Gattini e riproduzione del Burmilla

Foto: David Johnson [1] · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Tre referti, non uno
Nel burmilla la distanza fra un allevatore e un venditore si misura con tre test genetici, e vanno chiesti tutti e tre perché la razza eredita rischi da entrambi i rami di origine. Dal burmese arrivano l’ipokaliemia familiare, legata al gene WNK4, e la deformità cranica, legata al gene ALX1; dal persiano chinchilla arriva il rene policistico, legato al gene PKD1. Sono tre documenti, non tre promesse, riferiti ai due genitori e con il nome del soggetto scritto sopra.
A questi si aggiunge il corredo ordinario, che vale per qualunque razza: pedigree rilasciato da un’associazione riconosciuta, libretto sanitario con vaccinazioni e sverminazioni, gattini cresciuti in casa e non in un locale separato, età di cessione rispettata e possibilità di vedere la madre insieme ai cuccioli nell’ambiente in cui sono nati. Un allevamento serio mostra tutto questo prima che tu debba chiederlo, e non si offende per le domande: chi si offende sta dicendo qualcosa di preciso su come lavora.
Come si leggono: recessivo, codominante, dominante
Le tre malattie non si trasmettono allo stesso modo, e questo cambia completamente le regole di accoppiamento. L’ipokaliemia è autosomica recessiva: il portatore è sano e può essere usato in riproduzione con un partner negativo senza produrre malati, quindi la sola regola è non accoppiare mai due portatori. Serve a non perdere linee di sangue mentre si ripulisce la popolazione, e in una razza con una base genetica stretta non è un dettaglio secondario.
La deformità cranica funziona diversamente perché la variante ALX1 è codominante: un soggetto con una sola copia è vivo e mostra il muso più corto premiato in esposizione, ma due portatori accoppiati producono gattini letali in una quota prevedibile della cucciolata. La regola è rigida: un portatore va usato solo con un negativo. È anche il caso in cui si vede meglio come un tratto estetico selezionato in esposizione possa avere un costo diretto sull’animale.
Il rene policistico è il caso più semplice da gestire, perché la trasmissione è autosomica dominante: chi ha la variante è affetto, e un soggetto positivo semplicemente non va riprodotto. Da due genitori negativi non nascono gattini portatori, quindi una linea pulita resta pulita. Se l’allevatore non sa spiegarti la differenza fra un carattere recessivo, uno codominante e uno dominante, il problema non è il gattino che stai guardando ma la persona che te lo sta vendendo.
Parto, prime settimane e peso quotidiano
La gestazione dura circa nove settimane e nella maggior parte dei casi il parto non richiede assistenza, ma il veterinario va allertato prima della data prevista e non durante, perché nessuna nascita è di routine. Nelle prime settimane il lavoro lo fa la madre: all’ambiente serve solo di essere caldo, tranquillo e riparato dalle correnti, e una cuccia nido morbida e lavabile in un angolo poco frequentato funziona meglio di qualunque struttura elaborata.
L’unico controllo davvero indispensabile è il peso quotidiano dei gattini, perché la curva giorno per giorno è il primo indicatore che qualcosa non va, molto prima che si veda a occhio. Nel burmilla vale anche la pena ricordare che il mantello definitivo arriva dopo: il tipping si definisce nei mesi e il verde degli occhi si stabilizza con la maturità, quindi il colore a otto settimane non dice quasi nulla. Il passaggio al cibo solido segue i tempi di lo svezzamento del gattino.
Il gattino che arriva a casa
La finestra sensibile per la socializzazione del gatto si chiude presto, molto prima che nel cane, e un gattino che in quel periodo non ha incontrato persone diverse, rumori domestici e altri animali resta timoroso da adulto anche in una razza socievole come questa. È il motivo per cui i cuccioli vanno cresciuti in casa e non in un locale separato, e i passaggi utili, con i tempi realistici, sono elencati in la socializzazione del gattino.
Nei primi giorni conviene restringere lo spazio invece di allargarlo: una stanza sola con tutte le risorse, lettiera lontana dalle ciotole, un nascondiglio a terra e uno in alto, e il resto della casa concesso per gradi. Conviene farsi dare dall’allevamento lo stesso substrato usato fin lì, per le ragioni spiegate in la prima lettiera del gattino: cambiare tipo di lettiera nel momento in cui cambia tutto il resto è il modo più semplice per creare un problema.
Per il viaggio va bene un trasportino morbido fino a 7 chili, sufficiente per un cucciolo, ma conviene mettere subito in conto un modello rigido di taglia adulta, che sarà l’oggetto più usato dei prossimi quindici anni. Nei primi giorni si toglie il superfluo e si aggiunge tempo passato seduti per terra vicino a lui, senza forzare il contatto: un gattino socievole si avvicina da solo, e quello che si costruisce in quelle settimane regge per anni.