Curiosità e aneddoti sul Donskoy

Foto: Nickolas Titkov from Moscow, Russian Federation · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons
Un nome che viene da un fiume
Donskoy in russo significa semplicemente del Don, il fiume che attraversa Rostov, la città in cui la prima gatta è stata trovata nel 1987. Il nome originale scelto dall’allevatrice, Don Sphynx, univa quel riferimento geografico all’immagine già in circolazione del gatto nudo canadese, e la FIFe usa ancora oggi quella formula con la sigla DSP. Nel resto del mondo si è imposto invece l’aggettivo da solo. Due nomi per lo stesso gatto, che tornano a seconda del documento.
La stessa logica geografica ha prodotto il nome della razza costruita pochi anni dopo a San Pietroburgo con questo gene, il Peterbald, e quello dell’ucraino Levkoy. È un piccolo gruppo di razze nate in Russia e in Ucraina fra la fine degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta, tutte legate alla stessa mutazione e tutte selezionate in un periodo in cui la felinologia dell’Europa orientale stava costruendo i propri registri.
Si abbronza, e d’inverno si fa il cappotto
Due comportamenti della pelle rendono questa razza diversa da qualunque altra. Il primo è l’abbronzatura: le zone esposte alla luce si scuriscono davvero, e un gatto che passa molte ore alla finestra cambia colore nei mesi luminosi per poi schiarire d’inverno, tanto più se il suo posto preferito è una cuccia a ciambella lasciata su un davanzale esposto. È un fenomeno reversibile e in sé innocuo, ma è anche la prova visibile di una dose di radiazioni ricevuta, e per questo va letto come un promemoria più che come una curiosità estetica.
Il secondo è ancora più insolito: alcuni soggetti mettono una copertura invernale e la perdono con la stagione calda. Un gatto descritto come nudo può quindi presentarsi peloso a gennaio, e i proprietari alle prime armi si spaventano pensando a una malattia. È una variazione normale della razza, distinta dalle perdite di pelo patologiche, che invece compaiono a chiazze irregolari e si accompagnano ad arrossamenti o croste della cute sottostante.
Nudo non vuol dire ipoallergenico
È la convinzione più diffusa e la più sbagliata, e va smontata prima di comprare e non dopo. La sostanza che scatena la maggior parte delle allergie ai gatti non si trova nel pelo: viene prodotta dalle ghiandole salivari e da quelle cutanee, e sul mantello arriva in un secondo momento, quando l’animale si lava. Togliere il pelo non toglie la sorgente. Un Donskoy produce lo stesso allergene di qualunque altro gatto, e in questa razza resta per giunta sulla superficie della cute.
L’unica differenza reale sta nella minore quantità di pelo che circola nell’aria, e in effetti qualcuno tollera meglio un gatto appena lavato: si tratta di gestione, non di biologia, e nessuna razza felina è priva di allergeni. Chi ha una diagnosi di allergia dovrebbe parlarne con uno specialista prima di prendere l’animale e non dopo, sapendo che le misure efficaci sono le stesse per tutti i gatti e sono descritte in le allergie del gatto: camera da letto interdetta, superfici lavabili, bucato frequente.
Che cosa sta succedendo in Europa
Nei Paesi Bassi l’allevamento dei gatti senza pelo è vietato, e dal 1° gennaio 2026 il divieto copre anche l’acquisizione di nuovi soggetti, come per i gatti dalle orecchie ripiegate. I motivi indicati dalle autorità sono tre e riguardano tutti la funzionalità dell’animale: i baffi, che mancano o non lavorano; la regolazione della temperatura corporea, che risulta difficile; la cute scoperta, che si scotta e si infetta più facilmente. Gli animali nati prima di quella data e identificati con microchip restano legittimamente con i loro proprietari, ma non possono più essere iscritti a esposizioni e concorsi.
La posizione delle organizzazioni che si occupano di benessere va nella stessa direzione. International Cat Care, nel proprio documento sulla salute conformazionale, elenca fra i caratteri da scoraggiare attivamente le orecchie piegate, gli arti corti, la brachicefalia estrema e proprio l’assenza di pelo, ricordando che un gatto deve poter muoversi, comunicare e comportarsi da gatto, e che gestire l’animale con precauzioni non basta a giustificare la produzione di soggetti con capacità funzionali ridotte.
Niente di tutto questo riguarda il gatto che è già in casa, che con una gestione attenta arriva senza problemi all’età descritta in quanto vive un gatto e che ha bisogno soltanto di calore, pulizia della pelle, denti controllati e una cuccia morbida e lavabile nel posto che ha scelto lui. La discussione riguarda se abbia senso continuare a selezionarne di nuovi, ed è una domanda che si pone a chi alleva, non all’animale che ci vive accanto.