Curiosità e aneddoti sullo Snowshoe

Foto: Heikki Siltala · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons
Un nome che descrive esattamente quello che si vede
Poche razze hanno un nome così letterale: snowshoe significa racchetta da neve, e indica i piedi bianchi che sembrano calzati. Il primo nome scelto dalla fondatrice era Silver Laces, cioè lacci d’argento, ed è rimasto solo nei documenti dei primi anni. Il cambio è stato una buona idea commerciale: il nome racconta il gatto in una parola, ed è probabilmente il motivo per cui la razza viene riconosciuta a colpo d’occhio anche da chi non ne ha mai visto uno.
L’ironia è che il tratto che dà il nome è anche quello che nessun allevatore può garantire. I calzini bianchi arrivano da un fattore genetico che si ridistribuisce a ogni cucciolata, quindi la razza si chiama con il nome della sua caratteristica meno prevedibile. È una situazione che si ritrova in altre razze costruite su un dettaglio estetico, e spiega perché lo snowshoe è rimasto raro mentre razze nate negli stessi anni hanno riempito gli allevamenti di mezzo mondo.
Nessuno uguale a un altro
La TICA scrive che, come i fiocchi di neve, non esistono due snowshoe con lo stesso carattere, e la frase non è solo poesia da brochure. Una popolazione piccola con più incroci ammessi, dal siamese al british shorthair, produce soggetti diversi per struttura e per temperamento: c’è lo snowshoe lungo e vocale che sembra un siamese con i calzini e quello più compatto e tranquillo che denuncia l’antenato inglese. La linea conta più della razza, e conviene vedere i genitori.
Per chi sceglie un cucciolo è un’informazione operativa. Chiedere di conoscere il carattere dei riproduttori, e possibilmente di vederli in casa, dice molto di più della descrizione generica di razza, perché in una popolazione così piccola la variabilità individuale supera la media. Chi cerca un gatto tranquillo e chi ne cerca uno esuberante possono trovare entrambi quello che vogliono, ma non nella stessa cucciolata e non facendo affidamento solo sul nome della razza.
Il gatto che non scappa dall’acqua
Il fascino per l’acqua è l’aneddoto più citato sulla razza: snowshoe che entrano nella doccia appena aperta, che giocano nel lavandino, che passano dieci minuti a colpire il getto del rubinetto. Non vale per tutti i soggetti e non è un requisito di standard, ma è abbastanza frequente da essere diventato parte della descrizione. La spiegazione più semplice è l’abitudine: un gattino cresciuto in una casa dove l’acqua è accessibile la include fra le cose normali, e il tratto si consolida.
In pratica conviene sfruttarlo invece di combatterlo. Un gatto che beve volentieri è un gatto meglio idratato, e in una specie che di natura beve poco è un vantaggio reale sulle vie urinarie negli anni: una fontanella in acciaio lasciata sempre accesa costa poco e viene usata davvero. Vale la pena ricordare che il bagno vero e proprio resta inutile in un gatto sano a pelo corto, che si pulisce benissimo da solo.
Come invecchia, e che cosa resta uguale
Le stime di longevità che circolano per questa razza vengono dagli allevamenti e non da studi epidemiologici, quindi vanno prese per quello che sono; i dati affidabili sulla durata della vita del gatto arrivano dalle casistiche veterinarie e sono raccolti in quanto vive un gatto, dove si vede quanto pesino la sterilizzazione e la vita in appartamento rispetto a qualunque appartenenza di razza. Le stesse cifre mostrano che il fattore singolo più importante resta tenere il gatto lontano dal traffico e dalle malattie infettive.
Quello che cambia con l’età è soprattutto la bocca, che in questo gruppo di razze va controllata tutta la vita, e la tolleranza al freddo, che si riduce. Il carattere invece resta: uno snowshoe anziano continua a seguire le persone, a rispondere quando lo si chiama e a cercare il contatto, e apprezza soprattutto un posto caldo e stabile fra quelli descritti in dove dorme il gatto. Una cuccia a ciambella vicino a un termosifone diventa l’acquisto più usato degli ultimi anni.