Gattini e riproduzione del Tonkinese

Foto: Angela Thomas from Sydney, NSW, Australia · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons
Mink per mink: tre tipi di gattini nella stessa cucciolata
È la cosa che confonde chi compra, e va spiegata prima di tutto il resto. Il colore del tonkinese dipende dal gene della tirosinasi, dove esistono due varianti: cs, quella del siamese, che rende l’enzima molto sensibile al calore e produce il colourpoint a forte contrasto con gli occhi azzurri, e cb, quella del burmese, meno sensibile, che dà il corpo scuro e uniforme con occhi dal giallo-verde al verde. Il mink non è un terzo gene: è il gatto che ha una copia di ciascuna.
Da qui discende tutto il resto. Due tonkinesi mink accoppiati fra loro danno una cucciolata mendeliana classica: in media un quarto dei gattini eredita due copie cb ed è solid, cioè di tipo burmese, un quarto eredita due copie cs ed è pointed, cioè di tipo siamese, e la metà eredita una copia per tipo ed è mink come i genitori. Non è un errore dell’allevatore e non è un incrocio nascosto: è l’unico risultato possibile, e succede in ogni cucciolata mink per mink.
La conseguenza pratica riguarda il prezzo e le aspettative. In una stessa cucciolata nascono gattini che valgono cifre diverse sul mercato pur essendo fratelli pieni e tonkinesi a tutti gli effetti, con lo stesso carattere e la stessa salute. Chi vuole la certezza del pattern deve chiedere il genotipo dei genitori, perché un mink incrociato con un solid non produce alcun pointed, e un mink incrociato con un pointed non produce alcun solid. Il test del colourpoint si fa con un tampone boccale e costa poco.
Gli occhi acqua e il colore che arriva dopo
I gattini tonkinesi nascono chiarissimi e il colore si costruisce nelle settimane successive, perché la pigmentazione dipende dalla temperatura della pelle e nell’utero la temperatura è uniforme. Il contrasto definitivo si vede intorno all’anno e continua a cambiare per tutta la vita: quasi tutti i soggetti si scuriscono con l’età, e un gatto che vive in una casa fredda si scurisce di più. Il colore del gattino non è quello dell’adulto, ed è inutile scegliere un cucciolo di otto settimane sulla sfumatura.
Lo stesso vale per gli occhi. Il verde-azzurro chiamato acqua, che la CFA considera la caratteristica distintiva dei mink, non è presente alla nascita e si definisce lentamente nei primi mesi. Nei pointed l’occhio è azzurro, nei solid va dal giallo-verde al verde: sono tre esiti diversi dello stesso meccanismo. Un allevatore serio lo dice, mostra i genitori e non promette una tonalità precisa su un gattino appena svezzato, perché nessuno può garantirla.
I referti che un allevamento serio ti mostra
In una razza costruita sul burmese la lista dei test non è lunga ma è precisa, e va chiesta sui genitori, non sul gattino. Il test della deformità cranica ALX1 e quello dell’ipokaliemia WNK4 sono entrambi disponibili per il tonkinese alla UC Davis; il test dell’atrofia progressiva della retina rdAc, legata al gene CEP290, è offerto per il tonkinese e per il siamese. I portatori sono sani e invisibili: senza referto non c’è modo di distinguerli, ed è per questo che il documento conta.
Un referto si legge in tre righe: normale, portatore, affetto. Un portatore non è un gatto da scartare, è un gatto da accoppiare solo con un negativo; due portatori insieme, invece, producono in media un quarto di cuccioli malati, ed è l’unica combinazione che nessun allevamento dovrebbe fare. Vanno aggiunti i controlli non genetici: test FeLV e FIV, profilassi antiparassitaria e il calendario vaccinale, con i tempi descritti in i vaccini del gatto.
Le prime settimane e l’arrivo a casa
Un gattino non lascia la madre prima delle dodici settimane. Fra la terza e la nona settimana si apre la finestra in cui il gatto impara che le persone, i rumori domestici e le manipolazioni sono normali, e quello che non incontra in quel periodo resterà difficile per tutta la vita: le implicazioni sono in la socializzazione del gattino. Un tonkinese cresciuto in una stanza isolata perde proprio la caratteristica per cui lo si sceglie, cioè la sicurezza con gli estranei.
A casa serve poco ma serve subito: una stanza tranquilla con lettiera, acqua, cibo e una cuccia nido morbida lontana dai passaggi, e un trasportino lasciato aperto come rifugio. Nei primi giorni si allarga lo spazio per gradi invece di lasciare tutta la casa disponibile. Il ritmo dei pasti va tenuto uguale a quello dell’allevamento per la prima settimana, e il cambio di alimento si fa dopo, in sette giorni, quando il gattino si è ambientato.