Curiosità e aneddoti sul Toyger

Foto: Gaynorjl · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Un nome che vuol dire tigre giocattolo
Toyger nasce dalla fusione di toy e tiger, tigre giocattolo, ed è una delle poche denominazioni di razza che dichiarano onestamente il progetto invece di evocare un’origine esotica. Judy Sugden ha raccontato di aver voluto la razza anche per una ragione che sta fuori dal mondo delle esposizioni: spingere le persone ad appassionarsi alla conservazione della tigre in natura. Il nome descrive un’imitazione, non una parentela, e questa è la sua qualità migliore.
L’intento divulgativo si accompagna a un fatto che vale la pena ricordare: nessuna razza felina domestica ha rapporti genetici con la tigre, che appartiene a un genere diverso e non si incrocia con il gatto. Le somiglianze del Toyger sono tutte costruite dalla selezione su caratteri che esistevano già nei gatti comuni, riorganizzati generazione dopo generazione. È un lavoro di composizione, paziente e lentissimo, molto più simile a quello di un giardiniere che a quello di un genetista.
Le righe circolari sul muso, che nessun altro gatto ha
Il dettaglio da cui è nata l’idea è anche quello più difficile da ottenere. Nel gatto tabby comune le marcature della testa seguono linee sostanzialmente parallele, mentre nella tigre disegnano anelli concentrici intorno al muso. Lo standard TICA chiede esattamente questo: marcature del viso disposte in cerchio, un motivo che TICA definisce come non presente in nessun’altra razza domestica. È il carattere su cui si gioca la valutazione di un soggetto, molto più delle righe del corpo.
Lo standard è altrettanto preciso sul resto: righe verticali sui fianchi, spezzate o ramificate e disposte in modo irregolare, anelli chiusi intorno al collo, alle zampe e alla coda, pancia e interno delle gambe obbligatoriamente marcati, punta della coda nera. L’unico colore ammesso è il brown mackerel tabby, e gli occhi azzurri portano all’esclusione dalle premiazioni. Chi vede annunci di Toyger silver o blu sta guardando qualcosa che lo standard della razza non prevede affatto.
Il glitter, scritto nero su bianco nello standard
Il glitter è quel riflesso dorato che compare quando la luce colpisce il pelo di traverso, ed è dovuto alla struttura del fusto, che riflette invece di assorbire. Nel Toyger non è un pregio facoltativo: lo standard TICA lo richiede e ne penalizza l’assenza. È un tratto che arriva dalla linea del bengala usata nella fase iniziale del progetto e che è stato mantenuto perché contribuisce all’effetto complessivo del mantello, insieme alla lunghezza leggermente maggiore del pelo nelle zone marcate.
Sul piano pratico non ha alcuna conseguenza per il gatto e non chiede nessuna cura particolare. Il glitter non si mantiene con i prodotti, si eredita: shampoo e integratori venduti per esaltarlo non hanno effetto sulla struttura del pelo. Una spazzolata settimanale con una spazzola per gatti a pelo corto e un’alimentazione equilibrata sono tutto quello che serve per tenere il mantello in ordine e per accorgersi in tempo dei problemi cutanei, comprese le allergie del gatto.
Figlia di chi ha creato il Bengala
C’è un dettaglio genealogico che spiega molte cose. Judy Sugden è figlia di Jean Mill, l’allevatrice che ha creato il Bengala partendo dall’incrocio con il gatto leopardo asiatico. Madre e figlia hanno lavorato allo stesso problema con soluzioni opposte: la prima è andata a prendere il selvatico e lo ha portato dentro casa, la seconda ha costruito l’apparenza del selvatico usando soltanto gatti domestici. È il modo più chiaro di raccontare la differenza fra un ibrido e una razza di imitazione.
Il confronto ha anche un risvolto sanitario. Il GCCF osserva che l’incidenza delle patologie testabili nel Toyger è nettamente inferiore a quella del bengala proprio per l’apporto dei gatti domestici usati negli incroci. Il rovescio della medaglia resta la giovinezza della razza e il pool ristretto, che sono il vero terreno di gioco per chi alleva. Per il proprietario, però, la ricaduta pratica è semplice: si porta a casa un gatto, con le esigenze di riposo descritte in dove dorme il gatto, che si soddisfano con due cucce lavabili e un’amaca da termosifone.