Alimentazione e fabbisogni nutrizionali del Balinese

Foto: Talophex · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Il pelo nasconde meno di quanto sembri
Un mantello semilungo dà l’impressione di un gatto più robusto di quello che è. Il Balinese resta un animale a ossatura fine, che in condizione ideale pesa poco, e il controllo del peso va fatto con le mani e non con gli occhi: coste percepibili sotto un velo di grasso, girovita visibile guardando il gatto dall’alto, profilo laterale non convesso. La bilancia da sola non basta, perché due chili in più o in meno cambiano tutto su una struttura leggera.
Il metodo funziona se è regolare: stessa bilancia, stesso giorno della settimana, un passaggio di mani sul torace una volta al mese. Le quantità stampate sulle confezioni sono medie generose e vanno calcolate sul peso ideale, non su quello attuale, poi divise in due o tre pasti misurati. Le correzioni si fanno del dieci per cento alla volta, e il metodo completo per stabilire la razione è in quanto deve mangiare un gatto.
Dal gattino all’adulto, e il passaggio della sterilizzazione
Il fabbisogno di un gattino è altissimo e cala rapidamente nei primi mesi: la maggior parte degli errori nasce dal non accorgersene e dal continuare con le quantità della prima età mentre il gatto è già cresciuto. La transizione all’alimento per adulti si fa in genere entro il primo anno, salvo indicazione diversa del veterinario, e nel frattempo i pasti passano da frequenti e piccoli a due o tre razioni misurate, mai dalla ciotola sempre piena.
Il secondo momento critico è la sterilizzazione. Le linee guida veterinarie sulle fasi di vita del gatto la indicano come fattore di rischio per l’obesità, in particolare nei maschi, e suggeriscono di valutare una riduzione dell’apporto energetico subito dopo l’intervento invece di aspettare il controllo annuale. Il fabbisogno cala prima dei sintomi, e in una razza dove il pelo copre i primi due etti il ritardo si paga a distanza di mesi.
Acqua, umido e boli di pelo
Il gatto beve poco per costituzione e ricava l’acqua dalla preda. Una dieta di sole crocchette lo obbliga a compensare bevendo, cosa che molti soggetti fanno male, e alzare la quota di umido è il modo più efficace di aumentare l’apporto idrico complessivo: il confronto fra i due formati, con i pro e i contro reali, è in crocchette o umido per il gatto. Non esiste un formato giusto in assoluto, esiste quello che il singolo gatto mangia e tollera.
Sull’acqua contano posizione e numero delle ciotole più della forma: lontano dal cibo, lontano dalla lettiera, in più punti della casa. Molti gatti preferiscono l’acqua in movimento, e una fontanella compatta e silenziosa aumenta davvero le occasioni di bere, a patto di smontarla e lavarla ogni settimana. Una fontana sporca allontana il gatto, e il calo di consumo passa inosservato finché non compare un problema urinario o renale. La ciotola tradizionale resta comunque in casa, perché non tutti i soggetti accettano il rumore della pompa.
In un gatto semilungo l’idratazione ha un effetto collaterale utile sul transito, ma il pelo ingerito resta soprattutto una questione di spazzola. Se il vomito con boli diventa frequente, la strada non è il rimedio in tubetto comprato al supermercato: serve una visita, perché nella maggior parte dei casi la causa è gastrointestinale e non estetica. La differenza fra un episodio isolato e un problema è chiarita in perché il gatto vomita.
Voracità e cose che non sono cibo
Nei gatti di tipo orientale è sovrarappresentata la pica, cioè la tendenza a masticare e ingerire materiali non alimentari: lana, tessuti, elastici, cartone, plastica, lacci. In uno studio caso-controllo su siamesi e birmani con suzione compulsiva della lana tutti i soggetti colpiti mostravano un appetito anormalmente intenso. Il gatto che divora la razione in trenta secondi e poi cerca stoffa non è goloso: il rischio concreto è l’occlusione intestinale, spesso da corpo estraneo lineare.
La sequenza corretta è prima la visita, per escludere parassiti, anemia, dolore e problemi gastrointestinali, e poi il lavoro sull’ambiente: via lacci, elastici e sacchetti dalla portata, pasti rallentati e una parte della razione spostata su un tappetino olfattivo o nascosta in cinque o sei punti della casa. Far durare il pasto venti minuti invece di trenta secondi è una misura di prevenzione, non un vezzo per proprietari annoiati, e abbassa anche la pressione delle richieste vocali che precedono la ciotola.