Maobau

Gattini e riproduzione dell’American Curl

American Curl tigrato con le orecchie arricciate all'indietro

Foto: Cljk · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

Nascono con le orecchie dritte

È la particolarità che sorprende chi vede una cucciolata per la prima volta: i gattini American Curl nascono con le orecchie normali, dritte come quelle di qualunque altro gatto. L’arricciatura comincia nei primi giorni di vita, di solito fra il secondo e il settimo, quando il padiglione si chiude all’indietro in una forma che gli allevatori chiamano bocciolo di rosa. Nessuno tocca quelle orecchie: la curva si forma da sola e nessun intervento la produce o la corregge.

Nelle settimane successive il bocciolo si apre progressivamente, come un fiore al contrario, e l’orecchio oscilla fra posizioni diverse prima di stabilizzarsi. La forma definitiva si fissa intorno alle sedici settimane, cioè ai quattro mesi, ed è solo a quel punto che si capisce quanto quel gatto sarà arricciato. Prima di allora qualunque promessa sul grado di curvatura è una previsione, per quanto un allevatore esperto sappia leggere le tendenze. Nello stesso periodo l’orecchio può sembrare più chiuso in una settimana e più aperto in quella successiva, e non è motivo di preoccupazione.

Come si combinano i genitori

Il gene è dominante, quindi basta un genitore con le orecchie arricciate perché una parte della cucciolata lo sia. L’accoppiamento tipico è fra un soggetto arricciato e uno a orecchie dritte, e in media metà dei gattini eredita il tratto. I fratelli a orecchie dritte non sono un problema né uno scarto: sono gatti identici sotto ogni altro aspetto, spesso venduti come animali da compagnia e usati in allevamento per tenere ampia la variabilità genetica.

Qui sta un’altra differenza importante rispetto ad altre razze definite da una mutazione. Nell’American Curl i soggetti che ereditano due copie del gene sono vitali e non mostrano anomalie descritte, mentre nello Scottish Fold la doppia copia produce la forma più grave e precoce della malattia scheletrica, e nel Munchkin l’omozigosi non arriva nemmeno alla nascita. La stessa parola dominante descrive quindi situazioni cliniche molto diverse fra loro. È anche la ragione per cui una di queste razze viene riconosciuta dalle federazioni europee e le altre no, e non si tratta di una preferenza estetica.

Che cosa deve mostrare un allevamento

Non esistendo un test genetico né una malattia di razza documentata, il metro di giudizio è la gestione. Un allevamento serio mostra i riproduttori, tiene i gatti in casa e non in gabbia, cede i gattini vaccinati, sverminati e con il pedigree, e mai prima delle dodici settimane: in questa razza spesso più tardi, perché molti aspettano i quattro mesi per valutare le orecchie. Ecocardiografia ai riproduttori e gruppo sanguigno sono i controlli sensati da chiedere.

Le domande utili sono concrete. Quante cucciolate all’anno per gatta, quali outcross sono stati usati, che parentela c’è fra i genitori, come sono socializzati i cuccioli, se hanno visto bambini, aspirapolvere e trasportino. Il periodo che conta di più per il carattere futuro è quello descritto in la socializzazione del gattino, e nessun pedigree compensa una cucciolata cresciuta in un garage senza contatti. Anche il contratto va letto: deve indicare vaccinazioni, sverminazioni, eventuale obbligo di sterilizzazione e cosa succede se il gattino risulta malato nei primi giorni.

Lo standard mette dei limiti, e ha ragione

Vale la pena leggere che cosa chiedono davvero i regolamenti, perché è più severo di quanto si creda. Lo standard FIFe prevede una curva compresa fra novanta e centottanta gradi e una cartilagine ferma dalla base fino ad almeno un terzo dell’altezza, con la punta arrotondata e flessibile. Vengono penalizzati l’orecchio in cui la punta tocca la testa o il dorso del padiglione, la cartilagine calcificata o troppo spessa e le pieghe irregolari.

Sono limiti che vanno nella direzione giusta, cioè fermano la corsa all’esagerazione che in altre razze ha prodotto danni. Più arricciato non significa migliore, e un allevatore che presenta l’orecchio estremo come pregio sta lavorando contro lo standard e contro il gatto. Per chi non intende riprodurre, la scelta ovvia resta la sterilizzazione, con i vantaggi sanitari e comportamentali riassunti in la sterilizzazione del gatto, accompagnata da una cuccia a ciambella da 50 centimetri e da un set di bacchette con piume per i primi mesi in casa.

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