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Origine e storia del Balinese

Balinese chocolate point disteso su un divano

Foto: Talophex · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Un pelo lungo comparso dove non doveva esserci

Il Balinese non è stato progettato: è comparso. Nelle cucciolate di siamesi, fin dai primi decenni del Novecento, nascevano di tanto in tanto gattini con il pelo più lungo del normale, identici ai fratelli in tutto il resto. La causa è una mutazione del gene FGF5, che regola la lunghezza del pelo nel gatto ed è ereditata in modo autosomico recessivo: servono due copie perché il pelo si allunghi, quindi due siamesi apparentemente normali possono produrre un cucciolo semilungo senza che nessuno abbia incrociato nulla.

Per anni quei gattini furono considerati un difetto e venduti come animali da compagnia, fuori dai programmi di allevamento. Il cambio di prospettiva arriva a metà secolo, quando alcune allevatrici americane decidono che quel pelo vale la pena di essere fissato invece che scartato. La CFA cita in particolare Helen Smith e Sylvia Holland come le persone che trasformano una variante ricorrente in una razza, con un lavoro di selezione che parte dagli anni Quaranta e prosegue nei due decenni successivi.

Il nome preso in prestito dai ballerini

Il nome è una scelta di marketing riuscita, e non ha nulla a che vedere con l’isola di Bali: la razza non è mai passata dall’Indonesia. Secondo la CFA fu scelto per richiamare i movimenti aggraziati dei danzatori balinesi, che le allevatrici trovavano simili all’andatura di questi gatti. L’alternativa sarebbe stata chiamarlo siamese a pelo lungo, definizione corretta ma poco vendibile, e soprattutto sgradita agli allevatori di siamesi dell’epoca, che non volevano il proprio nome associato a una variante.

Il riconoscimento arriva nel 1970, quando la CFA ammette il Balinese al campionato. Da lì in avanti la razza segue la stessa parabola estetica del siamese: il tipo si allunga, la testa diventa un cuneo più netto, le orecchie crescono. Il balinese moderno segue il siamese moderno, perché le due popolazioni sono rimaste collegate e i programmi di allevamento hanno continuato a scambiarsi soggetti, come consentono ancora oggi diversi registri. Struttura, voce e bisogni restano quelli del gruppo, compreso il modo di comunicare descritto in il linguaggio dei gatti.

Il capitolo Javanese, spiegato una volta per tutte

Qui nasce l’equivoco che gira in tutti gli annunci. All’inizio la CFA accettava il Balinese solo nei quattro colori tradizionali del siamese, seal, chocolate, blue e lilac. Quando nel 1979 furono ammessi i colori cosiddetti non tradizionali, questi vennero registrati sotto un nome diverso, Javanese, come se fossero una razza a parte. Nel 2008 le due denominazioni sono state riunite in un’unica razza con due divisioni: il Javanese è una divisione di colore, non un altro gatto.

In Europa il quadro è ancora diverso, ed è bene saperlo prima di leggere un pedigree. La FIFe e la TICA non usano il termine Javanese: il siamese a pelo semilungo si chiama Balinese, mentre la versione semilunga dell’orientale, cioè senza colourpoint, si chiama Orientale a pelo lungo. Lo stesso nome, in federazioni diverse, ha indicato animali diversi, e questo basta a spiegare perché sul web si trovino descrizioni inconciliabili della stessa razza.

La conseguenza pratica è una sola: quando si valuta un cucciolo conta il pedigree e contano i test fatti sui genitori, non l’etichetta usata nell’annuncio. Un venditore che presenta il Javanese come razza rara e più costosa sta contando su questa confusione. Le federazioni scrivono i propri elenchi in modo pubblico e verificabile, e un allevatore serio spiega senza fatica in quale registro sono iscritti i suoi gatti e che cosa significa la sigla che compare sul certificato.

Che cosa chiede lo standard

TICA descrive un unico standard per il gruppo siamese, che comprende Siamese, Balinese, Orientale a pelo corto e Orientale a pelo lungo, e non ammette incroci con razze esterne. Il corpo è lungo, tubolare, elegante ma muscoloso; la testa forma un cuneo costruito da linee rette che vanno dal naso alla punta delle orecchie; gli occhi sono a mandorla e, nei soggetti colourpoint, di un azzurro intenso. Il pelo è semilungo, aderente al corpo, e la coda porta un pennacchio.

La differenza che pesa nella vita quotidiana è tutta lì: una lunghezza in più senza sottopelo. Il mantello del balinese è fine e serico, non doppio come quello dei gatti nordici, quindi non forma il feltro compatto di un persiano e non richiede sedute di toelettatura. Bastano un pettine a denti larghi una o due volte alla settimana, un albero accanto alla finestra e la stessa attenzione al gioco e alla compagnia che si dedica a qualunque gatto in appartamento.

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