Cura del pelo e salute del Tonkinese

Foto: Angela Thomas from Sydney, NSW, Australia · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons
Un mantello che chiede pochissimo
Il pelo del tonkinese è medio corto, aderente, fine e lucido, senza sottopelo lanoso: la CFA indica due o tre spazzolate al mese come sufficienti per ridurre la perdita stagionale. In pratica basta passare una spazzola morbida o un guanto in gomma una volta a settimana per togliere il pelo morto e distribuire il sebo. Non ci sono nodi da sciogliere e non c’è culotte da controllare: la manutenzione è fra le più semplici che si trovino in una razza di gatto.
Il vantaggio vero di un mantello sottile è che la pelle sotto si vede. Croste, chiazze, arrossamenti e parassiti compaiono a occhio nudo settimane prima che in un gatto molto peloso, e una perdita di pelo a chiazze o accompagnata da prurito non è mai una fase stagionale. Le cause vanno distinte una per una, come descritto in perché il gatto perde il pelo, e la spazzolata settimanale serve anche a passare le mani su addome, ascelle e base della coda cercando noduli.
La deformità cranica del burmese e il test ALX1
Questa è la voce che il tonkinese eredita direttamente dal burmese e che va chiesta per prima. La deformità cranica del burmese, o displasia frontonasale congenita, dipende da una delezione di dodici basi nel gene ALX1 e si trasmette in modo codominante: chi ha una sola copia mostra un muso più corto e una testa più raccolta, cioè un tipo che in esposizione può perfino piacere, mentre i gattini con due copie non sono vitali e nascono con malformazioni craniofacciali gravissime.
Il laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis offre il test anche per il tonkinese, oltre che per burmese, european burmese, bombay, burmilla, australian mist e tiffanie, e indica una frequenza della variante intorno al sei per cento fra i soggetti testati del gruppo. La regola operativa è semplice: un portatore si può accoppiare solo con un soggetto negativo, mai con un altro portatore, perché da due portatori un quarto della cucciolata nasce malformato. È una malattia che si evita al cento per cento con un tampone boccale.
Ipokaliemia familiare: la ventroflessione del collo
La seconda eredità burmese è la polimiopatia ipokaliemica periodica, dovuta a una mutazione nonsenso del gene WNK4 e trasmessa come carattere autosomico recessivo. La rassegna clinica pubblicata sul Journal of Feline Medicine and Surgery da Malik e colleghi elenca fra le razze colpite burmese, bombay e tonkinese, oltre a burmilla, australian mist e tiffanie, e colloca la comparsa dei segni fra i due e i dieci mesi, con la maggior parte dei casi fra i quattro e i sei.
Il quadro è riconoscibile una volta che lo si conosce: episodi di debolezza muscolare, testa che oscilla, andatura ondeggiante o accovacciata, dolore muscolare che sembra una zoppia che cambia zampa, e soprattutto la ventroflessione, cioè il gatto che non riesce a tenere sollevato il muso. Il potassio nel sangue è basso durante la crisi, la diagnosi è un prelievo e la terapia è l’integrazione orale di potassio, che nella maggior parte dei casi permette una vita normale. Fra i fattori scatenanti compaiono stress, esercizio e freddo.
Anche qui il test UC Davis esiste e vale per il tonkinese. Serve a chi alleva più che a chi compra, perché i portatori con una sola copia sono sani e non si distinguono in alcun modo: l’unico modo di vederli è il referto. Un allevamento che non testa non sta risparmiando sul superfluo, sta spostando il rischio sui gattini. In una razza senza sottopelo, tenere il gatto lontano dalle correnti con un’amaca da termosifone elimina almeno uno dei fattori che scatenano le crisi.
Diabete, denti e retina
Il tonkinese porta anche la predisposizione al diabete mellito che rende famoso il burmese. Lo studio VetCompass su oltre centonovantamila gatti seguiti dalla medicina di base in Inghilterra, pubblicato sul Journal of Veterinary Internal Medicine, ha misurato una prevalenza complessiva dello 0,58 per cento, cioè circa un gatto su duecento, e ha trovato un rischio aumentato proprio nel tonkinese, insieme al burmese e al norvegese delle foreste. I segnali da sorvegliare per tutta la vita sono sete e urina in aumento e dimagrimento nonostante l’appetito, spiegati in il diabete del gatto.
La conseguenza pratica è che in questa razza il peso non è una questione estetica. Un tonkinese sovrappeso somma il fattore di rischio genetico a quello metabolico, e la soglia oltre cui il bere diventa sospetto va conosciuta prima che il gatto arrivi a bere dal rubinetto tutto il giorno: i riferimenti sono in il gatto beve troppo. Un controllo annuale con glicemia e fruttosamina dopo i sette anni costa poco e anticipa la diagnosi di mesi.
Restano due voci minori ma concrete. La CFA segnala la gengivite nei soggetti anziani come il problema più comune della razza, prevenibile con l’igiene dentale iniziata da gattino e con il controllo settimanale del bordo gengivale descritto in i denti del gatto. Sul versante oculare, la UC Davis include il tonkinese fra le razze per cui offre il test dell’atrofia progressiva della retina legata alla variante rdAc del gene CEP290, recessiva, con degenerazione che comincia verso i sette mesi e cecità in genere fra i tre e i cinque anni.