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Cura del pelo e salute del Lykoi

Lykoi dal manto rado che ricorda un lupo

Foto: steptacular · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Che cos’è davvero l’ipotricosi parziale

L’aspetto del Lykoi dipende da una ipotricosi parziale, cioè da una riduzione del pelo che non arriva mai alla nudità completa. Lo studio pubblicato su Genes nel 2020 dal gruppo che ha lavorato sulla razza descrive che cosa si vede al microscopio: un numero medio di follicoli per gruppo follicolare significativamente ridotto, follicoli spesso miniaturizzati, dilatati e displastici, e un infiltrato linfocitario attorno al follicolo nel 77% dei gruppi esaminati. I follicoli ci sono ma funzionano male, e non producono tutti i tipi di pelo che un mantello normale contiene.

Il risultato visibile è il roan, un termine preso dal mantello dei cavalli: peli pigmentati e peli privi di pigmento mescolati fra loro, in proporzioni che vanno da un gatto quasi nero a uno quasi bianco. Manca il sottopelo, e alcune zone restano scoperte in modo permanente, cioè il contorno occhi, il mento, la canna nasale, il muso e il retro delle orecchie. Sono le stesse aree che nella cura quotidiana chiedono più attenzione, perché la pelle lì è sempre esposta e sempre in vista.

Lo stesso lavoro ha identificato sei varianti di perdita di funzione del gene HR, quello che nell’uomo è associato ad alopecia congenita e a forme di ipotricosi, distribuite fra le linee fondatrici. La trasmissione è autosomica recessiva: i gatti Lykoi sono omozigoti per una variante oppure eterozigoti composti, cioè portano due varianti diverse. È un tratto studiato e descritto, non un mistero, e questo è un punto a favore della razza: si sa che cosa cercare e con quale test cercarlo.

Le mute cicliche: quasi nudo per settimane, poi il pelo torna

La caratteristica che sorprende di più chi convive con un Lykoi è il ciclo del mantello. TICA scrive che questi gatti perdono gran parte del pelo almeno una volta, e la pratica degli allevamenti descrive mute che si ripetono: il gatto si spoglia quasi del tutto, resta per settimane con poco più della pelle, poi rifà il pelo. Non è una malattia in corso, è il modo in cui questi follicoli lavorano. Momento, estensione e ritmo variano moltissimo da soggetto a soggetto e anche fra una muta e l’altra.

Le variabili che sembrano contare sono la variante genetica che il gatto porta, gli ormoni sessuali, la stagione e l’età: lo studio del 2020 nota che alcune varianti si associano a una perdita di pelo più marcatamente periodica, con un sospetto legame ormonale. Nella pratica significa che un gatto sterilizzato può cambiare ritmo dopo l’intervento e che due Lykoi della stessa cucciolata possono comportarsi in modo diverso. Chiedere all’allevatore come si comportano i genitori dà un’idea più realistica di qualunque fotografia.

Resta un punto delicato: il ciclo normale non deve diventare l’alibi che copre tutto. Croste diffuse, prurito insistente, chiazze arrossate, perdita di pelo asimmetrica o pelo che non ricresce affatto non fanno parte del quadro e vanno viste dal veterinario, esattamente come in qualunque altra razza. Le cause possibili quando il gatto perde il pelo sono molte, e comprendono parassiti, allergie e problemi ormonali che nel Lykoi possono passare inosservati proprio perché ci si aspetta che il pelo vada e venga.

La pelle resta esposta: sebo, pulizia, sole

Su un gatto normale il sebo prodotto dalla cute viene assorbito e distribuito dal pelo. Qui il pelo che dovrebbe farlo in buona parte non c’è, e il sebo resta sulla pelle, dove si mescola alla polvere e ossida. La conseguenza è una cute che diventa unta e sporca, con una tendenza segnalata nella razza a comedoni e piccole cisti, soprattutto sul mento e nelle pieghe. La pulizia diventa una voce sanitaria, non un vezzo estetico: va programmata e non improvvisata quando il gatto è già untuoso.

Il metodo è il bagno periodico con un detergente specifico per gatti, integrato da salviette per le aree critiche fra un bagno e l’altro. La frequenza va trovata sul singolo animale, perché lavare troppo spesso secca la cute e la fa desquamare, esattamente come lavare troppo poco la lascia unta. Anche le orecchie, prive della protezione del pelo, accumulano più cerume e vanno controllate ogni settimana. Un passaggio leggero con una spazzola morbida per gatti nelle fasi in cui il pelo c’è aiuta a togliere squame e peli morti.

Il sole è l’altro fronte. Su una cute poco coperta l’esposizione ripetuta produce dermatite solare, che si manifesta con arrossamento, desquamazione e poi croste, e che nei casi che progrediscono può evolvere in carcinoma squamocellulare, tipicamente su orecchie, naso e palpebre. Le contromisure sono semplici: niente davanzale nelle ore centrali delle giornate estive, pellicola filtrante sui vetri più esposti, nessuna uscita libera, e creme solari solo se prescritte dal veterinario, perché molte formulazioni per persone sono tossiche se leccate.

Calore, denti e il resto del libretto

Un mantello rado isola meno, e il Lykoi disperde calore più in fretta di un gatto normale. Non è un animale fragile, ma va tenuto in una casa con una temperatura stabile, con punti caldi disponibili e senza correnti d’aria sui punti di riposo. Attenzione ai rimedi improvvisati: le fonti di calore dirette ustionano una pelle poco protetta, quindi niente borse dell’acqua bollente a contatto e niente stufette puntate sulla cuccia. Meglio un tessuto spesso e una cuccia nido morbida e lavabile in un angolo riparato.

Sul resto delle voci sanitarie va detta una cosa onesta: lo studio del 2020 riporta che, oltre alla follicolite murale linfocitaria, nella popolazione seguita non erano state identificate altre condizioni. È una buona notizia parziale, perché la razza è giovane e i numeri sono piccoli, e l’assenza di malattie descritte non equivale a una razza dimostrata sana sul lungo periodo. Valgono quindi le regole di sempre: profilo vaccinale aggiornato, controlli annuali, attenzione ai denti del gatto e visite più ravvicinate dopo i sette anni.

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