Origine e storia del Munchkin

Foto: Tasy Hong · CC0 · via Wikimedia Commons
Blackberry, 1983, una gatta sotto un pick-up in Louisiana
La razza nasce da un incontro casuale. Nel 1983 Sandra Hochenedel, insegnante di musica a Rayville, in Louisiana, trova due gatte gravide rifugiate sotto un pick-up dove le aveva spinte un cane. Ne tiene una, nera, con le zampe molto più corte del normale: si chiamava Blackberry. Nella sua cucciolata una parte dei gattini nasce con le stesse zampe. Un maschio, Toulouse, finisce all’amica Kay LaFrance a Monroe. Tutti i Munchkin discendono da quei due gatti, e da una mutazione comparsa per caso in una gatta di strada.
Gatti dalle zampe corte erano già stati segnalati altrove. In Gran Bretagna un veterinario aveva descritto negli anni Quaranta quattro generazioni di soggetti simili, e altri avvistamenti isolati vengono citati per Stalingrado negli anni Cinquanta e per il New England negli anni Settanta. Nessuno di quei gruppi era diventato una razza: la mutazione compariva e si perdeva. La differenza, nel 1983, sta nel fatto che qualcuno ha deciso di fissarla e di riprodurla in modo sistematico.
Dalla mostra televisiva al campionato TICA
Il debutto pubblico arriva nel 1991, in un’esposizione TICA a Davis, in Oklahoma, ripresa dalla televisione. La reazione del mondo felino si spacca subito: c’è chi trova il gatto irresistibile e chi parla apertamente di deformità. Nel settembre 1994 la TICA accoglie il Munchkin nel programma di sviluppo delle nuove razze e nel maggio 2003 gli concede lo status di campionato. È l’unica grande federazione internazionale ad averlo fatto, e il registro ammette l’incrocio con gatti domestici per tenere ampio il patrimonio genetico.
Le cucciolate contengono due tipi di gattini: quelli con le zampe corte, chiamati standard, e quelli con le zampe normali, chiamati non standard. I non standard fanno parte del programma di allevamento e vengono usati proprio per evitare gli accoppiamenti fra due soggetti a zampe corte. Sono gatti a tutti gli effetti identici a un comune europeo, e infatti finiscono quasi sempre venduti come animali da compagnia senza il prezzo della razza. Vivono benissimo con un semplice tiragraffi in cartone da terra.
Le federazioni che hanno detto no
L’elenco di chi non riconosce la razza è più lungo di quello di chi la registra. La CFA non la ammette. La FIFe, la federazione internazionale di cui l’ANFI è il socio italiano, non la include fra le razze riconosciute: significa che in Italia un Munchkin non può essere iscritto né esposto nei circuiti ANFI. Il britannico Governing Council of the Cat Fancy l’ha respinta parlando di struttura e sviluppo anomali. Tre registri storici l’hanno rifiutata, e non per questioni estetiche.
Altre associazioni, come la World Cat Federation e alcuni registri nazionali fuori dall’Europa, la registrano regolarmente, ed è per questo che in Italia si vedono cuccioli con documenti che non sono pedigree ANFI. Sul piano normativo la posizione più netta arriva dai paesi di lingua tedesca: in Germania e in Austria l’allevamento di gatti con questa forma di nanismo rientra fra le pratiche vietate dalla legge sul benessere animale, mentre la Svizzera lo classifica fra le selezioni gravose e ne limita l’impiego in riproduzione.
Che cosa sono davvero quelle zampe
Le zampe corte non sono una proporzione: sono una condrodisplasia, cioè un difetto di sviluppo della cartilagine di accrescimento che impedisce alle ossa lunghe di allungarsi normalmente. Nel 2020 due gruppi di ricerca indipendenti hanno individuato la regione responsabile sul cromosoma B1 e una variante strutturale del gene UGDH, coinvolto nella sintesi dei glicosaminoglicani della cartilagine. La trasmissione è autosomica dominante: basta una copia per avere le zampe corte, e la copia arriva sempre da un genitore a zampe corte.
C’è un secondo dato che conta ancora di più. La condizione è letale in omozigosi: i gattini che ereditano la variante da entrambi i genitori non arrivano alla nascita, e l’accoppiamento fra due soggetti standard produce cucciolate mediamente più piccole. Nessun allevamento può aggirare questo punto, perché non dipende dalla bravura di chi seleziona ma dalla mutazione stessa. È il motivo per cui la razza va discussa in modo diverso dalle altre, e le implicazioni pratiche tornano in tutte le schede che seguono.
Va detto con misura, non con il dito puntato. Un Munchkin che vive in casa oggi non è colpevole di niente e merita esattamente le cure di qualunque altro gatto: una cuccia a ciambella morbida a terra, cibo misurato, controlli regolari. La domanda riguarda chi deve ancora scegliere, ed è una domanda sulle conseguenze di quella mutazione lungo tutta la vita dell’animale, comprese le medie di durata di vita che si trovano riassunte in quanto vive un gatto e le articolazioni di cui si parla in artrosi del gatto.