Cura del pelo e salute del Tiffanie

Foto: Heikki Siltala · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons
Un semilungo che non si comporta come un persiano
Il mantello del Tiffanie è fine, serico e semilungo, deve restare disteso lungo la schiena e mostrare lucentezza, con gorgiera al collo e coda a pennacchio. La differenza decisiva rispetto al persiano è quello che non c’è: manca il sottopelo lanoso e denso che nel persiano si compatta da solo. Il pelo scivola invece di infeltrirsi, e questo riduce di molto il lavoro quotidiano, senza però azzerarlo nei soggetti dal mantello più pieno.
In pratica servono un pettine a denti larghi per aprire e uno più fitto per rifinire, due o tre volte alla settimana, ogni giorno nei periodi di muta e nei gatti più folti. Le zone da controllare sono sempre le stesse: ascelle, inguine, dietro le orecchie e alla base della coda. Un set pettine e spazzola per gatti basta e avanza. Una caduta a chiazze o con croste non è muta e va vista dal veterinario, come si spiega parlando di perdita di pelo in generale.
Pelo semilungo significa anche più pelo ingerito durante la pulizia. Qualche bolo occasionale rientra nella norma, il vomito frequente no, e la distinzione conta perché nel secondo caso il pelo di solito non c’entra: la casistica completa è raccolta in i boli di pelo nel gatto. Pettinare con regolarità resta il modo più efficace per ridurre la quantità che finisce nello stomaco, e ha il vantaggio di far scoprire noduli, croste e punti dolenti settimana dopo settimana.
Ipokaliemia familiare: il test WNK4 non è facoltativo
È la malattia ereditaria che riguarda più da vicino questa razza. Una mutazione nel gene WNK4, la variante c.2902C>T, impedisce al rene di trattenere il potassio: il livello nel sangue crolla a intervalli e il gatto ha episodi di debolezza muscolare. Il segno più tipico è la ventroflessione del collo, cioè la testa tenuta bassa che il gatto non riesce a sollevare, insieme a debolezza degli arti, andatura rigida e riluttanza a muoversi. I primi episodi arrivano fra i due e i sei mesi.
La trasmissione è autosomica recessiva: servono due copie perché il gatto si ammali, un portatore con una sola copia non ha sintomi ma trasmette la variante a metà dei figli. Il laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis testa la mutazione anche nel Tiffanie, e dal primo gennaio 2018 il GCCF ha reso il test obbligatorio per tutti gli Asian registrati con status attivo e destinati alla riproduzione. Non è quindi un esame esotico da chiedere con imbarazzo: è la regola del registro.
La prognosi, per fortuna, è ragionevole. Gli episodi si trattano con potassio, prima per via endovenosa nei casi acuti e poi per bocca, e una parte dei soggetti migliora spontaneamente entro il primo o il secondo anno di vita, fino a non richiedere più supplementazione. Resta il fatto che un gattino malato costa mesi di terapia e di controlli, ed è tutto evitabile: basta non accoppiare mai due portatori. Il test costa poco e vale per tutta la vita dell’animale.
Il rene policistico, eredità del ramo persiano
La malattia del rene policistico legata al gene PKD1 è la patologia ereditaria classica del persiano, e il Tiffanie discende da un persiano chinchilla. La UC Davis include il gruppo Burmilla fra le razze da testare proprio per questa ascendenza. La trasmissione è autosomica dominante: una sola copia basta per ammalarsi, e il gatto la trasmette a circa metà della cucciolata. Non esistono portatori sani, e questo rende la selezione più semplice ma anche meno perdonabile se non viene fatta.
Le cisti compaiono presto, spesso prima dei dodici mesi, mentre l’insufficienza renale arriva molto più tardi: è il motivo per cui un gatto giovane può sembrare perfettamente sano e non esserlo. Il test genetico è definitivo e si fa una volta sola, l’ecografia addominale in mani esperte lo integra. Nel Tiffanie il rischio è oggi basso perché le linee sono state selezionate, ma basso non vuol dire nullo, e il referto dei genitori è l’unica risposta seria alla domanda.
I segnali di allarme in un adulto sono quelli di qualunque nefropatia felina: consumo di acqua in aumento, urine più abbondanti, calo di peso lento e progressivo, appetito che si riduce. Sono gli stessi descritti in la malattia renale del gatto e non vanno mai attribuiti all’età senza esami. Alzare l’apporto idrico è una misura sensata in tutte le età: una fontanella in acciaio da 2,6 litri aumenta le occasioni di bere più di qualunque ciotola aggiuntiva.
Diabete e dolore orofacciale: due voci del ramo burmese
Il burmese ha una predisposizione documentata al diabete mellito nel Regno Unito, in Australia e in Nuova Zelanda, dove risulta colpito circa quattro volte più degli altri gatti; in Australia si stima che intorno al dieci per cento dei burmese sopra gli otto anni sviluppi la malattia. Il gene non è stato identificato e non esiste un test predittivo. Il peso resta l’unico fattore modificabile, e in un gatto tendenzialmente pigro come il Tiffanie va sorvegliato dal primo anno.
I segnali sono quelli riassunti nella scheda su il diabete del gatto: sete e urine in aumento, appetito che cresce mentre il peso cala, andatura plantigrada nei casi avanzati. Presi presto, molti gatti tornano in remissione con terapia e dieta. La quota di razza che il Tiffanie eredita da questo ramo non è quantificata da studi propri, quindi va trattata come un’attenzione in più e non come una condanna: controlli annuali e peso stabile fanno la differenza.
La seconda voce è la sindrome del dolore orofacciale felino, un dolore neuropatico che si manifesta con leccamenti e masticazioni esagerate, zampate alla bocca e a volte automutilazione della lingua. In uno studio su 113 casi, cento riguardavano burmese, il che suggerisce una base ereditaria. I fattori scatenanti principali sono l’eruzione dentale nei giovani e la malattia parodontale negli adulti: un motivo in più per far controllare la bocca del gatto a ogni visita e per non rimandare le pulizie dentali quando il veterinario le propone.