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Curiosità e aneddoti sul Burmese

Burmese bruno seduto su una pietra in giardino

Foto: Jgroland2 · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

La razza che vive più a lungo, secondo i dati britannici

Nel 2024 il Journal of Feline Medicine and Surgery ha pubblicato le tavole di vita dei gatti del Regno Unito costruite sui dati clinici del programma VetCompass. L’aspettativa di vita alla nascita per l’insieme dei gatti britannici risulta di 11,74 anni, e fra le razze il valore più alto è proprio quello del burmese, con 14,42 anni, seguito a un’incollatura dal sacro di Birmania. È la razza più longeva del campione, e non di poco rispetto alla media generale.

Lo stesso studio ricorda però due cose che valgono più di qualunque media di razza: le femmine vivono in media più dei maschi, e i gatti sterilizzati più di quelli interi. Le medie pubblicate negli annunci non hanno nessuna di queste basi, mentre i numeri affidabili vengono dalle casistiche veterinarie, come si vede raccogliendo i dati in quanto vive un gatto. Longevo, in questa razza, significa anche molti anni di sorveglianza metabolica.

Il colore dipende dalla temperatura della pelle

Il mantello sepia del burmese è una versione attenuata dello stesso meccanismo che disegna la maschera del siamese. L’enzima responsabile della produzione del pigmento è sensibile al calore e lavora meglio dove la pelle è più fredda, quindi muso, orecchie, zampe e coda restano leggermente più scuri del tronco. È la ragione per cui i gattini nascono molto più chiari e completano il colore nei mesi successivi, e per cui la tonalità di un adulto può cambiare leggermente con la stagione.

Da qui nascono due equivoci frequenti. Il primo è pensare che un gattino chiaro sia di qualità inferiore, quando semplicemente non ha ancora finito di colorarsi. Il secondo è attribuire a un mangime lo schiarimento o lo scurimento del mantello, quando la variabile più probabile è la temperatura ambientale o una zona rasata che ricresce più scura. Il colore non è un indicatore di salute, mentre la qualità del pelo, quella sì, lo è, insieme allo stato della pelle sottostante.

Un gatto usato per studiare il diabete umano

La predisposizione al diabete della razza ha avuto un risvolto inatteso: i gruppi di ricerca che studiano il diabete di tipo 2 hanno cominciato a guardare al burmese come modello naturale. Nel gatto la malattia assomiglia molto alla forma umana, con resistenza all’insulina, disfunzione delle cellule beta e un ruolo importante del metabolismo dei lipidi, e in questa razza la componente ereditaria è abbastanza forte da rendere le famiglie informative per la genetica.

Gli studi australiani hanno individuato più regioni del genoma associate alla malattia, non un singolo gene: la trasmissione è poligenica e per ora non esiste un test predittivo da fare al gattino. La prevenzione resta quella di sempre, cioè peso corretto, attività quotidiana e controlli regolari dopo i sette anni. Un gatto interessante per i ricercatori non è necessariamente un gatto fragile, ma è certamente un gatto da non lasciare ingrassare, come spiega il gatto grasso.

La famiglia allargata: quante razze vengono da qui

Pochi gatti hanno lasciato una discendenza così ampia. Dal burmese derivano direttamente il bombay, nato dall’incrocio con l’american shorthair nero per ottenere una pantera in miniatura, e il tonkinese, che nasce dall’incrocio con il siamese e sta a metà strada fra i due per tipo e per colore. Dal burmese e dal cincillà persiano viene il burmilla, capostipite del gruppo asian, mentre l’australian mist è stato costruito su burmese, abissino e gatti domestici tigrati.

Questa parentela non è solo una curiosità da pedigree, perché le razze derivate condividono anche parte delle predisposizioni: i test per l’ipokaliemia e per la deformità cranica del burmese sono infatti offerti per tutta la famiglia. Sul piano pratico condividono pure il carattere, cioè la socialità alta e la vocalità, e le stesse esigenze di casa: punti caldi, compagnia e un albero per gatti davanti alla finestra o una cuccia a ciambella dove arrotolarsi.

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