Curiosità e aneddoti sul Lykoi

Foto: steptacular · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Perché lo chiamano gatto lupo
Il nome viene dal greco lykos e nasce da una somiglianza che è solo di superficie: la maschera di pelle scoperta attorno agli occhi e sul muso, insieme al mantello brizzolato, ricorda l’immagine cinematografica del lupo mannaro più che un lupo vero. Il termine tecnico per quel mantello è roan, preso in prestito dal mondo dei cavalli, e indica la mescolanza fra peli pigmentati e peli privi di pigmento distribuiti su tutto il corpo. Il grigio non è un colore, è un effetto ottico.
La proporzione fra i due tipi di pelo cambia da soggetto a soggetto e nello stesso gatto nel tempo, motivo per cui due Lykoi fotografati a distanza di sei mesi possono sembrare animali diversi. Lo standard ammette qualunque colore di base, anche se il nero resta di gran lunga il più comune e il più riconoscibile. Chi cerca un aspetto costante nel tempo, semplicemente, ha scelto la razza sbagliata: la variabilità è parte della definizione.
La pelle che cambia colore con il sole
Un fenomeno che sorprende chi non se l’aspetta è il cambio di tonalità della cute. TICA lo descrive senza giri di parole: la pelle è normalmente rosa, ma con l’esposizione alla luce solare o al calore può scurirsi fino al nero nel giro di pochi giorni. È lo stesso principio dell’abbronzatura, e nei mesi caldi capita di vedere un gatto molto più scuro di quello che era in febbraio. Il fenomeno è reversibile, e la cute torna chiara quando l’esposizione diminuisce.
La curiosità però va letta insieme al capitolo salute, perché l’abbronzatura è la prova dell’esposizione. Su una cute poco coperta l’ultravioletto ripetuto produce dermatite solare sulle sedi più delicate, cioè orecchie, naso e palpebre, e nei casi che progrediscono può portare a carcinoma squamocellulare. Vedere la pelle scurirsi non è un motivo di allarme immediato, ma è un buon segnale per rivedere quante ore il gatto passa davanti al vetro nelle giornate estive, e per spostare i punti di riposo secondo i criteri descritti in dove dorme il gatto.
Non è nudo, non è un rex, non è ipoallergenico
Il Lykoi viene spesso accostato allo Sphynx e ai rex, ma la genetica è un’altra: i test mostrano che non porta le varianti del gene KRT71 responsabili di quei mantelli, e il suo tratto dipende dal gene HR. Il terzo malinteso è il più caro. L’allergene principale del gatto è la proteina Fel d 1, prodotta soprattutto dalle ghiandole salivari e sebacee e depositata sul corpo con la toelettatura: non sta nel pelo, ci viaggia sopra e da lì finisce nell’ambiente.
Ne consegue che un gatto con meno pelo non è un gatto ipoallergenico, e non lo è nemmeno uno completamente nudo. Cambia semmai la distribuzione dell’allergene, che resta sulla cute e sui tessuti dove il gatto dorme, il che rende il lavaggio frequente più utile di qualunque promessa commerciale: una cuccia morbida lavabile in lavatrice vale più di dieci pagine di pubblicità. Chi ha una reazione documentata dovrebbe parlarne con l’allergologo prima di comprare, e non dopo: il quadro delle allergie del gatto chiarisce anche il verso opposto del problema.
La discussione sul benessere, riportata per intero
Le razze costruite su un difetto del pelo sono oggetto di una discussione seria in Europa. International Cat Care, nella sua posizione sulla conformazione e il benessere nell’allevamento felino, raccomanda di scoraggiare attivamente la selezione per tratti che compromettono il benessere e cita esplicitamente la calvizie, insieme all’acondroplasia, alle orecchie piegate e alla brachicefalia estrema, applicando un principio di precauzione: quando il rischio di danno è significativo, non si aspetta la prova definitiva prima di agire.
Sul piano normativo i Paesi Bassi hanno vietato l’allevamento dei gatti senza pelo e dal 1° gennaio 2026 anche la detenzione di nuovi soggetti, insieme a quelli con le orecchie ripiegate, motivando con vibrisse assenti, termoregolazione difficile e pelle esposta. Il Lykoi non è nudo e ha le vibrisse, quindi non ricade in quel divieto, ma una parte di quelle motivazioni lo riguarda: cute più esposta, perdita di calore, sole da gestire. Sono fatti gestibili in casa, con punti caldi stabili come una amaca da termosifone e con le accortezze estive descritte in il gatto e il caldo, ma vanno messi in conto prima di scegliere.