Educazione e intelligenza dell’Abissino

Foto: Karin Langner-Bahmann · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Impara in fretta, anche quello che non vorresti
Con questa razza il problema non è insegnare, è decidere che cosa insegnare. Un abissino associa in pochissime ripetizioni: se una volta ha ottenuto un bocconcino miagolando accanto al piano di lavoro, quel comportamento diventa stabile nel giro di due giorni e resiste poi a mesi di tentativi di correzione. La FIFe lo descrive come intelligente e capace di aprire porte e sportelli, e quell’abilità nasce dallo stesso meccanismo. Ogni conseguenza insegna qualcosa, anche quando nessuno sta insegnando.
Da qui una regola pratica: essere coerenti conta più che essere severi. Se il gatto non deve salire sul tavolo mentre si mangia, non deve salirci mai, nemmeno la domenica, perché un comportamento premiato una volta ogni dieci diventa più resistente di uno premiato sempre. E quello che si vieta va sostituito con un’alternativa migliore, altrimenti l’energia trova un’altra strada. Le capacità cognitive reali della specie sono descritte in quanto è intelligente un gatto.
Rinforzo positivo, sessioni corte, premi piccoli
Il metodo è quello che funziona con tutti i gatti, applicato a un allievo più rapido. Si sceglie un premio di valore alto, si divide in pezzi minuscoli, si premia entro un secondo dal comportamento giusto e si chiude la sessione dopo due o tre minuti, prima che il gatto perda interesse. Con un abissino conviene alzare l’asticella in fretta, perché un esercizio già padroneggiato smette di essere interessante e la noia si trasforma in distrazione.
Gli esercizi utili non sono numeri da circo: salire su un tappetino a comando, entrare nel trasportino, farsi toccare le zampe, venire quando viene chiamato. Sono tutte cose che un giorno serviranno, e impararle da adulti costa molto di più che impararle a quattro mesi. Una bacchetta con piume funziona bene come guida per insegnare i primi spostamenti, perché il gatto segue il bersaglio senza bisogno di essere toccato, e il contatto fisico forzato è quello che rovina prima la collaborazione.
Trasportino e visite veterinarie
In una razza con tre patologie ereditarie serie, il gatto passerà dal veterinario più spesso della media, e ha senso preparare quel passaggio invece di subirlo. Il trasportino va tenuto aperto in casa tutto l’anno, con una coperta dentro e premi lasciati a caso, così da diventare un posto qualunque. Un trasportino rigido omologato IATA che si apre dall’alto e si divide a metà permette di visitare il gatto senza estrarlo, il che riduce lo stress della visita.
L’altra metà del lavoro è la manipolazione. Toccare zampe e orecchie, aprire la bocca, simulare l’ascolto del torace: dieci secondi alla volta, premiati subito e ripetuti per settimane, finché diventano gesti irrilevanti che il gatto subisce senza nemmeno cambiare posizione. Un gatto abituato si lascia visitare, e un gatto che si lascia visitare permette prelievi e controlli che altrimenti richiederebbero una sedazione. Il percorso completo per il trasportino è in il gatto e il trasportino.
Reindirizzare invece di punire
Il gioco con le mani è l’errore che si paga più caro in questa razza. Un gattino a cui si lascia mordere le dita diventa un adulto veloce e forte che considera le mani una preda, e correggerlo dopo costa mesi: il percorso corretto è descritto in il gattino morde le mani. La regola è semplice e non ammette eccezioni: fra la mano e il gatto ci deve sempre essere un oggetto.
Sgridare, spruzzare acqua o afferrare il gatto non insegna il comportamento alternativo e non riduce la motivazione: rende soltanto imprevedibile la persona. Con un animale così reattivo l’effetto pratico è un gatto che ripete il comportamento quando non sei nella stanza. Funziona invece cambiare il contesto invece del gatto: rendere inaccessibile quello che non deve toccare, rendere comodo quello che può usare, premiare la scelta giusta ogni volta che si presenta e ripetere finché diventa l’abitudine più semplice.