Educazione e intelligenza del Tonkinese

Foto: Angela Thomas from Sydney, NSW, Australia · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons
Un gatto che osserva e collega
Il tonkinese impara guardando, e in una casa questo si traduce in maniglie abbassate, ante aperte, cassetti esplorati e interruttori premuti per caso e poi ripetuti. Non è genio in senso astratto: è un animale che associa in fretta un’azione al suo effetto e che ha la motivazione per riprovare. La curiosità è la parte più impegnativa di questa razza, perché un gatto che si annoia trova da solo qualcosa da fare, e quasi mai è quello che avresti scelto tu.
La conseguenza pratica è che l’ambiente va chiuso dove serve, non sorvegliato. Chiusure di sicurezza sui mobili che contengono farmaci e detersivi, elastici e fili raccolti, sacchetti di plastica fuori portata. Quanto un gatto capisca davvero, e quanto invece si tratti di apprendimento per prove ed errori, è discusso in quanto è intelligente un gatto: la distinzione conta, perché evita di attribuire intenzioni a comportamenti che hanno spiegazioni molto più semplici.
Come impara davvero un gatto
Il gatto apprende per conseguenze: il comportamento seguito da qualcosa di gradito aumenta, quello che non produce niente si estingue. Da qui la regola del rinforzo positivo, che con il tonkinese funziona bene perché la razza è motivata sia dal cibo sia dall’interazione. Le sessioni devono essere brevissime, due o tre minuti, e il premio deve arrivare entro un secondo dal comportamento giusto, altrimenti il gatto associa altro. Un bocconcino minuscolo va scalato dalla razione, altrimenti l’addestramento diventa un problema di peso.
La punizione, invece, non insegna: sopprime il comportamento in presenza di chi punisce e insegna al gatto che quella persona è imprevedibile. Spruzzare acqua, urlare o afferrare per la collottola produce paura, e la paura in una razza attaccata alle persone si paga in comportamenti peggiori, non migliori. Il gatto non collega la punizione all’atto se non è simultanea, e quando lo fa collega la punizione a te. Il quadro dei segnali di stress da riconoscere è in perché il gatto si nasconde.
Il trasportino e la visita dal veterinario
Un gatto che entra volentieri nel trasportino risparmia a sé e a te ore di stress, e in una razza da controllare con regolarità per glicemia e denti la differenza si accumula negli anni. Il metodo è lasciare il trasportino morbido con apertura superiore sempre aperto in casa, con dentro una coperta che sa di casa e qualche premio lasciato senza cerimonie. Il gatto ci entra per conto suo nel giro di qualche settimana e smette di associarlo esclusivamente all’ambulatorio.
Il resto si costruisce sulle manipolazioni. Toccare zampe, orecchie e bocca ogni giorno per pochi secondi, in un momento tranquillo, rende sopportabile il taglio delle unghie e permette il controllo delle gengive, che in questa razza è la cosa da guardare più spesso. La sequenza completa per abituare il gatto senza forzarlo è in il gatto e il trasportino, e un diffusore di feromoni nella stanza aiuta nelle settimane iniziali.
Quando la richiesta vocale diventa un’abitudine
L’errore più comune con un tonkinese è addestrarlo senza accorgersene. Il gatto miagola davanti alla porta, tu apri; miagola alle sei, tu ti alzi a versare le crocchette. Nel giro di due settimane il comportamento è stabile, e ogni cedimento occasionale lo rende più resistente a spegnersi, perché il gatto impara che vale la pena insistere ancora un po’. Il rinforzo intermittente è il più difficile da smontare, quindi la coerenza fra le persone di casa conta più della tecnica scelta.
La strategia che funziona ha due parti. Da un lato non dare mai attenzione durante la richiesta e darne appena il gatto si ferma, dall’altro anticipare il bisogno spostando cibo e gioco in modo che l’ora critica sia già coperta. Una sessione di gioco intensa prima dell’ultimo pasto sposta il picco di attività e riduce le richieste all’alba: il meccanismo e le eccezioni mediche sono in perché il gatto mi sveglia la mattina.