Carattere e convivenza in famiglia del Burmilla

Foto: David Johnson [1] · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Socievole come un burmese, con il volume abbassato
Gli standard descrivono il burmilla come la somma dei due caratteri di partenza: la socialità vivace e un po’ impertinente del burmese europeo unita alla placidità del persiano chinchilla. Nella pratica significa un gatto che vuole stare con le persone, che ti segue di stanza in stanza e che si presenta alla porta quando arriva qualcuno, ma senza l’insistenza fisica e la vocalità continua del parente. Chiede compagnia, non chiede attenzione, ed è una differenza che si sente tutti i giorni.
È anche un gatto che parla poco. Il burmese commenta la giornata e replica se gli rispondi, il burmilla usa la voce in modo molto più sobrio, il che lo rende una scelta ragionevole in condominio e per chi lavora da casa. Il rovescio è che le sue richieste passano dal corpo e dalla posizione: dove si mette, quale stanza evita, quanto tempo resta vicino. La mappa dei suoni felini, utile anche con un gatto silenzioso, è raccolta in i tipi di miagolio.
Un adulto che resta gattino a lungo
Le descrizioni di razza insistono su un punto che chi convive con un burmilla conferma: il comportamento giovanile dura molto più della media. A cinque o sei anni molti soggetti giocano ancora come a uno, saltano sulle mensole, portano oggetti in giro e ispezionano ogni sacchetto della spesa. È una qualità, ma va messa in conto prima di scegliere la razza, perché un gatto che resta attivo a lungo richiede stimoli per tutta la vita e non solo nel primo anno.
La conseguenza pratica riguarda la casa. Superfici sgombre, cavi fuori portata, cassetti chiusi e niente cibo lasciato incustodito non sono precauzioni da cucciolo ma abitudini da mantenere. Un burmilla annoiato non è distruttivo come un abissino, ma trova comunque il modo di rendersi interessante la giornata, e quasi sempre lo fa a spese di qualcosa. Meglio prevenire con una routine di gioco fissa che rincorrere il problema quando è già diventato un’abitudine consolidata.
Le ore da solo e la questione del secondo gatto
Rispetto al burmese, che soffre parecchio la solitudine, il burmilla regge meglio le assenze grazie alla componente più tranquilla del suo carattere. Meglio non significa bene: resta un gatto orientato alle persone, e una casa vuota dieci ore al giorno è un ambiente povero. Le linee guida AAFP e ISFM sui bisogni ambientali del gatto mettono fra i pilastri un’interazione umana positiva, coerente e prevedibile, e le contromisure concrete per le assenze lunghe sono descritte in il gatto lasciato solo.
Un secondo gatto è spesso una buona idea, purché sia scelto con età e livello di attività simili e inserito con la procedura di sempre: stanze separate all’inizio, scambio di odori, risorse doppie e nessuna fretta, come spiegato in come presentare due gatti. Nelle prime settimane un diffusore di feromoni Feliway Classic abbassa la tensione di fondo, ma non sostituisce l’inserimento graduale: è un aiuto ai margini, non una scorciatoia.
Con bambini, cani e ospiti
Il burmilla è fra i gatti che tollerano meglio la confusione domestica, e con i bambini funziona a due condizioni che valgono per tutti: vie di fuga sempre disponibili in ogni stanza e nessun obbligo di farsi prendere in braccio. Un gatto che può andarsene quando vuole è anche un gatto che torna, mentre uno inseguito impara a stare sotto il letto. Vale anche la regola di non disturbarlo mentre mangia e mentre dorme, che è il modo più semplice per evitare i pochi conflitti possibili in una razza tollerante come questa.
Con i cani il rapporto dipende quasi solo dal cane: uno che rincorre crea un problema, uno indifferente diventa in poche settimane un compagno di divano. La socievolezza di questa razza va però gestita e non data per scontata: un gatto fiducioso non è invulnerabile, e un burmilla che si avvicina agli sconosciuti senza esitare va protetto da chi lo ospita. Il gioco condiviso aiuta a costruire i rapporti, e un set di bacchette con piume permette di farlo senza mettere le mani in mezzo.