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Origine e storia del Certosino

Certosino (Chartreux) grigio-blu in primo piano

Foto: Heikki Siltala - catza.net · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons

Un gatto blu francese documentato dal Cinquecento

I gatti grigio-blu di Francia compaiono nei testi molto prima di essere una razza. Nel 1558 il poeta Joachim du Bellay scrive un componimento per la morte del suo gatto Belaud e cita il grigio argentato dei gatti francesi; nel Settecento gli stessi animali entrano nella pittura di ritratto. Non erano soggetti selezionati, erano una popolazione naturale diffusa in tutto il paese. La razza esisteva prima degli allevatori, e questo la distingue da quasi tutte le altre razze feline moderne.

L’origine del nome è più concreta di quanto suggerisca il suono. La spiegazione oggi ritenuta più credibile lo fa derivare dalla pile des Chartreux, una lana spagnola pregiata e molto densa a cui il mantello di questi gatti somigliava, citata nei dizionari commerciali francesi a partire dal 1723. In quegli stessi testi i gatti blu compaiono come merce da pellicceria, il che racconta bene quale fosse il loro destino prima che qualcuno pensasse a preservarli.

La leggenda dei monaci e la smentita del priore

La storia che si legge ovunque è un’altra: i monaci certosini avrebbero portato questi gatti dal Nordafrica al monastero della Grande Chartreuse, dove sarebbero stati impiegati a proteggere le scorte di grano e le erbe del celebre liquore. È un racconto perfetto, con un monastero, un liquore e un gatto silenzioso che non disturba la preghiera, e proprio per questo circola da due secoli senza che nessuno lo verifichi.

La verifica, però, è stata fatta. Nel 1972 il priore della Grande Chartreuse dichiarò che negli archivi del monastero non esiste alcun documento che attesti la presenza di gatti simili al certosino. Nessuna carta, in nessun archivio: la storia dei monaci resta un aneddoto piacevole e infondato. Sapere da dove viene davvero un gatto non toglie niente all’animale, toglie soltanto la patina che gli annunci di vendita continuano a usare per giustificare i prezzi.

Le sorelle Léger e i gatti dell’ospedale di Belle-Île

La razza moderna nasce da un lavoro preciso e documentato. Attorno al 1926 due sorelle, Christine e Suzanne Léger, individuano su Belle-Île-en-Mer, al largo della Bretagna, una popolazione di gatti blu che viveva nei pressi di un ospedale, e cominciano a selezionarli sotto l’affisso de Guerveur. Da quel gruppo escono i soggetti che vinceranno le prime esposizioni internazionali e che fondano di fatto la popolazione registrata di oggi.

La seconda guerra mondiale spazza via quasi tutto. Per ricostruire la razza gli allevatori francesi ricorrono a incroci con british shorthair blu e con persiani blu, ed è da lì che nasce buona parte della confusione morfologica che ancora si trascina. Un mantello doppio e lanoso come questo, ereditato da quelle linee, richiede una manutenzione precisa: un pettine e spazzola per gatti usato una volta alla settimana basta, purché sia un pettine e non una setola: nelle mute stagionali è l’unico modo per contenere la quantità di pelo che il gatto ingerisce e che poi torna sotto forma di boli di pelo.

1970: la FIFe lo cancella, nel 1977 lo restituisce

Il momento più delicato della storia recente arriva nel 1970, quando la FIFe decide di assimilare il certosino al british blu e di giudicare entrambi con un unico standard, quello britannico. Per gli allevatori francesi significava veder sparire una razza autoctona dentro un’altra. La protesta fu guidata da Jean Simonnet, che pubblicò una ricerca storica sulla distinzione fra le due popolazioni, e nel 1977 la FIFe tornò sui suoi passi, restituendo registro e standard separati.

Oggi il certosino compare nell’elenco FIFe in categoria 3 con la sigla CHA, accanto al british shorthair ma come razza a sé, e in Italia vale lo stesso elenco perché l’ANFI è il socio italiano della federazione. Negli Stati Uniti, dove i primi soggetti erano arrivati all’inizio degli anni Settanta, la CFA lo ha portato al titolo di campionato nel 1987. Restano due razze distinte per pedigree, morfologia e temperamento, per quanto continuino a essere confuse. Chi ne porta uno a casa oggi lo prende per viverci in appartamento, e un albero per gatti da 112 centimetri con piattaforme ravvicinate conta più di qualsiasi genealogia.

Quella confusione ha una conseguenza molto pratica per chi compra. Un gatto blu con gli occhi arancioni non è automaticamente un certosino, e senza pedigree non lo è affatto: è semplicemente un gatto blu, che può vivere benissimo ma che non porta con sé nessuna delle informazioni sanitarie legate alla selezione. Il ragionamento è lo stesso che si fa quando si valuta quanto vive un gatto partendo dai dati e non dalle promesse dell’annuncio.

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