Origine e storia del Donskoy

Foto: Nickolas Titkov from Moscow, Russian Federation · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons
Rostov sul Don, 1987: una gattina di nome Varvara
La razza comincia con un salvataggio. Nel 1987, a Rostov sul Don, Elena Kovaleva sottrae a un gruppo di ragazzi una gattina di strada e la porta a casa: si chiamerà Varvara. Nei mesi successivi l’animale comincia a perdere il pelo a chiazze, e nessuna terapia ferma il fenomeno. Quando Varvara ha una cucciolata, una parte dei gattini nasce o diventa nuda come la madre. Nessuno stava cercando un gatto senza pelo: il carattere è comparso da solo in una gatta comune del sud della Russia.
A trasformare quel caso in una razza è l’allevatrice Irina Nemykina, che struttura il programma di selezione e sceglie il nome Don Sphynx, dal fiume che attraversa la città. Fuori dalla Russia si è imposto invece il nome Donskoy, cioè l’aggettivo che significa semplicemente del Don. Sono due nomi per lo stesso gatto, e tornano entrambi nei documenti a seconda della federazione che li ha rilasciati, cosa che vale la pena sapere prima di leggere un pedigree.
Quattro tipi di pelo e un cappotto che va e viene
La descrizione TICA della razza prevede quattro varietà, e conviene conoscerle perché descrivono lo stesso gene visto in quattro momenti diversi. Il rubber bald nasce nudo e resta tale per tutta la vita. Il flock sembra nudo ma è coperto da una peluria finissima che ricorda il camoscio, e spesso finisce per perderla. Il velour nasce con il pelo e una zona glabra sulla testa, e il mantello sparisce in genere entro il primo anno. Il brush conserva un pelo ispido e irregolare, con chiazze nude.
C’è poi una particolarità che nessun’altra razza felina presenta allo stesso modo: alcuni soggetti mettono una copertura invernale e la perdono con la stagione calda, in un ciclo che si ripete negli anni. Significa che il gatto che si compra a novembre può non essere lo stesso che si guarda a giugno, e che la fotografia di un cucciolo non racconta come sarà da adulto. Il quadro definitivo arriva col tempo, ed è un dato di cui tenere conto se si sceglie questa razza per l’aspetto.
Nudo come lo Sphynx, ma per un’altra strada
È la cosa più importante da capire, e quasi nessun annuncio la spiega. La calvizie del Donskoy si trasmette come carattere dominante a espressione variabile: basta una copia del gene, e quella copia arriva sempre da un genitore nudo. Nello Sphynx funziona all’opposto, con una variante recessiva del gene KRT71 che deve essere presente in doppia copia per manifestarsi. Il gene del Donskoy, invece, non è ancora stato identificato, e uno studio del 2013 ha escluso proprio KRT71 dalle possibili cause.
Da qui discende una conseguenza pratica che riguarda chi alleva e chi compra. Per lo Sphynx esiste un test di laboratorio, per il Donskoy no: il quadro si valuta guardando i soggetti e leggendo i pedigree, non un referto. E soprattutto le due razze non vanno mescolate. La politica di allevamento del Governing Council of the Cat Fancy britannico è esplicita nel dire che questi gatti non sono compatibili con lo Sphynx e non vanno mai accoppiati insieme, per non contaminare due patrimoni genetici diversi.
I riconoscimenti, e chi invece resta fuori
Il percorso ufficiale è cominciato in Russia e si è allargato per gradi, senza però diventare universale. La World Cat Federation ha registrato la razza già negli anni Novanta, la TICA l’ha ammessa al campionato a metà degli anni Duemila e la FIFe l’ha riconosciuta nel 2011, collocandola fra le razze a pelo corto con il nome Don Sphynx e la sigla DSP. Lo standard TICA ammette come unico incrocio consentito il gatto domestico a pelo corto non appartenente a una razza riconosciuta, il che dice quanto la base di partenza sia stata stretta.
Non tutti però hanno seguito. Il GCCF britannico non riconosce né il Donskoy né il Peterbald e scrive di non avere alcuna intenzione di farlo, e sul piano legislativo alcuni Paesi europei si sono spinti oltre, vietando l’allevamento dei gatti senza pelo. È una discussione che accompagna la razza da anni e che va conosciuta prima di comprare: chi ha già un Donskoy in casa gli deve solo una gestione attenta e un posto caldo, per esempio una cuccia a ciambella con bordi alti lontana dalle correnti o un’amaca agganciata al termosifone nei mesi freddi.
Vale la pena aggiungere che questa razza ha generato a sua volta altre selezioni. L’Ukrainian Levkoy nasce sommando al gene del Donskoy le orecchie ripiegate, mentre il Peterbald porta lo stesso carattere dentro la struttura del gruppo orientale. Sono programmi diversi fra loro e con obiettivi estetici distinti, ma condividono lo stesso punto di partenza: la mutazione comparsa per caso in una gatta di strada nel 1987 e poi fissata deliberatamente nelle generazioni successive, con tutte le conseguenze che ne derivano.