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Curiosità e aneddoti sull’Ukrainian Levkoy

Ukrainian Levkoy grigio con le orecchie piegate in avanti

Foto: Alena Ivanchuk · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

Il nome viene da un fiore

Levkoy è il nome con cui in ucraino e in russo si indica la violacciocca, una pianta da giardino le cui foglie ripiegate ricordano l’orecchio di questi gatti. Il nome completo aggiunge semplicemente il paese d’origine, ed è una scelta coerente con la tradizione della regione: il Donskoy prende il nome dal fiume Don, il Peterbald da San Pietroburgo. Tre razze, tre nomi geografici o botanici, tutte nate fra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Duemila.

La grafia cambia da un documento all’altro, e chi cerca informazioni si imbatte in Ukrainian Levkoy, Levkoy ucraino e a volte nella traslitterazione dal cirillico. Sono lo stesso gatto. La confusione aumenta perché la razza è rara e le fonti in lingue occidentali sono poche, spesso copiate le une dalle altre: è un motivo in più per verificare direttamente sui documenti dell’allevamento invece che sui riassunti che circolano nei siti generalisti.

Profilo a gradino, baffi arricciati e dita lunghe

Lo standard descrive una testa che vista dall’alto ricorda un pentagono dai contorni netti, con zigomi e arcate sopracciliari sporgenti e un profilo definito a gradino, su due livelli: è il motivo per cui molti dicono che ha un’aria da cane più che da gatto. Il muso occupa circa un terzo della lunghezza della testa, la fronte è bassa e il cranio lungo e piatto. Il collo è muscoloso e leggermente arcuato dalla spalla alla base del cranio.

Gli altri dettagli sono meno noti e altrettanto caratteristici. Le vibrisse sono arricciate e spesso spezzate corte, le dita sono lunghe e molto mobili, la pelle in eccesso forma pieghe che nei cuccioli sono più evidenti che negli adulti, e la razza mostra un dimorfismo sessuale marcato, con maschi visibilmente più grandi delle femmine. Sono dettagli che le foto non restituiscono, e si vedono meglio dal vivo che nelle fotografie, dove la piega dell’orecchio tende a monopolizzare l’attenzione.

Nudo non vuol dire ipoallergenico

È la convinzione più diffusa e la più sbagliata, e conviene smontarla prima di comprare. La proteina che scatena la maggior parte delle allergie ai gatti non si trova nel pelo: viene prodotta dalle ghiandole salivari e da quelle cutanee, e finisce sul mantello solo in un secondo momento, quando l’animale si lava. Togliere il pelo non toglie la sorgente. Un Levkoy produce lo stesso allergene di qualunque altro gatto, con la differenza che qui resta sulla cute.

L’unica differenza reale sta nella minore quantità di pelo che circola nell’aria, e in effetti qualcuno tollera meglio un gatto lavato spesso: è gestione, non biologia, e nessuna razza felina è priva di allergeni. Chi ha una diagnosi di allergia dovrebbe parlarne con uno specialista prima di prendere l’animale, sapendo che le misure efficaci sono le stesse per tutti i gatti e sono descritte in le allergie del gatto: camera da letto interdetta, superfici lavabili, bucato frequente e uno smacchiatore per animali domestici per i tessuti che in lavatrice non ci vanno.

Che cosa sta succedendo in Europa

Questa razza somma due caratteri che le organizzazioni di benessere animale indicano da anni come problematici. Il documento di posizione di International Cat Care sulla salute conformazionale chiede di scoraggiare attivamente la selezione per tratti estremi che compromettono il benessere e nomina esplicitamente le orecchie piegate, la condrodistrofia, l’assenza di pelo e la brachicefalia estrema, aggiungendo che gestire l’animale con precauzioni non giustifica la produzione di soggetti con capacità funzionali ridotte.

Sul piano normativo i Paesi Bassi hanno fatto il passo più netto: dal 1° gennaio 2026 sono vietati non solo l’allevamento ma anche l’acquisto e la detenzione di gatti con le orecchie ripiegate e di gatti senza pelo, con esclusione dalle esposizioni e sanzioni per chi acquisisce animali dopo quella data. Il divieto guarda avanti, non indietro: gli animali nati prima e identificati con microchip restano legittimamente con i loro proprietari, e la misura ha avuto l’appoggio dell’associazione veterinaria olandese.

Niente di tutto questo riguarda il gatto che è già in casa. Un Levkoy ben gestito, tenuto al caldo, con la pelle pulita, il peso sotto controllo e le articolazioni monitorate, arriva senza particolari problemi all’età descritta in quanto vive un gatto, e ha bisogno soltanto di attenzione quotidiana e di una cuccia morbida e lavabile nel posto che ha scelto lui. La discussione riguarda se abbia senso continuare a selezionarne di nuovi.

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