Alimentazione e fabbisogni nutrizionali del Lykoi

Foto: steptacular · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Un gatto che spende di più per stare caldo
Il primo elemento che distingue l’alimentazione di un gatto con poco pelo è la termoregolazione. Mantenere la temperatura corporea costa energia, e un mantello che isola poco alza quel costo, soprattutto in una casa fresca o nei mesi invernali. In pratica molti Lykoi mangiano un po’ più di quanto ci si aspetterebbe dalla loro taglia, che è media. Il fabbisogno segue il singolo animale, non l’etichetta della razza, e la variabile che permette di misurarlo davvero è una sola, il peso nel tempo.
Il metodo è quello valido per tutti: pesare il gatto una volta al mese sulla stessa bilancia, passare le mani sulle coste per valutare la condizione corporea e correggere del dieci per cento alla volta invece di stravolgere le razioni. Le quantità stampate sulle confezioni sono medie generose e vanno adattate. Il modo di calcolarle e i punti in cui la maggior parte delle persone sbaglia sono descritti in quanto deve mangiare un gatto, e la logica non cambia per questa razza.
Quanti pasti e come distribuirli
Un gatto attivo come questo lavora meglio con pasti frequenti e piccoli che con una ciotola sempre piena. Due o tre razioni misurate al giorno sono la base, e nei soggetti che chiedono spesso conviene scalare una parte della razione e usarla per il gioco e per l’addestramento, invece di aggiungerla. La ciotola perennemente colma è il modo più semplice per accumulare peso senza accorgersene, e il sovrappeso in un gatto che si muove molto si nota ancora meno del solito.
Vale la pena spostare una quota del cibo dalla ciotola all’attività: ciotole in più punti della casa, cibo nascosto in scatole di cartone, giochi che rilasciano crocchette quando vengono spinti. Una sessione di caccia breve prima del pasto chiude la sequenza nel modo giusto, e un pizzico di erba gatta in foglie sui giochi rende più facile far partire il gioco quando il gatto sembra svogliato. Se il peso comincia a salire, si toglie dalla ciotola e non dai premi, perché sono i premi a tenere in piedi tutto il lavoro di gestione.
Acqua e umido: la parte che quasi nessuno misura
Il gatto beve poco per natura, perché la sua fisiologia è tarata su una preda che contiene molta acqua. Una dieta di sole crocchette lo obbliga a compensare bevendo, e parecchi soggetti lo fanno male. Alzare la quota di alimento umido è il modo più efficace di aumentare l’apporto idrico complessivo: il confronto onesto fra le due opzioni, con i vantaggi e i limiti reali di ciascuna, è in crocchette o umido per il gatto. Non esiste un formato giusto in assoluto.
Sull’acqua contano posizione e numero delle ciotole più della loro forma: lontano da cibo e lettiera, in più punti della casa, riempite ogni giorno. Molti gatti preferiscono l’acqua in movimento, e in quel caso una fontanella in acciaio da 2,6 litri aumenta davvero le occasioni di bere; l’acciaio si lava meglio della plastica e non trattiene odori. Il criterio di scelta è la facilità di smontaggio, perché una fontana pulita male è peggio di una ciotola tenuta bene.
Un aumento improvviso del consumo di acqua non è mai un buon segno e va distinto dalla buona idratazione. Un gatto che svuota le ciotole, cerca acqua ovunque e urina di più va portato dal veterinario: è uno dei primi segnali di malattia renale, diabete e ipertiroidismo, e la soglia oltre la quale il consumo diventa sospetto è indicata in il gatto beve troppo. Il momento in cui chiedere un esame è quello in cui il cambiamento si nota, non mesi dopo.
Che cosa la dieta può fare per la pelle, e che cosa no
Attorno ai gatti con poco pelo circola l’idea che un’alimentazione particolare possa migliorare il mantello. La parte vera è piccola: una dieta completa e bilanciata sostiene la cute come sostiene tutto il resto, e in alcuni soggetti con cute secca il veterinario può indicare un’integrazione di acidi grassi omega. La parte falsa è tutto il resto. Nessuna dieta corregge un tratto genetico, e un Lykoi resterà un Lykoi qualunque cosa mangi, con le sue mute e i suoi cicli.
Il rischio concreto è che qualcuno passi a razioni fatte in casa o a integrazioni improvvisate per inseguire un mantello che non arriverà, sbilanciando una dieta che funzionava. Se la cute peggiora davvero, con prurito, croste o arrossamenti, la strada è la visita e non la ciotola: le cause vanno cercate fra parassiti, infezioni e reazioni avverse, e una dieta di esclusione ha senso solo quando è il veterinario a impostarla, con tempi e alimenti definiti e senza scorciatoie a metà percorso.