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Origine e storia del Cheetoh

Cheetoh maculato in piedi sull'erba

Foto: Chris Rue · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Un incrocio fra due razze domestiche, non una scoperta

Il Cheetoh non nasce dalla cattura di un felide selvatico e non è il recupero di una popolazione locale: nasce dall’incrocio programmato fra due razze domestiche già riconosciute, il bengala e l’ocicat. Il progetto viene attribuito all’allevatrice statunitense Carol Drymon, che lo avvia nei primi anni Duemila con un obiettivo dichiarato, cioè ottenere un gatto molto maculato e di struttura importante ma con il temperamento di un gatto di casa. Il nome richiama il ghepardo e, come tutti i nomi di questo tipo, descrive un’ambizione estetica e non una parentela.

Capire l’origine serve a leggere tutto il resto della razza. Un gatto ottenuto incrociando due razze eredita quello che quelle due razze hanno, nel bene e nel male: la struttura e il disegno del mantello, ma anche le patologie ereditarie documentate in entrambe. Non esiste una malattia del Cheetoh, esistono le malattie del bengala e dell’ocicat, e chi compra un cucciolo deve chiedere gli stessi test che si chiedono per le razze fondatrici. È il punto pratico più importante di tutta la scheda e torna nella parte dedicata alla salute.

Che cosa porta l’ocicat e che cosa porta il bengala

L’ocicat è una razza di imitazione. TICA racconta che nel 1964, in Michigan, Virginia Daly stava cercando un siamese con i punti del colore dell’abissino e ottenne per caso un gattino maculato; la figlia disse che assomigliava a un ocelot, e da lì venne il nome. Nel programma entrarono in seguito anche gli american shorthair. Nell’ocicat non c’è sangue selvatico: TICA gli ha dato lo status di campionato nell’agosto 1986, e i maschi adulti pesano indicativamente fra i quattro chili e mezzo e i cinque e mezzo, le femmine meno.

Il bengala è invece un ibrido vero. Discende dall’incrocio fra il gatto domestico e il gatto leopardo asiatico, Prionailurus bengalensis, avviato negli Stati Uniti nei primi anni Sessanta e ripreso poi da Jean Mill. TICA lo ha riconosciuto come nuova razza nel 1986 e ammesso al campionato nel 1991, con una regola precisa: i soggetti delle prime generazioni restano registrati come fondatori e non vanno in esposizione, e i bengala da mostra nascono soltanto da accoppiamenti bengala per bengala. È da questi ultimi che discendono i Cheetoh, non dai gatti di prima generazione.

Il riconoscimento che non è mai arrivato davvero

Il percorso ufficiale della razza si ferma presto. La United Feline Organization, una piccola associazione statunitense, accolse il Cheetoh nel 2004, e TICA lo iscrisse per un periodo nel registro delle razze sperimentali. Da lì in avanti non è successo altro. Oggi il Cheetoh non compare fra gli standard di razza pubblicati da TICA, non figura nelle tabelle delle categorie del regolamento di registrazione in vigore, e nessuna delle federazioni maggiori, dalla FIFe alla CFA al GCCF britannico, lo ammette al campionato o gli dedica una commissione.

Non è una questione di prestigio ma di controlli. Senza uno standard riconosciuto non esiste un profilo condiviso a cui i soggetti debbano corrispondere, non ci sono giudici che li valutino, non c’è una commissione di razza che raccolga dati sanitari e non esiste un registro genealogico consultabile che permetta di ricostruire una linea di sangue. Il pedigree che accompagna un cucciolo, quando c’è, vale esattamente quanto vale l’ente che lo emette, e in questo caso è quasi sempre un ente molto piccolo e senza obblighi di trasparenza.

Che cosa comporta comprare un gatto senza registro

International Cat Care è esplicita su questo terreno: scoraggia la creazione di razze nuove prive di una storia sanitaria documentata e segnala il rischio delle popolazioni ristrette, dove una variante dannosa si diffonde rapidamente a tutte le linee. Il Cheetoh nasce da pochi fondatori e conta pochissimi allevatori nel mondo, quindi la consanguineità è il problema principale. Le medie di longevità che circolano negli annunci non hanno alle spalle nessuna casistica veterinaria, a differenza dei numeri raccolti su quanto vive un gatto.

Va detto anche che gli allevatori di ocicat contestano da anni l’operazione, sostenendo che la taglia superiore vantata per il Cheetoh sia soltanto il vigore del primo incrocio e non un carattere che si trasmette in modo stabile. È una critica di parte, ma il ragionamento genetico regge e vale la pena conoscerlo prima di pagare un sovrapprezzo. Sul piano quotidiano resta un gatto domestico a pelo corto: basta una spazzola con pettine per gatti una volta alla settimana, un albero per gatti da 143 centimetri e l’organizzazione descritta per il gatto in appartamento.

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