Gattini e riproduzione dello Snowshoe

Foto: Heikki Siltala · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons
Nascono bianchi, e il colore arriva dopo
I gattini snowshoe nascono completamente bianchi e il disegno compare nelle settimane successive, a partire dalle orecchie e dal muso. Non è una particolarità della razza ma la conseguenza diretta del colourpoint: nell’utero la temperatura è uniforme, quindi l’enzima sensibile al calore non produce pigmento da nessuna parte, e il colore comincia a formarsi solo quando il gattino incontra le zone più fredde dell’aria. Il contrasto definitivo arriva verso l’anno e continua a scurirsi per tutta la vita.
La conseguenza pratica è che scegliere un cucciolo di sei settimane guardando il colore non ha senso, e nemmeno guardando la quantità di bianco, che a quell’età non è ancora leggibile in modo affidabile. Quello che si può valutare è il resto: la struttura, la reattività, il modo in cui reagisce alle mani e ai rumori, la salute degli occhi e delle orecchie, e soprattutto come vivono la madre e i fratelli, che dice più di qualunque fotografia.
Perché i calzini sono così difficili da ottenere
Il bianco dello snowshoe dipende dal fattore del bianco a macchie in forma eterozigote, cioè con una sola copia, che è la configurazione che dà i pattern mitted e classic previsti dagli standard. È una condizione instabile per definizione: il regolamento del GCCF spiega che dall’accoppiamento di due soggetti con pattern classic perfetto solo circa metà dei gattini avrà a sua volta il pattern classic. Il bianco non si trasmette come un colore, si ridistribuisce a ogni cucciolata.
Da qui nasce l’economia della razza. In una cucciolata nascono gattini con troppo bianco, con troppo poco, con la V storta o assente, e sono gatti sanissimi e identici agli altri per carattere, semplicemente non conformi allo standard. Vengono ceduti come soggetti da compagnia, spesso con obbligo di sterilizzazione, e sono la scelta più sensata per chi cerca un gatto e non un riproduttore. Chi promette una cucciolata intera di soggetti perfetti sta vendendo una cosa che la genetica non concede.
Vale anche la pena sapere che l’estremo opposto è un problema. Un eccesso di bianco allontana dal tipo e, nelle linee in cui è stato introdotto del bianco vero, riporta in gioco la questione uditiva che con il solo bianco a macchie resta marginale. È il motivo per cui uno standard che limita il bianco a una porzione definita del corpo non è un capriccio estetico: tiene la selezione lontano da una zona in cui l’estetica comincia a costare qualcosa all’animale.
I referti e le domande da fare all’allevamento
In una razza costruita su siamese e british la lista dei controlli è precisa. Il test dell’atrofia progressiva della retina rdAc, legata al gene CEP290, riguarda direttamente le linee siamesi ed è disponibile presso i laboratori di genetica veterinaria; il gruppo sanguigno dei riproduttori conta perché nelle linee di tipo british il gruppo B è frequente, e una femmina di gruppo B accoppiata con un maschio di gruppo A può dare isoeritrolisi neonatale, cioè gattini che muoiono nei primi giorni.
Vanno poi chiesti i test FeLV e FIV, il calendario vaccinale, l’ecocardiografia se in linea ci sono soggetti british, e nelle linee con antenati bianchi il test BAER dell’udito, che si fa in ambulatori specialistici ed è rapido. Un allevamento serio mostra i referti prima che li chieda tu, e non si offende della domanda. Sul percorso sanitario del gattino nelle prime settimane, dai vermi alla prima vaccinazione, i tempi sono in i vaccini del gatto.
Le prime settimane e l’arrivo a casa
Un gattino non lascia la madre prima delle dodici settimane, e in una razza sociale come questa la ragione è ancora più forte del solito: la finestra fra la terza e la nona settimana è quella in cui il gatto impara che persone, rumori domestici e manipolazioni sono normali, e quello che non incontra allora resterà difficile per sempre. Le implicazioni pratiche, con l’elenco di ciò che un allevamento dovrebbe fare, sono in la socializzazione del gattino.
A casa serve poco: una stanza tranquilla con lettiera, acqua, cibo e una cuccia nido morbida fuori dai passaggi, più un trasportino lasciato aperto come rifugio. Lo spazio si allarga per gradi invece di dare subito tutta la casa. Il tipo di alimento e il ritmo dei pasti restano quelli dell’allevamento per la prima settimana, e la vaschetta va riempita con lo stesso substrato a cui è abituato, per le ragioni spiegate in la prima lettiera del gattino.