Burmilla: la vita in appartamento

Foto: David Johnson [1] · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Un gatto da interni, e per buone ragioni
Il burmilla è fiducioso con gli sconosciuti, poco prudente con il traffico e abbastanza raro da attirare attenzioni indesiderate: sono tre motivi sufficienti per considerarlo un gatto da interni. La buona notizia è che i metri quadri contano meno della loro organizzazione. Le linee guida AAFP e ISFM mettono al primo posto un luogo sicuro e al secondo risorse multiple e separate: cibo, acqua, lettiere, punti da graffiare e zone di riposo distribuiti, non ammassati nello stesso angolo della casa.
Il secondo criterio è che la casa resti interessante quando non c’è nessuno. Una finestra con vista, mensole raggiungibili, scatole aperte, nascondigli e un paio di oggetti che cambiano posizione ogni settimana valgono più di un cesto pieno di giocattoli sempre uguali. La noia si vede prima nei mobili che nel gatto, e in una razza che resta giocosa a lungo il fenomeno dura molti anni. L’impianto generale è descritto in arricchimento ambientale per gatti.
Il freddo: un pelo sottile senza sottopelo
È l’aspetto pratico più sottovalutato di tutta la famiglia burmese. Il mantello è corto, fine e aderente, senza il sottopelo che isola un europeo o un siberiano, e il gatto lo compensa cercando calore ovunque: il grembo, il letto, il termosifone, il portatile acceso, un altro gatto. Non è soltanto affetto, è termoregolazione, e saperlo cambia il modo di organizzare la casa: in inverno una stanza fredda con le porte chiuse è un ambiente scomodo per questo gatto.
Vale la pena aggiungere che il freddo è anche uno dei fattori che possono scatenare un episodio di ipokaliemia in un soggetto affetto, quindi offrire alternative calde e stabili è una scelta sensata due volte. Un’amaca da termosifone occupa uno spazio che non serve a nessun altro ed è il primo posto che viene scelto, mentre una cuccia a ciambella da 50 centimetri con i bordi alti trattiene il calore corporeo meglio di un cuscino piatto.
Verticalità e punti di osservazione
Il punto elevato serve al gatto per controllare l’ambiente e fa parte del luogo sicuro descritto dalle linee guida internazionali. Il burmilla non è un saltatore estremo, ma è muscoloso e pesa più di quanto la sagoma suggerisca, quindi la solidità conta più dell’altezza: una struttura che oscilla al primo atterraggio viene abbandonata e non viene più ripresa. Un albero per gatti da 112 centimetri davanti a una finestra copre da solo il fabbisogno di una casa media.
Le mensole a parete sono l’alternativa quando il pavimento è già occupato, purché i tasselli siano adatti al muro e la distanza fra i livelli resti breve, trenta o quaranta centimetri, perché un gatto anziano o appesantito smette di usare un percorso troppo distanziato senza segnalarlo. La destinazione più richiesta resta il davanzale con vista sulla strada, ed è anche il posto in cui il gatto passa le ore in cui siete fuori: le ragioni sono spiegate in perché il gatto sale sui mobili.
La lettiera come primo diario clinico
Le regole generali non cambiano con la razza: una vaschetta a testa più una, lunga almeno una volta e mezza il gatto senza la coda, lontana dal cibo e dai passaggi rumorosi, pulita due volte al giorno. In questa razza c’è però un motivo in più per curarla, e riguarda il rene: la quantità di urina è un’informazione clinica, e un substrato agglomerante che permetta di contare e valutare le palline rende evidente un cambiamento molto prima di qualunque sintomo.
Sul materiale, una lettiera vegetale da 20 litri è più leggera da movimentare e da smaltire di una bentonite, e va benissimo purché il gatto la accetti; i cambi di substrato si fanno mescolando il nuovo al vecchio per una decina di giorni. Quando un gatto abitudinario smette all’improvviso di usare la vaschetta, la prima cosa da escludere è sempre medica, e solo dopo si passa alle cause ambientali elencate in perché il gatto non usa la lettiera.