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Gattini e riproduzione del Balinese

Balinese chocolate point disteso su un divano

Foto: Talophex · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Cuccioli bianchi che diventano colorati, e pelo che arriva dopo

I gattini di Balinese nascono chiari, quasi bianchi, ed è una conseguenza diretta del colourpoint: l’allele cs del gene della tirosinasi produce un enzima sensibile alla temperatura, e nell’utero, dove il calore è uniforme, la pigmentazione non parte. Dopo la nascita le estremità si raffreddano e maschera, orecchie, zampe e coda cominciano a scurirsi. Il disegno si stabilizza col tempo, in genere entro il primo anno, e nei seal point compare prima che nei lilac.

La seconda sorpresa riguarda il pelo. Un cucciolo di balinese non sembra affatto un gatto a pelo lungo: la lunghezza arriva gradualmente e il mantello adulto, con la coda a pennacchio, si vede solo dopo diversi mesi. Chi valuta una cucciolata guardando la lunghezza del pelo a otto settimane sta guardando il dato sbagliato, e conviene invece osservare la struttura, la vivacità e il modo in cui i gattini reagiscono alle persone.

Perché in una cucciolata di siamesi può nascere un balinese

La lunghezza del pelo dipende da varianti recessive del gene FGF5. Un gatto con una sola copia ha pelo corto e non si distingue in alcun modo, ma trasmette la variante a metà dei figli: quando due portatori vengono accoppiati, una parte della cucciolata nasce con il pelo semilungo. È esattamente così che il Balinese è comparso per decenni nelle linee di siamesi, ed è il motivo per cui non è mai stato necessario un incrocio con razze a pelo lungo.

Nei registri che lo consentono, gli accoppiamenti fra balinesi e siamesi restano ammessi, e i figli a pelo corto vengono iscritti come varianti: sono siamesi a tutti gli effetti che portano il gene del pelo lungo. Non è un ibrido né un errore, ed è un’informazione che un allevatore serio fornisce spontaneamente, perché cambia le previsioni sulle cucciolate future di chi acquista un soggetto destinato alla riproduzione. Per chi cerca semplicemente un gatto di casa, invece, la sigla sul pedigree non cambia assolutamente nulla.

Che cosa chiedere a chi alleva

Le domande utili sono tre. La prima riguarda l’atrofia progressiva della retina legata alla variante rdAc: il test genetico esiste, si fa con un tampone boccale e distingue sani, portatori e malati, quindi i riproduttori vanno testati e i referti mostrati senza che si debba insistere. Due portatori non vanno mai accoppiati, mentre un portatore abbinato a un soggetto negativo non produce gattini malati e permette di non perdere la linea.

La seconda riguarda l’amiloidosi, per la quale un test di routine non esiste: qui conta la conoscenza della linea, cioè sapere quali soggetti sono morti, a che età e per quale causa. Un allevatore che liquida la domanda sta raccontando metà della storia. La terza non riguarda la salute ma il temperamento dei genitori, quanto sono vocali e come reagiscono agli estranei: poiché una parte del carattere è ereditabile, vedere gli adulti dice più di qualunque descrizione.

Le prime settimane e l’arrivo a casa

La finestra sensibile per la socializzazione del gatto si chiude presto, molto prima che nel cane, e un gattino che in quel periodo non incontra persone diverse, rumori domestici, superfici e brevi manipolazioni resta timoroso da adulto. È il motivo per cui i cuccioli vanno cresciuti in casa e non in box separati, e per cui l’età minima di cessione ha un senso sanitario e comportamentale insieme: i passaggi utili sono elencati in la socializzazione del gattino.

Nei primi giorni conviene limitare lo spazio a una stanza con tutte le risorse e allargarlo per gradi, tenendo la lettiera lontana dalla ciotola e usando lo stesso substrato dell’allevamento per non sommare due cambiamenti. In un semilungo va aggiunta subito l’abitudine al pettine, prima ancora che serva davvero. I tempi del passaggio al cibo solido sono descritti in lo svezzamento del gattino, e vanno rispettati anche quando il gattino sembra pronto prima.

Sulla sterilizzazione l’indicazione pratica delle linee guida veterinarie è chiara: è un fattore di rischio per l’obesità, in particolare nei maschi, e conviene ricalcolare la razione nelle settimane successive all’intervento invece di aspettare il controllo annuale. Un trasportino morbido lasciato aperto in casa nei giorni precedenti rende il viaggio molto meno traumatico, e una cuccia nido lavabile in un angolo tranquillo copre bene il recupero post operatorio. La razione si ricalcola subito, non l’anno dopo.

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