Curiosità e aneddoti sul Tiffanie

Foto: Heikki Siltala · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons
Sanquist e Faberge: due nomi in fondo a ogni pedigree
Poche razze hanno un atto di nascita così preciso. Il gruppo Asian, e con esso il Tiffanie, discende da un accoppiamento non programmato avvenuto nel 1981 fra un persiano chinchilla e una femmina di burmese lilla che apparteneva alla baronessa Miranda von Kirchberg. I due nomi, Sanquist e Faberge, compaiono nelle ricostruzioni ufficiali di tutte le associazioni che riconoscono il gruppo. Un errore diventato una razza è una storia più comune di quanto si pensi nella storia dei gatti.
Quello che colpisce è la velocità del percorso successivo. Dalla cucciolata iniziale del 1981 allo status di campionato GCCF per tutte le varietà del gruppo passano poco più di vent’anni, e il Tiffanie è l’ultimo ad arrivare al traguardo perché il pelo semilungo, essendo recessivo, richiedeva più generazioni per stabilizzarsi in modo prevedibile. La razza resta rara e le registrazioni annuali si contano nell’ordine delle centinaia e non delle migliaia, il che significa pochi allevatori, liste di attesa lunghe e una scelta di soggetti molto limitata per chi la cerca dall’Italia.
Il nome più confuso del mondo felino
Il Tiffanie è probabilmente la razza con il maggior numero di omonimi. In Nord America è esistito un Chantilly-Tiffany, un gatto a pelo semilungo di colore cioccolato, di origine mai chiarita e oggi considerato estinto, che non ha alcun rapporto genetico con il Tiffanie inglese. In Nuova Zelanda il termine Tiffany indica i burmese a pelo lungo. In Australia si chiamano Tiffanie soggetti con una quota maggiore di sangue persiano, ammessi solo nelle varianti argentate e dorate.
Per chi cerca un cucciolo la conseguenza è concreta: il nome da solo non dice niente, e due annunci con la stessa parola possono descrivere gatti diversi per genetica, aspetto e carattere. L’unico documento che chiarisce l’origine è il pedigree, con l’indicazione dell’associazione che lo ha rilasciato. È anche il motivo per cui in Italia questa razza si trova raramente e quasi sempre attraverso allevatori che importano soggetti dal Regno Unito.
L’argento non è un pigmento
Nelle varietà argentate del gruppo, quelle che hanno reso famoso il Burmilla e che si ritrovano anche nel Tiffanie, il colore chiaro alla base del pelo non è un pigmento bianco. È l’assenza di pigmento: il fusto del pelo resta scarico e il colore si concentra solo sulla punta, producendo l’effetto che gli inglesi chiamano tipping. Da lì viene la sensazione di un mantello che cambia tonalità con la luce e con il movimento del gatto.
La conseguenza pratica riguarda la valutazione dei cuccioli. Il disegno definitivo si stabilizza nei mesi, e un gattino può cambiare parecchio fra le otto settimane e il primo compleanno, motivo per cui gli allevatori seri non promettono mai una tonalità precisa in anticipo. Chi sceglie guardando solo la foto delle otto settimane rischia una delusione che non dipende da nessuna scorrettezza, ma solo dalla biologia del pelo: il tipping si completa con la crescita, e l’adulto può risultare più chiaro o più carico di quanto prometteva a otto settimane.
Un gatto che si comporta come un cane, entro certi limiti
La descrizione ricorrente negli ambienti britannici è quella di un gatto che segue le persone come farebbe un cane, che si interessa alle attività di casa e che accoglie gli ospiti invece di sparire sotto il letto. È una caratteristica piacevole con una controindicazione seria: un gatto così non ha nessuna diffidenza verso gli estranei, e le ragioni per cui in generale il gatto ha paura degli estranei qui non si applicano quasi mai.
L’altra abitudine tipica del gruppo è portare in giro piccoli oggetti e depositarli davanti alle porte, comportamento che ha una spiegazione precisa in perché il gatto mi porta i giochi. Chi vuole assecondarla tenga a terra un set di piccoli giochi leggeri e qualche foglia di erba gatta nei momenti di gioco: gli oggetti leggeri sono quelli che finiscono più spesso sul tappeto della camera da letto, insieme a elastici e tappi, che invece conviene tenere fuori portata perché vengono ingeriti con una certa regolarità.