Carattere e convivenza in famiglia del Tonkinese

Foto: Angela Thomas from Sydney, NSW, Australia · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons
Un carattere costruito con due ingredienti
La CFA descrive il tonkinese come un gatto in parte cucciolo di cane, in parte scimmia e in parte elefante: giocoso, arrampicatore e capace di galoppate in corridoio che si sentono da tutta la casa. La descrizione fa sorridere ma è precisa, e il motivo sta nella genealogia. Dal siamese arriva l’attaccamento intenso alle persone e la richiesta continua di interazione, dal burmese la tendenza a stare addosso e il gusto per il contatto fisico. Il risultato è meno estremo di entrambi, non una via di mezzo tiepida.
In pratica significa un gatto che ti segue, che sale sulle spalle mentre cucini e che si mette in grembo appena ti siedi, ma che non passa la giornata a protestare come sa fare un siamese di linea spinta. Chi ha avuto un burmese lo trova un po’ più mobile e curioso, chi ha avuto un siamese lo trova un po’ più tollerante. Chi non ha mai avuto nessuno dei due si accorge soprattutto di una cosa: questo gatto non si accontenta di stare nella stessa stanza, vuole partecipare.
La voce: presente, ma diversa da quella del siamese
È una razza vocale e va detto prima dell’acquisto, non dopo. Il tonkinese commenta, risponde, chiede, e lo fa più spesso di un gatto europeo o di un british. La differenza rispetto al siamese sta nel timbro e nell’insistenza: il richiamo del siamese è alto, prolungato e difficile da ignorare, quello del tonkinese resta in genere più corto e conversevole. Non è un gatto silenzioso, e chi vive in un monolocale con pareti sottili farebbe bene a considerarlo un tratto della razza.
Le vocalizzazioni non sono tutte uguali e imparare a distinguerle riduce metà dei problemi. Un richiamo breve ripetuto quando entri in casa è un saluto, un miagolio lungo e modulato davanti a una porta chiusa è una richiesta, un verso rauco che compare all’improvviso in un gatto adulto può essere dolore. La mappa completa dei suoni, con la differenza fra saluto, richiesta e protesta, è in i tipi di miagolio, e vale per il tonkinese come per qualunque altro gatto.
Il punto delicato è che a un gatto così è facilissimo insegnare senza volerlo che la voce funziona. Se il rumore ottiene cibo, porta aperta o attenzione anche solo una volta su cinque, l’abitudine si fissa e diventa difficile da smontare. La strada che funziona è ignorare la richiesta finché dura e dare attenzione nei momenti di silenzio, con la premessa che una richiesta nuova va sempre indagata prima di essere ignorata: le cause del miagolio notturno includono ipertiroidismo e dolore.
Le ore da solo sono il vero limite
Un tonkinese lasciato dieci ore al giorno in una casa vuota non è un gatto sereno. La razza è stata selezionata per stare con le persone e lo squilibrio si vede nei comportamenti: richiami insistenti all’uscita e al rientro, grooming eccessivo, gatto che smette di giocare, oppure il contrario, un’attività notturna che tiene sveglia la famiglia. La solitudine prolungata è la controindicazione principale di questa razza, più di qualunque questione di spazio o di taglia dell’appartamento.
Le soluzioni sono due e si sommano. La prima è organizzare la giornata perché ci sia sempre qualcosa da fare senza di te: cibo distribuito in punti diversi, un tunnel pieghevole lasciato aperto, una postazione alta davanti a una finestra con passaggio di uccelli. La seconda è la compagnia di un secondo gatto, che in questa razza funziona meglio che in molte altre. Quello che non funziona è compensare al rientro con mezz’ora di coccole, come spiegato in il gatto lasciato solo.
Con bambini, cani e altri gatti
Il tonkinese è socievole in senso pieno: cerca gli ospiti invece di nascondersi, accetta di essere manipolato e si adatta bene alle case con più animali. Con i cani il rapporto dipende quasi solo dal cane, perché il gatto in genere non arretra; con i bambini funziona finché i bambini imparano che il gatto va lasciato andare quando si allontana. La regola pratica è sempre la stessa e la trovi in il gatto e i bambini: vie di fuga sempre disponibili.
Con un secondo gatto l’inserimento va comunque fatto per gradi, anche con una razza tollerante. Stanza separata per i primi giorni, scambio di odori con panni e coperte, incontri brevi e sotto controllo: la procedura completa è in come presentare due gatti. Nelle prime settimane un diffusore di feromoni facciali abbassa la tensione di fondo, e le risorse vanno raddoppiate, perché due gatti che condividono una ciotola litigano comunque, quale che sia il pedigree.