Cura del pelo e salute del Ragdoll

Foto: Simone Johnsson · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons
Un mantello che si annoda dove non si guarda
Il pelo del Ragdoll è di media lunghezza, setoso, con una quantità di lanugine inferiore a quella di un persiano: la CFA lo descrive come un mantello con peli di copertura abbondanti e sottopelo minimo, ed è la ragione per cui si infeltrisce meno di quanto la lunghezza faccia temere. Meno non vuol dire mai: i nodi si formano sotto le ascelle, dietro le cosce, sotto la coda e nel collare, cioè nei punti che la mano non tocca quando si accarezza il gatto sulla schiena.
Due passate a settimana con un pettine a denti larghi risolvono quasi tutto, purché si lavori per settori e si arrivi alla pelle invece di lisciare la superficie. Nei periodi di muta la frequenza sale e cresce anche la quantità di pelo ingerito durante la toelettatura: chi trova rigurgiti ricorrenti può partire dalla scheda sui boli di pelo. Una perdita a chiazze, invece, non è mai fisiologica, e le cause della caduta del pelo vanno indagate dal veterinario e non con la spazzola.
La cardiomiopatia ipertrofica e la mutazione R820W
La cardiomiopatia ipertrofica è la malattia cardiaca più frequente del gatto e la prima causa di insufficienza cardiaca: consiste in un ispessimento della parete del ventricolo sinistro che riduce il volume di sangue e ostacola il rilassamento fra un battito e l’altro. Il Ragdoll è fra le razze in cui la predisposizione è documentata, insieme a maine coon, british shorthair, sphynx e altre. Nella razza è stata identificata una mutazione specifica, la R820W del gene MYBPC3, che codifica la proteina C legante la miosina cardiaca.
Il laboratorio di genetica veterinaria della University of California a Davis la descrive come autosomica dominante a penetranza incompleta. I gatti con due copie, indicati come HCM/HCM, hanno un rischio alto di forme gravi, di solito fra uno e due anni di età, anche se qualche omozigote non mostra segni; i portatori di una sola copia spesso non si ammalano e vivono a lungo. Il test però cerca soltanto quella variante: un risultato N/N non esclude la cardiomiopatia, perché altre cause della malattia restano sconosciute.
Come si scopre, e perché il test non basta
Molti gatti con HCM non mostrano nulla per anni. Quando compaiono, i segni sono respiro rapido o affannoso, respirazione a bocca aperta, letargia e riduzione dell’attività; il veterinario può sentire un soffio, ma un soffio manca in molti gatti malati e si trova in molti gatti sani. La complicanza più drammatica è il tromboembolismo aortico, un coagulo che si arresta alla biforcazione dell’aorta e provoca paralisi improvvisa del treno posteriore e dolore acuto: è un’emergenza che si misura in minuti, non in giorni.
L’unico esame che dice davvero come sta il cuore è l’ecocardiografia, e va ripetuta nel tempo, perché la malattia può comparire dopo un controllo normale. Per un Ragdoll questo significa mettere in conto visite cardiologiche periodiche, e conviene arrivarci con un gatto abituato al viaggio: un trasportino rigido di misura adeguata permette di sollevare un animale da sei o sette chili senza tirarlo fuori a forza. Il test genetico serve a chi alleva, l’ecografia serve al singolo gatto, e non sono due strade alternative.
Il peso, le articolazioni e il dolore che non si vede
Un gatto grande che si muove poco è un gatto esposto al sovrappeso, e il sovrappeso peggiora tutto il resto, dal cuore alle articolazioni. L’artrosi felina è molto più comune di quanto si creda e si manifesta con segnali discreti: salti più bassi, esitazione prima di salire, toelettatura ridotta in certe zone, un posto nuovo scelto per dormire perché il vecchio è diventato scomodo. La scheda su l’artrosi del gatto elenca i segni da cercare, che in questa razza vanno cercati apposta.
Vale qui l’avvertenza che accompagna tutto il Ragdoll: la mansuetudine non è una misura del dolore. Un gatto che si lascia manipolare senza reagire non sta dicendo che sta bene, e le scale validate come la Feline Grimace Scale nascono proprio per leggere quello che il gatto non comunica. Le voci da guardare sono le orecchie ruotate, gli occhi stretti, il muso teso e i baffi portati in avanti, e vanno guardate nel gatto più docile della casa esattamente come negli altri.