Curiosità e aneddoti sull’American Curl

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Una razza intera da una gatta randagia
Il fatto più curioso è anche il più verificabile: ogni American Curl del mondo discende da Shulamith, la gatta nera comparsa nel 1981 sulla porta di una casa californiana. Il nome viene dal Cantico dei Cantici, ed è rimasto attaccato alla razza come il capostipite a un albero genealogico. In poco più di quarant’anni una mutazione spontanea comparsa in un gatto senza padrone è diventata una razza riconosciuta dalle principali federazioni internazionali.
È anche la ragione per cui gli incroci con i gatti domestici sono stati incoraggiati così a lungo. Partire da un solo fondatore significa partire da una base genetica minima, e senza apporti esterni una popolazione del genere si chiude in fretta. L’apertura al gatto comune è stata la scelta tecnica che ha salvato la razza dai problemi che affliggono le popolazioni troppo selezionate, ed è un caso raro di decisione presa nel senso giusto.
Un’unica razza, due lunghezze di pelo
Quando la CFA portò l’American Curl al campionato nel 1993 lo fece ammettendo insieme la varietà a pelo corto e quella a pelo semilungo, cosa che nella storia della federazione non era ordinaria. Le due varietà condividono tutto tranne la lunghezza del mantello, e nella stessa cucciolata possono comparire entrambe. È una particolarità che si spiega proprio con l’incrocio sistematico con i domestici, portatori dell’una e dell’altra forma. Il pelo semilungo di questa razza resta comunque leggero, senza la gorgiera folta delle razze nordiche, e si gestisce con poco lavoro settimanale.
Anche il modo in cui vengono valutate le orecchie ha una sua curiosità. I cuccioli vengono classificati in gradi di curvatura, e solo quelli con la curva più ampia e regolare finiscono nelle esposizioni: gli altri diventano gatti di casa o riproduttori. Significa che in una stessa cucciolata convivono gatti destinati a percorsi molto diversi, senza che nessuno di loro sia meno sano o meno adatto alla convivenza con una famiglia. Il grado di curvatura non dice niente sulla salute o sul carattere: è un criterio da esposizione e va tenuto per quello che è.
Le orecchie arricciate e la comunicazione
Una domanda ricorrente riguarda l’udito, e la risposta è tranquillizzante: la curvatura riguarda la forma del padiglione, non il condotto o l’orecchio interno, e questi gatti sentono come gli altri. Anche la muscolatura funziona, tanto che le orecchie ruotano e si abbassano nelle stesse situazioni. Quello che cambia è la leggibilità per noi: un padiglione già piegato all’indietro rende meno evidenti le posizioni che di solito segnalano fastidio o paura. Vale anche il contrario: un padiglione arricciato può dare un’impressione di rilassatezza mentre il gatto non è affatto tranquillo.
Chi vive con un American Curl impara quindi a leggere il resto del corpo, cioè coda, pupille, postura e distanza. Le orecchie dicono meno del solito, e il repertorio completo dei segnali, con il modo in cui si combinano fra loro, è raccolto in cosa dicono le orecchie del gatto. È un esercizio che serve a tutti, ma in questa razza diventa necessario prima. Bastano pochi giorni di osservazione attenta per costruirsi un repertorio personale e smettere di dipendere dalle orecchie.
Il Peter Pan dei gatti, e cosa significa in casa
Il soprannome più usato per questa razza è Peter Pan, per via del carattere che resta giocoso ben oltre l’età in cui gli altri gatti si assestano. È un complimento che nasconde un impegno: un gatto che a otto anni vuole ancora rincorrere una bacchetta ha bisogno di qualcuno che la muova, tutti i giorni, e si annoia in una casa dove non succede niente. Le esigenze di base restano quelle di il gatto in appartamento.
La conclusione utile è che il tratto per cui questa razza viene scelta, cioè le orecchie, è l’unica cosa che non incide sulla vita quotidiana. Quello che incide è il carattere: socievole, curioso, presente. Chi lo sa in anticipo prende un gatto che gli somiglia, e nel frattempo tiene in casa un albero per gatti da 143 centimetri e un tunnel pieghevole da 130 centimetri, che sono gli oggetti che questi gatti usano davvero ogni giorno.