Cura del pelo e salute dello Snowshoe

Foto: Heikki Siltala · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons
Pelo corto e un colore che dipende dalla temperatura
Il mantello dello snowshoe è corto, liscio e aderente, senza sottopelo lanoso: una passata a settimana con una spazzola morbida per pelo corto basta per togliere il pelo morto e per controllare la pelle. Non si infeltrisce e perde poco, con un aumento della muta nei cambi di stagione. Una caduta a chiazze, con croste o prurito, non è mai stagionale: le cause da distinguere sono in perché il gatto perde il pelo.
Il colore invece obbedisce a un meccanismo che vale la pena conoscere. Il colourpoint dipende dall’allele cs del gene della tirosinasi, che rende l’enzima sensibile al calore: la melanina si forma poco nelle zone calde del corpo e normalmente nelle estremità più fredde. È lo stesso motivo per cui un gatto che vive in una casa fredda si scurisce sul dorso. La conseguenza pratica arriva dal veterinario, perché ogni zona rasata ricresce più scura dopo un prelievo o un intervento, e torna al colore di partenza solo con la muta successiva, cioè dopo mesi.
Il bianco, gli occhi azzurri e la sordità: come stanno le cose
Nel gatto la sordità congenita è legata al gene KIT, e dentro quel gene ci sono due varianti diverse che vanno tenute separate. Il bianco dominante, quello dei gatti interamente bianchi, è associato a occhi azzurri e a una probabilità alta di sordità: la UC Davis riporta che quasi tre quarti dei gatti con due copie sono sordi e che fra quelli con una copia circa un quinto è sordo. Il fattore del bianco a macchie, invece, è la variante che dà i calzini e la V dello snowshoe.
La precisazione che salta quasi sempre riguarda gli occhi. L’azzurro dello snowshoe non è quello del bianco dominante: viene dal colourpoint, cioè dallo stesso meccanismo che schiarisce il corpo e scurisce le estremità, e non porta con sé il rischio uditivo del gene del bianco. È un punto che confonde anche chi ne sa, perché a occhio nudo un occhio azzurro somiglia a un altro occhio azzurro, mentre le due strade genetiche non hanno niente in comune.
Detto questo, il bianco non si liquida in una riga. Le associazioni fra depigmentazione e orecchio interno esistono anche al di fuori del bianco dominante, in alcuni soggetti e con frequenza molto minore, e nelle linee che hanno incrociato gatti bianchi veri la domanda torna a essere legittima. La risposta si ottiene con un esame, il test BAER, che misura la risposta uditiva del tronco encefalico ed è rapido e non invasivo. A un allevamento serio si chiede la genealogia e, dove ha senso, quel referto.
Che cosa arriva dalle linee siamesi
Lo snowshoe eredita dal siamese la sua parte di problemi noti, e sono quelli su cui vale la pena informarsi. L’atrofia progressiva della retina legata alla variante rdAc del gene CEP290 è autosomica recessiva, comincia a degenerare intorno ai sette mesi e porta alla cecità in genere fra i tre e i cinque anni; la UC Davis la testa per il siamese e per molte razze collegate, e riporta una frequenza della mutazione nel siamese vicina a un terzo dei soggetti.
Nello stesso gruppo è descritta una forma familiare di amiloidosi, con deposito di proteina amiloide soprattutto nel fegato, e una predisposizione all’asma felina, cioè alla malattia bronchiale cronica. Per la prima non esiste un test di routine, per la seconda nemmeno: quello che si può fare è riconoscere i segnali presto. Un gatto che tossisce ripetutamente non ha un bolo di pelo, e un giovane adulto che dimagrisce senza motivo ha bisogno di esami del fegato subito, non fra un mese.
Denti, respiro e i controlli che restano
La malattia parodontale è la voce più concreta del libretto sanitario di questo gruppo di razze, perché compare presto e passa inosservata: un gatto con la bocca dolente smette di masticare da un lato, dimagrisce e cambia carattere prima che qualcuno gli sollevi un labbro. Il controllo settimanale costa dieci secondi e cerca gengive arrossate, alito cattivo e tartaro; la routine di igiene domestica, che si costruisce da gattino, è descritta in i denti del gatto.
Il resto sono i controlli che valgono per tutti e che in una razza da appartamento nessuno dovrebbe saltare: profilassi antiparassitaria anche senza accesso all’esterno, calendario vaccinale rispettato secondo i tempi in i vaccini del gatto, visita annuale e controlli più frequenti dopo i sette anni, quando conviene aggiungere al prelievo anche i parametri renali. Senza sottopelo il gatto cerca il caldo con insistenza, e un’amaca da termosifone lo tiene lontano dai piani di lavoro per tutto l’inverno.