Curiosità e aneddoti sul Sacro di Birmania

Foto: Camerawn · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Una leggenda costruita benissimo
Poche razze hanno un racconto di origine altrettanto efficace. Il gatto bianco del tempio che eredita gli occhi azzurri della dea e conserva le zampe bianche nel punto in cui tocca il monaco morente è una storia che spiega, in tre immagini, tutto quello che si vede guardando l’animale. Non ha basi documentali, e le federazioni la presentano per quello che è, ma continua a comparire in ogni annuncio: è marketing antico, non storia.
La cosa interessante è che la razza non avrebbe bisogno della leggenda. Un gatto ricostruito due volte, una dopo il viaggio verso la Francia e una dopo la seconda guerra mondiale, con una popolazione ripartita da pochissimi soggetti e riportata a numeri stabili nel giro di qualche decennio, è già una vicenda notevole. Il problema delle leggende è che occupano lo spazio delle domande utili, come quelle sui test dei riproduttori.
Il nome che confonde tutti
Sacro di birmania, birmano, burmese: tre parole per due razze diverse, e l’assonanza fa danni da un secolo. Il burmese è un gatto a pelo corto dal mantello sepia e dagli occhi dorati, selezionato negli Stati Uniti a partire da una gatta importata dalla Birmania negli anni Trenta; il sacro di birmania è semilungo, colourpoint, con occhi azzurri e guanti bianchi, e la sua storia moderna comincia in Francia. Non sono varianti l’una dell’altra.
Il paragone che invece ha senso è quello con il ragdoll, con cui condivide taglia media, colourpoint e la presenza di bianco sulle zampe in alcune varietà. Anche lì il bianco è regolato in modo severo dallo standard, e anche lì si sente ripetere che sono gatti «senza carattere» perché sono docili. Docile non significa privo di bisogni: cambia il modo in cui i bisogni si manifestano, non la loro esistenza.
Una delle razze che vivono più a lungo
Uno studio britannico condotto sui registri clinici di quasi ottomila gatti ha calcolato l’aspettativa di vita razza per razza, e il birmano compare fra i primi, con una media nettamente superiore a quella generale della popolazione felina e a quella dei meticci. All’estremo opposto della stessa tabella ci sono razze con aspettative molto più basse, e il confronto è la lettura più onesta che esista sul rapporto fra selezione estetica e salute.
Due avvertenze, però. Il dato è una media di popolazione e non una promessa sul singolo animale, e riguarda gatti britannici con abitudini di gestione specifiche. E una vita lunga significa molti anni da anziano, quindi controlli semestrali dopo i dieci anni, attenzione al peso e ambiente adattato all’artrosi. Una cuccia a ciambella lavabile a terra vale più di una mensola alta quando il gatto smette di saltare, e il calo di salti è uno dei primi segnali.
Il gatto delle case tranquille
Il sacro di birmania compare regolarmente nelle liste delle razze consigliate a chi prende il primo gatto, a chi vive in appartamento e a chi ha bisogno di un animale prevedibile. È una fama meritata, con una postilla: la stessa docilità che lo rende facile lo rende anche facile da trascurare. Un gatto che non protesta, non graffia i divani e dorme molto può passare anni in un ambiente povero senza che nessuno se ne accorga.
Il resto sono abitudini che i proprietari raccontano tutti: la tendenza a seguire le persone da una stanza all’altra, la passione per i punti caldi, il sonno lungo in posizioni improbabili. Quanto dorme davvero un gatto sano e quando la sonnolenza va indagata è spiegato in perché il gatto dorme tutto il giorno, mentre un’amaca da termosifone è l’oggetto che in questa razza viene occupato il primo giorno e non abbandonato più. Dove sceglie di dormire dice anche dove si sente al sicuro, come si legge in dove dorme il gatto.