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Origine e storia dell’Abissino

Abissino fulvo seduto di profilo

Foto: Karin Langner-Bahmann · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

Zula, il gatto che ha dato il nome sbagliato a una razza

La storia ufficiale comincia con un gatto solo. Nel 1868 una femmina chiamata Zula viene portata in Inghilterra dall’Abissinia, l’attuale Etiopia, e nel 1871 un soggetto di quel tipo compare al Crystal Palace di Londra, la prima grande esposizione felina moderna. Nel 1889 la razza riceve uno standard scritto e nel 1907 arriva negli Stati Uniti. Il nome indica un luogo di passaggio, non un luogo d’origine, ed è la fonte di quasi tutti gli equivoci successivi.

Attorno a quel nucleo si è costruita una mitologia insistente: l’abissino come gatto dei faraoni, discendente diretto degli animali raffigurati nelle tombe egizie, sopravvissuto intatto per millenni. È una narrazione che si regge soltanto su una somiglianza estetica, il corpo asciutto e le orecchie grandi che ricordano le statuette votive, e su nient’altro. Nessun documento collega i gatti dell’antico Egitto ai soggetti arrivati in Inghilterra nell’Ottocento, e la genetica racconta una storia completamente diversa.

Che cosa dice la genetica di popolazione

Le analisi sul DNA delle razze feline hanno spostato l’origine di questo gatto molto più a est. Sia la CFA sia la FIFe riportano lo stesso risultato: le radici della razza si trovano nelle aree costiere dell’Oceano Indiano e nel Sud-est asiatico, dove i gatti domestici con mantello ticked erano comuni, e non nel Corno d’Africa. L’abissino viene dall’Asia, per quanto il suo nome e il suo aspetto suggeriscano l’Africa.

Il percorso probabile è quello delle rotte commerciali marittime britanniche dell’Ottocento, che passavano per l’India e per il Sud-est asiatico e facevano scalo lungo la costa africana. I gatti viaggiavano sulle navi come su tutte le navi mercantili del mondo, e un soggetto imbarcato in un porto e sbarcato in un altro poteva facilmente prendere il nome del luogo in cui era stato acquistato. È esattamente lo stesso meccanismo che ha dato il nome al russo blu.

Il riconoscimento e la ricostruzione del dopoguerra

L’abissino è fra le razze fondatrici del sistema espositivo moderno: la CFA lo elenca fra le razze registrate fin dal 1906, e la FIFe lo riconosce dalla propria fondazione nel 1949. La popolazione europea però ha rischiato di sparire due volte, prima con la seconda guerra mondiale e poi con un’epidemia di leucemia felina che negli anni Settanta colpì duramente gli allevamenti britannici, riducendo la base riproduttiva a pochissimi soggetti.

Da quei colli di bottiglia deriva una popolazione di partenza ristretta, ed è una delle ragioni per cui in questa razza le malattie ereditarie recessive hanno avuto modo di diffondersi. Non è un difetto morale degli allevatori dell’epoca: è quello che succede quando si ricostruisce una razza con pochi riproduttori. La conseguenza è che oggi, in questa razza più che in altre, i test genetici non sono un vezzo ma il minimo sindacale, come si vede parlando di quanto vive un gatto di razza.

Il somalo, cioè lo stesso gatto a pelo semilungo

Nelle cucciolate di abissino comparivano ogni tanto soggetti a pelo lungo, considerati per decenni un difetto da eliminare. Il carattere è recessivo e viaggiava silenziosamente nelle linee: due genitori a pelo corto portatori possono produrre un cucciolo a pelo semilungo. A partire dagli anni Sessanta e Settanta quei soggetti sono stati selezionati come razza a sé, il somalo, che oggi è un abissino con mantello semilungo, coda a pennacchio e gorgiera.

La distinzione conta soprattutto sul piano sanitario. Somalo e abissino condividono lo stesso patrimonio genetico e le stesse predisposizioni, e i test da chiedere sono identici per entrambe le razze: chi acquista un somalo pensando di prendere qualcosa di diverso si porta a casa gli stessi rischi. Cambia solo il lavoro sul mantello, che nel somalo richiede una spazzola con pettine per gatti a cadenza settimanale invece che mensile, cosa che riduce anche la quantità di pelo ingerito e quindi i boli di pelo. Un albero per gatti da 143 centimetri serve identico a tutti e due.

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