Origine e storia del Tonkinese

Foto: Angela Thomas from Sydney, NSW, Australia · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons
Wong Mau, la gatta all’origine di due razze
Nel 1930 una gatta bruna di piccola taglia, Wong Mau, arriva negli Stati Uniti e viene accoppiata con un siamese: da quella discendenza nasce il burmese moderno. La gatta di partenza, però, non era un burmese. Aveva il corpo sfumato e gli occhi chiari dei soggetti che oggi si chiamano mink, e la Cat Fanciers’ Association scrive che la maggior parte dei tonkinesi risale proprio a lei. La razza esisteva prima di avere un nome, ed è stata riconosciuta solo quando qualcuno ha deciso di fissarla invece di scartarla.
Nei programmi di allevamento degli anni Trenta l’obiettivo era il gatto scuro e uniforme, quindi i soggetti intermedi erano considerati un sottoprodotto e finivano registrati come burmese o come siamese a seconda di quanto contrasto avevano. Per decenni il tonkinese è esistito così, dentro le cucciolate delle due razze madri, senza un registro proprio. È una storia utile da conoscere perché spiega perché ancora oggi, in una cucciolata di tonkinesi, nascono gattini di aspetto molto diverso fra loro.
Canada e Stati Uniti: due programmi in parallelo
Il lavoro moderno parte negli anni Sessanta su due fronti. In Canada Margaret Conroy incrocia burmese e siamese cercando deliberatamente il tipo intermedio; negli Stati Uniti Jane Barletta arriva alla stessa idea per conto suo, e i due programmi finiscono per convergere. Il Canada riconosce la razza per primo, a metà degli anni Sessanta. Il tonkinese è un ibrido dichiarato, non un gatto naturale reinterpretato: è nato da una scelta precisa fatta su due razze già selezionate, ed è l’unico modo onesto di raccontarlo.
Negli Stati Uniti la CFA accetta la registrazione nel 1982 e apre il campionato dal maggio 1984; nel Regno Unito il riconoscimento del GCCF arriva nel 1991. Una data conta più delle altre per chi compra: dal 1984 la CFA non ammette più alcun incrocio esterno, quindi i pedigree contemporanei sono tonkinese su tonkinese e i siamesi o i burmesi compaiono solo nelle generazioni più vecchie. La razza si è chiusa, e con la chiusura sono entrati nel patrimonio genetico anche i problemi delle razze madri.
Che cosa vuol dire un gatto a metà strada
Lo standard CFA descrive un gatto intermedio nel tipo, né tozzo né snello, muscoloso e sorprendentemente pesante quando lo si solleva. Non è una formula diplomatica: è la definizione della razza. Il siamese è tutto lunghezza e angoli, il burmese è compatto e arrotondato, e il tonkinese deve stare esattamente in mezzo, con la testa a cuneo modificato e le orecchie ovali. L’equilibrio conta più della taglia, e un soggetto troppo spinto verso una delle due razze madri viene penalizzato in esposizione.
Il punteggio dello standard dice il resto: trentacinque punti sul colore, trenta sul corpo, venticinque sulla testa, dieci sul mantello. Più di un terzo del giudizio riguarda il colore e il pattern, cioè proprio la parte che genera confusione in chi acquista. Il pelo è medio corto, aderente, fine e lucido, e non è quello che fa vincere: serve soprattutto a mostrare la sfumatura del corpo. Chi lo cura ha bisogno di poco, in pratica di una spazzola morbida per pelo corto un paio di volte al mese.
Dove è riconosciuto e dove no
La mappa dei registri è meno uniforme di quanto sembri. Il tonkinese è riconosciuto in campionato dalla CFA e dalla TICA, dal GCCF britannico e dalle federazioni canadesi, mentre la FIFe non lo include fra le razze riconosciute: in Italia questo significa che un tonkinese si trova nei circuiti TICA o in quelli delle associazioni non FIFe, e che il pedigree può arrivare da enti diversi. Non è un difetto della razza, ma è la prima cosa da verificare prima di versare un acconto.
La differenza fra registri si sente anche nei colori ammessi. Le quattro varietà mink, il naturale, lo champagne, il blu e il platino, sono il cuore della razza; i soggetti solid e quelli pointed esistono, nascono nelle stesse cucciolate e in alcune classi vengono giudicati a parte. Chi cerca un gatto da compagnia può ignorare la questione, chi pensa alle esposizioni no. In entrambi i casi il gatto vive in casa e ha bisogno delle stesse cose degli altri, a partire dallo spazio verticale descritto per il gatto in appartamento.
Per chi cerca un tonkinese in Italia la conseguenza è concreta: gli allevamenti sono pochi, lavorano spesso su liste d’attesa e capita di dover guardare all’estero. È la situazione in cui compaiono gli annunci senza pedigree, con gatti presentati come tonkinesi solo perché hanno il corpo sfumato e gli occhi chiari. Un mink non si riconosce a occhio, e senza genealogia non si sa nulla dei test fatti sui genitori. Quello che il gatto chiede una volta arrivato è invece banale: un albero con postazione alta e un posto caldo fra quelli elencati in dove dorme il gatto.