Origine e storia del Tiffanie

Foto: Heikki Siltala · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons
Un accoppiamento non previsto, in Inghilterra nel 1981
Il Tiffanie non nasce da un progetto di selezione ma da una porta lasciata aperta. Nel 1981, in casa della baronessa Miranda von Kirchberg, un maschio di persiano chinchilla di nome Sanquist raggiunse una femmina di burmese lilla, Faberge, che aspettava un pretendente diverso. Dalla cucciolata uscirono quattro femmine talmente interessanti che invece di sterilizzarle la proprietaria decise di costruirci sopra una razza. Da quell’errore nasce l’intero gruppo Asian, di cui il Tiffanie è oggi la varietà a pelo semilungo.
La meccanica genetica spiega perché il pelo lungo sia arrivato dopo. Il persiano è omozigote per il pelo lungo, il burmese no: la prima generazione uscì tutta a pelo corto, portatrice del carattere senza mostrarlo. Solo negli accoppiamenti successivi ricomparvero i gattini a pelo semilungo, che all’inizio erano un sottoprodotto e che poi sono diventati una varietà a sé. È il motivo per cui ancora oggi un Tiffanie può comparire in una cucciolata di burmilla, se entrambi i genitori portano la variante.
Il gruppo Asian: cinque varietà, un solo ceppo
Quello che il GCCF britannico chiama gruppo Asian è una famiglia di varietà che condividono la stessa struttura e lo stesso carattere, e si distinguono per mantello e colore: il Self, che comprende il nero conosciuto come Bombay, lo Smoke, il Tabby nelle sue quattro varianti di disegno, il Burmilla nella versione shaded e argentata, e il Tiffanie a pelo semilungo. Non sono razze diverse ma abiti diversi dello stesso gatto, e questo spiega la fortissima somiglianza caratteriale fra loro.
Il percorso di riconoscimento è stato lungo. Tutte le varietà del gruppo hanno ottenuto lo status di campionato GCCF nel 2003, e il Tiffanie è stato l’ultimo ad arrivarci, perché il pelo semilungo aveva bisogno di più generazioni per stabilizzarsi. Fuori dal Regno Unito la situazione è frammentata: riconoscimento pieno anche presso LOOF e SACC, status preliminare presso la WCF, semplice registrazione presso TICA. Chi cerca un cucciolo si troverà davanti sigle diverse a seconda del paese e dell’associazione dell’allevatore.
Che cosa ha preso da ciascun ramo
Dal burmese arrivano la struttura e il temperamento: un gatto di taglia media, compatto e sorprendentemente pesante da sollevare, con torace arrotondato, zampe sottili e piedi ovali. Gli allevatori inglesi lo descrivono con una formula efficace, mattoni avvolti nella seta. Le femmine stanno di solito fra i tre e i cinque chili e mezzo, i maschi un po’ sopra: è un gatto medio, non un gigante, e chi lo immagina della stazza di un norvegese resta sorpreso al primo incontro.
Dal persiano chinchilla arrivano il pelo e, nelle linee argentate, l’effetto tipping che illumina il mantello. Il pelo del Tiffanie è fine e serico, deve stare disteso lungo la schiena e riflettere la luce, con gorgiera al collo e coda a pennacchio. Non è la lana del persiano: sotto non c’è quel sottopelo denso che si infeltrisce da solo. Un pettine a denti larghi per pelo semilungo due o tre volte alla settimana basta nella maggior parte dei soggetti, contro il lavoro quotidiano che un persiano impone.
Tiffanie, Tiffany, Chantilly: nomi che ingannano
Qui si concentra la confusione più frequente. Il Tiffanie inglese non ha niente a che vedere con il Chantilly-Tiffany, una razza nordamericana dal mantello marrone cioccolato, di origine incerta e oggi considerata estinta. In Nuova Zelanda il nome Tiffany indica invece i burmese a pelo lungo, e in Australia si chiamano Tiffanie soggetti con più sangue persiano, ammessi solo nelle versioni argentate o dorate. Lo stesso nome copre gatti diversi a seconda del continente e del registro che lo usa.
La conseguenza pratica riguarda chi compra. Un annuncio che parla di Tiffany, di burmese a pelo lungo o di persiano dal carattere vivace non descrive necessariamente la stessa cosa, e il pedigree è l’unico documento che chiarisce da quale gruppo arriva davvero il gattino. È una razza rara, con numeri di registrazione annuali nell’ordine delle poche centinaia di soggetti in tutto il Regno Unito, quindi le liste di attesa sono normali e la fretta è cattiva consigliera.
Vale anche la pena ridimensionare le medie di longevità che circolano nelle schede online: sono quasi sempre stime raccolte fra gli allevatori, non dati clinici. I numeri affidabili sulla durata della vita del gatto vengono dalle casistiche veterinarie, come si vede mettendo in fila le fonti su quanto vive un gatto. Sul Tiffanie contano molto di più le patologie ereditarie del ramo burmese e di quello persiano, e la gestione quotidiana di un gatto pensato per vivere in appartamento, dove un albero per gatti da 112 centimetri incide sulla giornata molto più di qualunque discussione sulle origini.