Cheetoh: la vita in appartamento

Foto: Chris Rue · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Quanto spazio serve e come si organizza
Un gatto attivo in un appartamento non è un problema di metri quadri ma di organizzazione. Le linee guida AAFP e ISFM sui bisogni ambientali del gatto mettono al primo posto un luogo sicuro e al secondo risorse multiple e separate: cibo, acqua, lettiere, punti da graffiare, zone di gioco e di riposo distribuiti nella casa e non ammassati in un angolo. Conta la distribuzione più della superficie, e settanta metri quadri organizzati bene reggono meglio di centoventi con tutto in cucina.
Il secondo criterio è la prevedibilità. Un gatto che sa dove trova le cose e quando succedono le cose smette di sollecitare a caso, e le stesse linee guida insistono su interazioni umane coerenti. Il quadro generale di come si costruisce un ambiente ricco, con i percorsi, i nascondigli e i punti di osservazione, è raccolto in arricchimento ambientale per gatti, e vale per qualunque razza; qui cambia solo la quantità di stimoli che servono per riempire la giornata.
Verticalità: il piano alto non è un lusso
Il punto elevato serve al gatto per controllare l’ambiente ed è uno dei pilastri del luogo sicuro nelle linee guida internazionali. In un appartamento normale la scelta è fra un albero alto e un percorso di mensole a parete. Un albero per gatti da 143 centimetri è la soluzione più semplice perché non buca i muri, e il criterio da controllare prima di comprare è la larghezza delle piattaforme, che devono contenere un adulto sdraiato e non solo seduto.
Le mensole costano di più in installazione ma liberano il pavimento e permettono di costruire un percorso vero. Un set di mensole da parete per gatti funziona se i tasselli sono adatti al muro e se la distanza fra un livello e l’altro non obbliga a salti lunghi in discesa. Un gatto agile arriva comunque dove vuole, e la strada più efficace non è impedirglielo ma offrire un’alternativa migliore, come si vede ragionando sul perché il gatto sale sui mobili.
Lettiera e graffio: due punti dove si sbaglia spesso
La regola sulla lettiera è la stessa per tutti: una vaschetta a testa più una, lunga almeno una volta e mezza il gatto senza contare la coda, lontana da cibo e passaggi rumorosi, pulita due volte al giorno. Il substrato più gradito resta il granulato fine agglomerante, ma esistono alternative vegetali valide come una lettiera vegetale da 20 litri, più leggera da smaltire. Le cause di rifiuto sono quasi sempre ambientali e sono elencate in perché il gatto non usa la lettiera.
Sul graffio il principio è ancora più semplice: il gatto graffia per marcare e per curare le unghie, e il tiragraffi va messo dove lui vuole graffiare, non dove sta bene all’arredamento. Se il bersaglio è già il divano, si copre e si offre l’alternativa nello stesso punto: una protezione antigraffio per divano serve a interrompere l’abitudine mentre si costruisce quella nuova. Il ragionamento completo su perché il gatto graffia il divano vale anche qui.
Finestre, balconi e sicurezza
Un gatto molto agile e molto curioso alza il livello di rischio della casa. Le finestre a vasistas sono la trappola più pericolosa in assoluto, perché il gatto che ci si infila scivola verso il basso e resta incastrato; le zanzariere standard non reggono un animale che si appoggia, e i balconi vanno chiusi con una rete tesa e fissata bene, non appoggiata. La rete va provata tirandola con la mano, perché un gatto di cinque chili che si arrampica esercita una forza superiore a quella che si immagina.
Il secondo fronte è quello che finisce in bocca. Fili, elastici, nastri e sacchetti di plastica sono la causa più frequente di occlusione intestinale nel gatto, e un animale che manipola gli oggetti con le zampe li trova prima degli altri. Vanno riposti dopo l’uso i giochi con fili e piume, tenuti chiusi i cassetti con la cancelleria e messi fuori portata i lacci delle tende avvolgibili. È una gestione noiosa, ma costa molto meno di una chirurgia d’urgenza.