Origine e storia dell’American Curl

Foto: Cljk · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Shulamith, giugno 1981, una gatta nera a Lakewood
La razza comincia con un gatto solo. Nel giugno del 1981 una gattina randagia nera a pelo lungo si presenta sulla porta di Joe e Grace Ruga, a Lakewood, in California, e resta. La chiamano Shulamith e notano subito quello che ha di diverso: le orecchie non stanno dritte, si aprono all’indietro con una curva morbida. Nel dicembre dello stesso anno arriva la prima cucciolata e due gattini su quattro hanno le stesse orecchie. Tutti gli American Curl discendono da quella gatta, senza eccezioni.
Il dato è più significativo di quanto sembri. Una razza nata da un fondatore unico parte con una base genetica strettissima, e l’unico modo per allargarla è incrociare fuori. È esattamente quello che è stato fatto fin dall’inizio, accoppiando i soggetti con le orecchie arricciate con gatti domestici comuni a pelo corto e a pelo lungo. Il risultato è un patrimonio genetico ampio, che è poi la ragione per cui questa razza arriva a oggi senza un elenco di malattie ereditarie proprie.
Dal 1983 al campionato: una carriera rapida
Nel 1983 i primi allevatori cominciano un programma di selezione vero e proprio, e la razza si muove in fretta. La CFA accetta gli American Curl in registrazione nel 1986, li porta allo status provvisorio nel 1991 e concede il campionato nel 1993, ammettendo insieme la varietà a pelo corto e quella a pelo semilungo. La TICA aveva già aperto il campionato all’inizio dello stesso decennio. Dodici anni dalla gatta di strada al titolo, un percorso rapidissimo nel mondo felino.
Il riconoscimento europeo è il punto che interessa di più chi vive in Italia. La FIFe, la federazione internazionale di cui l’ANFI è il socio italiano, riconosce l’American Curl nelle due varietà di pelo e ne pubblica lo standard: significa che questi gatti hanno un pedigree ANFI e possono essere esposti nei circuiti ufficiali. È una differenza sostanziale rispetto ad altre razze costruite su una mutazione visibile, che dalla FIFe non sono mai state ammesse.
Roy Robinson e la genetica dell’orecchio arricciato
La razza è stata studiata presto e da una persona autorevole. Il genetista britannico Roy Robinson raccolse i dati delle cucciolate prodotte nei primi anni di selezione e pubblicò le sue conclusioni nel 1989 sul Journal of Heredity: l’arricciatura dipende da un singolo gene autosomico dominante, e nei gattini esaminati non comparivano difetti associati. È il documento su cui la razza ha costruito la propria reputazione, e resta il riferimento a cui rimandano ancora oggi CFA e TICA.
Dominante significa che basta una copia del gene: da un accoppiamento fra un gatto con le orecchie arricciate e uno con le orecchie dritte nasce circa metà cucciolata con il tratto e metà senza. I gattini a orecchie dritte sono gatti sani, usati anche come riproduttori per tenere largo il pool genetico. La CFA ha ammesso l’incrocio con i domestici fino alle cucciolate nate prima del 2015. La variabilità genetica è il patrimonio di questa razza, che per il resto è un gatto comune e chiede solo gioco quotidiano e un albero per gatti da 143 centimetri davanti a una finestra.
Perché non va confuso con lo Scottish Fold
L’accostamento è quasi automatico: due razze definite da un orecchio che non sta dritto, due mutazioni dominanti, due gatti dall’aria buffa. La differenza però è sostanziale e vale la pena metterla subito. Nello Scottish Fold la piega dipende da una variante del gene TRPV4 che agisce su tutta la cartilagine del corpo, e produce una malattia scheletrica dolorosa che si chiama osteocondrodisplasia. Nell’American Curl niente di simile è stato descritto, e la mutazione resta limitata alla forma del padiglione.
Non è un dettaglio da appassionati. È la ragione per cui la FIFe ammette una razza e rifiuta l’altra, per cui alcuni paesi europei hanno vietato la detenzione dei gatti con le orecchie piegate senza toccare quelli con le orecchie arricciate, e per cui le due razze vanno valutate con criteri diversi da chi sta scegliendo. Restano comunque, per l’American Curl, alcune attenzioni concrete legate alla cartilagine più rigida, che vengono raccontate nella scheda dedicata alla salute.
Nel resto delle sue esigenze è un gatto normale, e non chiede niente di particolare: una passata di pettine e spazzola per gatti ogni settimana, spazi in altezza, gioco quotidiano. Sulle aspettative di vita valgono le medie descritte in quanto vive un gatto, che dipendono più dalla gestione che dalla razza, e l’orecchio arricciato non cambia il modo in cui il gatto comunica, come si vede leggendo cosa dicono le orecchie del gatto.