Tiffanie: la vita in appartamento

Foto: Heikki Siltala · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons
Un gatto pensato per stare dentro
Il Tiffanie è una razza rara, socievole con gli estranei e priva di qualunque diffidenza utile fuori casa: sono tre buone ragioni per tenerlo in appartamento. La domanda giusta non è quanti metri quadri servono ma come sono organizzati. Le linee guida AAFP e ISFM sui bisogni ambientali del gatto mettono al primo posto un luogo sicuro e al secondo risorse multiple e separate. Conta la distribuzione più della superficie: cibo, acqua, lettiere e punti di riposo in stanze diverse.
Il secondo criterio è la prevedibilità. È un gatto che si affeziona alle abitudini e che soffre il caos più di altre razze, quindi orari regolari di pasto e di gioco valgono quanto un tiragraffi in più. Il quadro completo di come organizzare gli spazi, con l’elenco di quello che serve davvero, è nella guida all’arricchimento ambientale per gatti, e vale per qualunque razza: qui cambiano solo le proporzioni e il numero di posti caldi.
Verticalità e posti caldi
Il punto elevato serve al gatto per controllare l’ambiente ed è uno dei pilastri del luogo sicuro nelle linee guida internazionali. Con un gatto di taglia media non servono strutture enormi: un albero per gatti da 112 centimetri con piattaforme abbastanza larghe da contenere un adulto sdraiato copre bene la funzione, purché la base sia stabile. Una struttura che oscilla viene abbandonata dopo due tentativi, ed è il motivo per cui molti alberi finiscono a prendere polvere.
La seconda esigenza è il caldo. Il pelo del Tiffanie è fine e senza sottopelo lanoso, e questi gatti cercano le fonti di calore con una costanza che sorprende chi viene da razze più rustiche. Una amaca da termosifone risolve il problema in inverno meglio di qualunque cuccia sul pavimento, e ha il vantaggio di liberare spazio. Le preferenze cambiano con la stagione e con l’età, quindi conviene guardare dove il gatto si sposta da solo invece di decidere a tavolino dove deve dormire.
Lettiera e pulizia in una casa con un semilungo
Le regole di base non cambiano: una vaschetta a testa più una, lunga almeno una volta e mezza il gatto senza contare la coda, lontana da cibo e da passaggi rumorosi. Il substrato preferito dalla maggior parte dei gatti resta il granulato fine agglomerante, ma le alternative vegetali funzionano bene e sono più leggere da movimentare, come una lettiera vegetale da 20 litri. Le cause di rifiuto sono quasi sempre ambientali e sono elencate in perché il gatto non usa la lettiera.
Con il pelo semilungo si aggiunge un problema di igiene locale. I peli fra i cuscinetti e le culotte trattengono granuli e sporco, quindi conviene tenerli corti e controllarli ogni settimana insieme al resto della toelettatura. Il posteriore va guardato, non solo pettinato: una traccia sul pavimento è quasi sempre il segnale di un pelo troppo lungo in quella zona o, se persiste, di feci molli che meritano una visita.
Il pelo sui tessuti e la manutenzione della casa
Un semilungo lascia pelo ovunque, e la strategia efficace è concentrarlo dove è facile da togliere. Significa offrire cucce e coperte lavabili nei punti che il gatto preferisce già, invece di combattere contro il divano: una cuccia morbida e lavabile posizionata nel punto più frequentato raccoglie in una settimana il pelo che altrimenti si distribuisce su tutti i tessuti di casa. Si sposta l’abitudine, non si vieta, ed è il principio che vale anche per il graffio.
Sul divano il ragionamento è lo stesso: un tiragraffi messo dove il gatto vuole graffiare funziona, uno messo dove sta bene all’arredamento no. Le ragioni per cui il gatto graffia il divano sono comportamentali e non dispettose, e conoscerle evita mesi di conflitto inutile. Per gli incidenti che comunque capitano, uno smacchiatore enzimatico specifico per animali è più efficace dei detergenti comuni, che spesso lasciano l’odore che invita a ripetere.