trattenere il biofilm come la plastica. Il criterio d’acquisto è lo smontaggio: una fontana lavata male è peggio di una ciotola pulita.