Cura del pelo e salute del Balinese

Foto: Talophex · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Semilungo senza sottopelo: poco feltro, non zero
Il mantello del Balinese è di media lunghezza, finissimo e serico, aderente al corpo e privo del sottopelo lanoso: è la ragione per cui la CFA lo descrive come un pelo che non tende a infeltrirsi. Rispetto a un persiano o a un gatto nordico la differenza è enorme, perché il feltro nasce dall’intreccio fra pelo di copertura e sottopelo. Qui manca lo strato che annoda, quindi la manutenzione è una frazione di quella che molti si aspettano vedendo la coda.
Non significa però lasciar perdere. Una o due passate alla settimana con un pettine a denti larghi seguito da uno più fitto tolgono il pelo morto e permettono di controllare la pelle, e nelle zone di attrito, ascelle, inguine e base della coda, conviene guardare con le dita e non con gli occhi. Nei cambi di stagione la perdita aumenta ed è normale; una caduta a chiazze o con croste non lo è, e le cause sono quelle descritte in perché il gatto perde il pelo.
Più pelo significa anche più pelo ingerito durante la pulizia. Il vomito occasionale con un bolo è comune, quello frequente non lo è, e nella maggior parte dei casi non c’entra affatto con il mantello: la casistica è riassunta in i boli di pelo nel gatto. Pettinare con regolarità resta il modo più efficace di ridurre la quantità che finisce nello stomaco, e ha il vantaggio di far scoprire noduli e zone dolenti settimana dopo settimana.
Amiloidosi epatica: la voce più seria
Nel gruppo siamese, balinese compreso, è descritta una forma familiare di amiloidosi AA: la proteina amiloide sierica A si deposita nei tessuti come fibrille insolubili, e i lavori pubblicati su siamesi e orientali indicano il fegato e la tiroide come organi bersaglio principali. I gatti colpiti muoiono in genere fra il primo e il settimo anno, e la causa di morte più drammatica è la rottura del fegato reso fragile, con emorragia in addome e shock ipovolemico.
I segni iniziali sono generici e facili da rimandare: apatia, appetito ridotto, dimagrimento, sete aumentata, vomito, pelo che perde lucentezza. In un balinese giovane che perde peso senza motivo gli esami del fegato vanno fatti presto, non dopo un mese di attesa, perché non esiste una terapia che sciolga l’amiloide già depositata. Un’analisi di segregazione sugli orientali ha escluso un modello a gene singolo, e uno studio del 2023 ha individuato più regioni associate: un test di routine non c’è.
Respiro, retina e denti
L’asma felina, cioè la malattia bronchiale cronica, è la seconda condizione citata per questo gruppo di razze. Più studi riportano forme più gravi e a esordio più precoce, con un’età media di comparsa attorno ai quattro anni, mentre una casistica australiana non ha confermato la predisposizione: la questione è aperta e va raccontata così. Un gatto che tossisce ripetutamente per giorni non sta espellendo un bolo, e una crisi respiratoria improvvisa è un’emergenza da pronto soccorso.
Sulla retina, invece, esiste uno strumento concreto. L’atrofia progressiva legata alla variante rdAc del gene CEP290 è autosomica recessiva e ha una frequenza elevata nel siamese e nelle razze collegate, balinese incluso, secondo il laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis. La degenerazione comincia verso i sette mesi e porta alla cecità in genere fra i tre e i cinque anni. Il test si fa con un tampone boccale e due portatori non vanno accoppiati.
Resta il capitolo dentale, il più trascurato. Nel gruppo siamese gengiviti e problemi parodontali compaiono spesso presto, e un gatto con la bocca dolente smette di mangiare, dimagrisce e cambia carattere prima che qualcuno gli sollevi un labbro. Il controllo settimanale si fa sollevando un labbro e cercando gengive arrossate, alito cattivo e depositi di tartaro, e costa dieci secondi. La routine di igiene domestica, che si costruisce da cucciolo perché da adulto non si improvvisa, e i segnali che impongono una visita sono descritti in i denti del gatto.
Il colore che cambia con la temperatura
Il colourpoint del Balinese dipende dall’allele cs del gene della tirosinasi, che rende l’enzima sensibile al calore: la melanina viene prodotta poco nelle zone calde del corpo e normalmente nelle estremità più fredde, cioè maschera, orecchie, zampe e coda. La conseguenza pratica interessa chi cura il gatto: ogni zona rasata ricresce più scura, dopo un prelievo, un’ecografia o un intervento chirurgico, e torna al colore di partenza soltanto con la muta successiva, cioè dopo diversi mesi.
Lo stesso meccanismo spiega perché un balinese che vive in una casa fredda tende a scurirsi sul tronco e perché quasi tutti i soggetti diventano più scuri con l’età. Non è un segnale di malattia e non richiede nulla. Va invece ricordato che una razza con poco sottopelo cerca il caldo con insistenza, e che assecondarla costa poco: un’amaca da termosifone diventa il posto preferito da novembre a marzo e toglie il gatto dai piani di lavoro della cucina.