Carattere e convivenza in famiglia dell’American Curl

Foto: Cljk · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Il gatto che non smette di comportarsi da gattino
Le descrizioni ufficiali usano tutte la stessa immagine: il Peter Pan dei gatti. La TICA parla di soggetti curiosi ed esuberanti che mantengono un atteggiamento giocoso anche da adulti, la CFA di gatti spiccatamente orientati alle persone. Chi ci convive racconta un animale che ti viene incontro alla porta, che si intromette in quello che stai facendo e che a otto anni gioca ancora come a otto mesi. Non è un gatto da lasciare in disparte, e questo va messo in conto.
La maturità fisica arriva tardi, intorno ai due o tre anni, e il carattere segue lo stesso passo. Nella pratica significa un adolescente lungo, con la voglia di esplorare che dura più di quanto ci si aspetti, e una tendenza a seguire le persone di stanza in stanza che non è invadenza ma bisogno di partecipare. Chi cerca un gatto indipendente, che passi la giornata a dormire e chieda poco, farebbe meglio a orientarsi altrove.
Una voce discreta e molti trilli
Non è una razza vocale. Al posto del miagolio insistente, l’American Curl usa suoni brevi e morbidi, soprattutto trilli e piccole note di saluto emesse a bocca chiusa: la stessa comunicazione che le gatte usano con i cuccioli e che alcune razze mantengono da adulte verso le persone. Il significato di quel suono e la differenza rispetto agli altri versi sono spiegati in il trillo del gatto, e vale la pena impararla.
Il volume basso rende la convivenza in condominio semplice, ma non significa che il gatto non chieda niente. Un gatto silenzioso chiede con il corpo: si mette davanti alla ciotola, si struscia, si siede a fissare la porta. Chi impara a leggere quei segnali evita di trovarsi con un animale che alza il volume proprio perché nessuno lo ascolta, e la differenza fra le richieste e i commenti si coglie in pochi giorni di convivenza.
Con bambini, cani e altri gatti
È una delle razze che accetta meglio la confusione di una casa piena. Con i bambini funziona bene, purché valgano le regole di sempre descritte in il gatto e i bambini: vie di fuga disponibili, nessun obbligo di farsi prendere in braccio, mani caute. Qui però si aggiunge una regola specifica della razza, e va spiegata ai bambini prima ancora che il gatto arrivi in casa. Con i cani vale il principio di sempre, cioè che conta il cane e non il gatto, e serve comunque un rifugio in alto dove l’altro animale non arriva.
Le orecchie non si toccano per gioco. La cartilagine arricciata è più rigida della norma, e una piega forzata nella direzione sbagliata può danneggiarla: niente dita infilate nella curva, niente orecchie tirate all’indietro per vedere come tornano, niente prese per sollevare il gatto. Le orecchie non sono un giocattolo, ed è la sola avvertenza davvero particolare che questa razza richiede rispetto a un gatto qualsiasi. Un gattino abituato per gradi al contatto si lascia poi controllare le orecchie senza reagire, ed è un lavoro che conviene cominciare subito.
Con un altro gatto e nelle case vuote
L’inserimento di un secondo gatto segue la procedura consueta, con separazione iniziale, scambio di odori e incontri brevi e supervisionati: la sequenza completa è quella di come presentare due gatti. Il carattere socievole aiuta parecchio, e in molte famiglie la convivenza si assesta in poche settimane, purché le risorse siano moltiplicate invece che condivise a forza. Ciotole, lettiere e posti in alto vanno raddoppiati e distribuiti in stanze diverse, perché quasi tutti i conflitti fra gatti nascono da una competizione per lo spazio che le persone non vedono.
Il punto debole è la solitudine. Un gatto che cerca costantemente la compagnia soffre le giornate lunghe in una casa vuota più di uno indipendente, e la noia si trasforma in richieste notturne o in graffiature fuori posto. Chi lavora fuori tutto il giorno dovrebbe considerare seriamente una coppia di gatti, e nel frattempo lasciare in giro un tunnel pieghevole da 130 centimetri e un set di bacchette con piume da usare al rientro, per chiudere la giornata con una sessione di caccia vera.