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Alimentazione e fabbisogni nutrizionali dello Snowshoe

Snowshoe con le zampe bianche e gli occhi azzurri

Foto: Heikki Siltala · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons

Un corpo lungo su una struttura leggera

Lo snowshoe è un gatto di taglia media con corpo allungato, zampe lunghe e ossatura non pesante: la struttura arriva dal siamese, la sostanza dall’american shorthair, e il risultato è un animale che deve restare asciutto senza sembrare magro. La bilancia da sola serve a poco, perché lo stesso peso può descrivere due gatti diversissimi. Le costole devono essere percepibili senza premere, il girovita deve rientrare guardando dall’alto e l’addome deve risalire visto di lato.

In un gatto a pelo corto questa valutazione si fa in trenta secondi e conviene ripeterla ogni mese, annotando il peso. Un aumento del dieci per cento in pochi mesi non è una fase, è un dato da correggere subito, perché nel gatto il grasso addominale riduce la sensibilità all’insulina e prepara problemi che poi si gestiscono a vita. La razione va calcolata sul peso ideale, e le indicazioni stampate sulle confezioni sono medie da adattare, come spiegato in quanto deve mangiare un gatto.

Il momento in cui il conto salta

Quasi tutte le storie di gatti sovrappeso hanno la stessa data di inizio: la sterilizzazione. Il fabbisogno energetico cala in modo netto mentre l’appetito resta uguale o aumenta, e se la razione non viene ridotta subito il peso arriva nel giro di pochi mesi senza che nessuno abbia cambiato nulla. La correzione va fatta il giorno dopo l’intervento, non quando si vede la pancia: i tempi e le conseguenze sono in la sterilizzazione del gatto.

L’altro punto critico è l’alimentazione a volontà con la ciotola sempre piena, che in un gatto attivo come questo funziona per anni e poi smette di funzionare. Meglio pesare la razione giornaliera al mattino e distribuirla in più pasti piccoli, che è il ritmo per cui il gatto è costruito. La ciotola sempre piena è una scelta, non una regola. Se in casa ci sono più gatti, servono postazioni separate: mangiare uno accanto all’altro sembra tenerezza, ma di solito significa che il più veloce mangia anche la parte dell’altro.

Acqua: una razza che con l’acqua ha un rapporto strano

Molti snowshoe sono affascinati dall’acqua, giocano nella ciotola, seguono il rubinetto e sopportano il bagno meglio della media dei gatti. È un tratto che si può sfruttare, perché il gatto domestico beve poco per costituzione, discendendo da un animale che ricavava l’acqua dalle prede, e uno alimentato solo con crocchette resta cronicamente al limite dell’idratazione. Una fontanella silenziosa da 2,2 litri intercetta proprio questa preferenza, purché venga lavata ogni settimana e la pompa smontata ogni mese.

L’umido resta comunque il modo più efficiente di portare acqua dentro il pasto, perché ne contiene fra il settanta e l’ottanta per cento ed è meno denso di calorie a parità di volume. Il confronto onesto fra le due opzioni è in crocchette o umido per il gatto. Chi ha un gatto che rovescia sistematicamente la ciotola può mettere sotto un tappetino in silicone e smettere di combattere con un comportamento normale.

Come si distribuisce il cibo in giornata

L’antenato del gatto domestico faceva dieci o dodici piccole prede al giorno, e il tratto è rimasto: due pasti abbondanti producono fame notturna e richieste all’alba, che in una razza vocale diventano un problema di convivenza prima che di nutrizione. Dividere la razione in quattro o cinque porzioni, di cui una tarda, sposta il picco della fame lontano dalle cinque del mattino. Il numero dei pasti conta quanto la quantità, e non costa niente cambiarlo.

Una parte della razione secca può essere nascosta o distribuita in punti diversi della casa, in modo che il gatto la cerchi invece di trovarla in ciotola. In una razza intelligente e attiva è il modo più semplice di riempire le ore vuote, ed è lo stesso principio dell’arricchimento ambientale. I cambi di alimento, infine, si fanno in sette-dieci giorni mescolando quantità crescenti del nuovo, altrimenti il rischio è diarrea e rifiuto.

Un’ultima avvertenza vale per tutti i gatti ma va ripetuta: un animale che smette di mangiare non sta facendo i capricci. Nel gatto due o tre giorni di digiuno mettono in moto la lipidosi epatica, una complicazione seria che riguarda soprattutto i soggetti in sovrappeso, e il quadro completo con i tempi per intervenire è in il gatto che non mangia. Conviene tenere sempre in casa una scorta dell’alimento abituale.

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