Curiosità e aneddoti sul Ragdoll

Foto: Simone Johnsson · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons
Il nome viene da un gesto
Il nome nasce da un comportamento: TICA scrive che molti di questi gatti si abbandonano fra le braccia e si afflosciano come una bambola di pezza, ed è da lì che arriva ragdoll. È una descrizione, non una regola: parecchi soggetti non lo fanno affatto, altri lo fanno solo con una persona, altri ancora smettono crescendo. Rientra nella stessa categoria di preferenze individuali di cui fa parte il posto scelto per dormire, argomento trattato nella scheda su dove dorme il gatto.
Vale la pena essere chiari su un punto, perché la confusione gira parecchio: non esiste alcuna condizione neurologica di razza dietro quel gesto, nessuna ipotonia ereditaria descritta in letteratura veterinaria, nessun difetto muscolare selezionato insieme al carattere. Il rilassamento in braccio è un comportamento, e come tale può cambiare. Un gatto che diventa improvvisamente flaccido, debole sulle zampe o incapace di sostenere il collo non sta facendo il Ragdoll: sta male, e va portato dal veterinario in giornata.
La leggenda dell’incidente e la IRCA
La storia che accompagna la razza da sessant’anni è quella dell’incidente d’auto di Josephine, dopo il quale Ann Baker sosteneva che i suoi geni fossero cambiati e che i cuccioli nati in seguito avessero ereditato la mansuetudine e l’insensibilità al dolore. In alcune versioni raccontate dalla stessa Baker comparivano perfino interventi di laboratori segreti. Il racconto funzionava come strumento commerciale: rendeva la razza unica e irripetibile, e giustificava il controllo esercitato attraverso la IRCA, l’organizzazione con marchio e contratti che aveva fondato.
Quello che resta, tolta la leggenda, è più solido di quanto sembri. Il temperamento è in parte ereditabile — lo studio finlandese del 2019 stima per tratti come timidezza e aggressività valori intorno a 0,40-0,53 — e selezionare per generazioni i soggetti più tolleranti produce davvero una popolazione più tollerante. La parte vera della storia non aveva bisogno di quella falsa, e capirlo aiuta anche a valutare le promesse che si leggono oggi negli annunci di vendita.
Mansueto non vuol dire insensibile
L’eredità peggiore di quella leggenda è l’idea che il Ragdoll senta meno il dolore. Non esiste nessun dato che lo sostenga, e le linee guida ISFM del 2022 sul dolore acuto vanno nella direzione opposta: nel gatto il dolore è storicamente sottovalutato proprio perché i segni sono discreti, e un animale che riduce i movimenti e si blocca viene scambiato per un animale tranquillo. Strumenti validati come la Feline Grimace Scale servono esattamente a leggere quello che il gatto non dice.
La ricaduta pratica riguarda le scelte cliniche: analgesia dopo un intervento anche quando il gatto non protesta, controllo del dolore nell’artrosi anche in assenza di zoppia evidente, attenzione ai cambiamenti minimi di postura e di abitudini. Un gatto che comincia a nascondersi, per esempio, sta comunicando qualcosa che merita una visita, come spiega la scheda su perché il gatto si nasconde, e in questa razza il segnale arriva più tardi che in altre.
Un gatto che non si difende da solo
L’altra conseguenza della docilità è che un Ragdoll lasciato libero fuori è un gatto vulnerabile: non fugge davanti a un cane, si lascia avvicinare da chiunque, non valuta le strade come farebbe un europeo cresciuto in cortile. A questo si aggiunge il fatto che è una razza riconoscibile e costosa, e le sottrazioni di gatti di razza lasciati incustoditi in giardino non sono un’eventualità teorica. La forma controllata di accesso all’esterno resta l’unica ragionevole.
Detto questo, la mansuetudine non cancella il repertorio: un Ragdoll caccia, marca, esplora e affila le unghie come qualsiasi altro gatto, e chi si aspetta un soprammobile resta sorpreso. Le superfici da grattare servono anche a lui, e vanno messe nei punti giusti: un tiragraffi in cartone ondulato accanto al divano e una protezione adesiva per i braccioli risolvono la maggior parte dei danni, come si legge nella scheda su perché il gatto graffia il divano.