Gattini e riproduzione del Burmese

Foto: Jgroland2 · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
I referti che un allevamento deve avere
Nel burmese la distanza fra un allevatore e un venditore si misura con tre test genetici, tutti disponibili da anni presso il laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis. Il primo è quello per la deformità cranica del burmese, il secondo per l’ipokaliemia familiare, il terzo per la gangliosidosi GM2. Sono documenti, non promesse verbali, riferiti ai due genitori e con il nome del soggetto sopra: un allevamento serio li mostra prima che tu debba chiederli.
A questi si aggiunge il resto del corredo ordinario, cioè pedigree di un’associazione riconosciuta, libretto sanitario con vaccinazioni e sverminazioni, gattini cresciuti in casa e non in box, età di cessione rispettata. Vale la pena chiedere anche da quale linea vengono i riproduttori, europea o americana contemporanea, perché il profilo di rischio cambia: la deformità cranica è concentrata nelle linee americane, il diabete è documentato soprattutto in quelle europee e australiane.
Come si legge un referto genetico
Le tre malattie non si trasmettono allo stesso modo, e questo cambia le regole di accoppiamento. Ipokaliemia e gangliosidosi GM2 sono autosomiche recessive: il portatore è sano e può essere usato in riproduzione con un partner negativo senza produrre malati, quindi la sola regola è non accoppiare mai due portatori. Serve a non perdere linee di sangue mentre si ripulisce la popolazione, e in una razza con una base genetica stretta è un dettaglio tutt’altro che secondario.
La deformità cranica funziona diversamente, perché la variante ALX1 è codominante. Un soggetto con una sola copia è vivo e mostra il muso corto premiato in esposizione, ma due portatori accoppiati fra loro producono gattini letali in una quota prevedibile della cucciolata. La regola è quindi rigida: un portatore va accoppiato solo con un negativo. Se l’allevatore non sa spiegarti la differenza fra un carattere recessivo e uno codominante, il problema non è il gattino che stai guardando.
Sul cuore vale il consiglio generale valido per tutte le razze a pelo corto di origine orientale: l’ecocardiografia periodica dei riproduttori fatta da un cardiologo è un controllo che un allevamento serio esegue comunque, perché la cardiomiopatia ipertrofica è la malattia cardiaca più comune del gatto e non esiste un test genetico valido per tutte le razze. Anche qui il criterio è lo stesso: referti recenti, ripetuti nel tempo, con il nome del gatto sopra.
Parto, prime settimane e i controlli che contano
La gestazione dura circa nove settimane e nella maggior parte dei casi il parto non richiede assistenza, ma il veterinario va allertato prima della data prevista e non durante. Nelle prime settimane il lavoro lo fa la madre: all’umano tocca garantire un angolo tranquillo, caldo e riparato dalle correnti, con una cuccia nido morbida e lavabile che si possa lavare spesso, e soprattutto pesare i gattini ogni giorno. La curva di peso è il primo indicatore che qualcosa non va.
Nel burmese esiste anche la questione dei gattini dal torace appiattito, segnalata in questa razza come in altre e comparsa di solito entro i primi dieci giorni di vita. Va detto con onestà: non c’è evidenza statistica di una base genetica, e la maggiore frequenza delle segnalazioni in certe razze rispecchia in buona parte quanti gattini vengono allevati e quanto gli allevatori comunicano fra loro. Molti soggetti si stabilizzano e crescono normalmente, ma la diagnosi precoce e il peso quotidiano restano decisivi.
Il gattino che arriva a casa
La finestra sensibile per la socializzazione del gatto si chiude presto, molto prima che nel cane: un gattino che in quel periodo non ha incontrato persone, rumori domestici e altri animali resta timoroso da adulto anche in una razza socievole come questa. È il motivo per cui i cuccioli vanno cresciuti in casa e non in un locale separato, e i passaggi utili sono elencati in la socializzazione del gattino.
Nei primi giorni conviene limitare lo spazio a una stanza con tutte le risorse e allargarlo per gradi, tenendo la lettiera lontana dalla ciotola e usando all’inizio lo stesso substrato dell’allevamento, come spiegato in la prima lettiera del gattino. Un trasportino morbido per il viaggio basta per il trasferimento dall’allevamento, ma conviene mettere subito in conto un modello rigido di taglia adulta, che sarà l’oggetto più usato dei prossimi quindici anni. Nei primi giorni si toglie il superfluo e si aggiunge tempo passato seduti per terra vicino a lui.